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Per un'apologia del traditore - Elogio del cambiamento. Il paradosso del tradimento L'atto del tradire, inteso in senso lato, comporta l'attuazione di un peccato. Peccare significa adottare un comportamento che costituisce la violazione di una legge (etica, divina, comportamentale) attraverso un atto di libera e volontaria trasgressione. Nella sua ontologica finitezza l'uomo, |
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malgrado i suoi molti sforzi dettati soprattutto da una morale sovrastrutturata intorno a lui, fa del peccato l'accompagnatore costante delle sue azioni, il cibo quotidiano necessario per la sua crescita. In realtà l'uomo non ricerca volontariamente il peccato (e se incappa nella bontà lo fa altrettanto involontariamente) ma semplicemente vive. Lo sdegno del giudizio umano si scatena non tanto quando si viene meno alla virtù, ma quando questo accade in modo violentemente crudo, in completa assenza di significato. | ||
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Spesso le passioni divengono cattive e maligne solo se sono considerate tali, e si diventa morali non perché si è morali, ma perché si è servili, disperati o ottusamente esaltati (Nietzsche). Ogni piccola azione umana passa per il vasto meccanismo della vita che può stritolare le virtù, riducendole in polvere e lasciandole prive di valore; ma è proprio attraverso questo passaggio che i peccati trasfigurano in elementi di una nuova civiltà, arricchendo e completando la personalità umana. Mai nessun'altra azione con una valenza inizialmente negativa come quella del tradire se stessi, contiene in se un significato più ampio, un aspetto edificante: il mutare e il trasformare le proprie inclinazioni, con il risultato di apportare un arricchimento rispetto a quello che si era precedentemente. La via del paradosso è la via della "verità" (O. Wilde). Nella letteratura moderna una tra le più grandi e complesse figure del Traditore rispetto alle proprie convinzioni ci è data da Dostoevskij, analista acuto e disperato delle debolezze umane Ne I fratelli Karamàzov il giovane Alèsa |
| mette la propria esistenza al servizio dello stàrets Zosìma, monaco asceta di grandissima importanza. Alèsa aveva progettato la propria vita interamente votata alla contemplazione e alla preghiera, sicuro dell'incrollabilità e dell'esattezza delle sue convinzioni. Ma proprio durante l'ultimo incontro che precede la morte di Zosìma, Alèsa capisce, attraverso le parole del monaco, che ha davanti a lui una nuova fase di vita; una fase più matura e più costruttiva, totalmente in contrasto con quello che prima pensava essere il giusto atteggiamento rispetto al mondo. |
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| "Fratelli non abbiate timore dei peccati degli uomini. |
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Amate l'uomo anche nel suo peccato perché questa parvenza divino è proprio l'apogeo dell'amore sulla Terra." Ad Alèsa non rimane altro che perdersi nel mondo e affrontare l'Altro (e quindi se stesso) direttamente, sporcandosi le mani con gli errori ma assaporando finalmente il gusto della Libertà. Il conflitto tra diverse spinte interiori non è generato solo da una lotta individuale, ma ruota innanzi tutto intorno all'esigenza di provare a sè stessi la propria facoltà di agire liberamente, sfruttando vittoriosamente il paradosso. |
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In questa ottica di libertà e di necessità anche l'altro grande Traditore Giuda, finisce per incarnare il personaggio chiave per la realizzazione del progetto divino: l'unico apostolo che ha compreso la necessità della morte di Cristo ed ha accettato con dolorosa lucidità di farsene lo strumento sacrificando la propria moralità al giudizio dell'Umanità futura. Un Giuda traditore per scelta, che ha permesso a Gesù di diventare un'idea, un simbolo; ma che ha permesso soprattutto all'uomo di liberarsi dal meccanicismo e di compiere le proprie azioni in libertà. "Se umiltà significa spogliarsi delle proprie certezze che cosa rimane di un uomo?" chiede Nicodemo a Giuda, "Quello che è" è la sua risposta. Attraverso questa chiave di lettura la figura del traditore-peccatore acquista un valore nuovo, fondamentale, in quanto capace di scardinare ogni certezza umana. Conseguentemente il rimettersi in discussione significa soprattutto abolire preconcetti e pregiudizi. L'immagine speculare del traditore La narrazione (in ogni sua forma letteraria o cinematografica) presuoppone un tradimento inteso come un'evoluzione dalla propria origine. Una trasformazione che si attua su due livelli: esteriore e tangibile o interiore e impalpabile. |
| In entrambi i casi si attraversa una sorte di confine, di limbo che sottintende la necessità di cambiare strada, anche se a volte questo può significare perdersi. Con Lost Highway Lynch esaspera e rende visibile questo processo attraverso il cambiamento di uno stato fisico a cui corrisponde un tradimento della propria identità. |
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Alla prima parte della pellicola, che si struttura come un noir dal taglio classico, segue una sorta di delirio confusionale che getta lo spettatore in uno stato di perturbante disagio, dovuto al fatto che il protagonista, così come l'impianto narrativo, finisce per tradire le proprie premesse. Ma il risultato è un accrescimento che trae la sua forza proprio dalla sua aurea sovrannaturale, più forte di qualsiasi riduzione ad una logica razionale. Un simile sdoppiamento di identità, a cui corrisponde un adeguato processo di duplicazione fisica, avviene in Fight club, dove il mondo noioso e sonnolento dell'impiegato Edward Norton viene riscattato da un miraggio volontario, da una proiezione che |
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consapevolmente tradisce la propria individualità per "reincarnarsi" in un'altra entità e in un altro corpo. Il passato tradito Nel cinema spesso chi tradisce se stesso opera un preciso rivolgimento ai danni del proprio passato, quasi a voler annullare quello che si è stati nell'attesa di una redenzione futura; redenzione che stenterà ad arrivare proprio perché si vuole eliminare ciò che maggiormente andrebbe esaltato |
| Esemplare è Professione: reporter dove il protagonista alla ricerca di una nuova identità si sostituisce ad un mercenario morto. Tuttavia ciò non sarà sufficiente per realizzare il desiderio di fuggire e di vedere oltre, e il tradimento del proprio io verrà punito con la morte. La cecità è la condizione dell'uomo che non riesce più a vedere se stesso perché ha rinunciato a guardare le proprie debolezze tradendo la sua natura di appartenenza; e anche se questo avviene in chiave comica (come in Crimini e Misfatti) il risultato è ugualmente tragico. Il tradimento può anche compiersi ad un livello ancora più interno e interiorizzato: quando è la stessa memoria dell'uomo che trasfigura gli eventi passati rielaborandoli e dotandoli di un diverso significato, quindi attuando un tradimento a scapito della loro originale significazione. |
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In C'era una volta in America è la memoria il tema portante della pellicola; la memoria che annulla il tempo ma non per questo diminuisce la sofferenza umana. Proustianamente il ricordare investe il passato di una nuova valenza e l'uomo, in questo caso il gangster De Niro, si scopre ossessionato da tutta una vita. |
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Nel Sesto senso il tradimento diventa addirittura il rifiuto estremo dell'estrema condizione: tradire la morte per attaccarsi alla vita, ingannare se stessi per volersi diversi. Ma l'inganno è difficile da perseverare e il tradimento si scopre essere un'illusione; una lente colorata da indossare per vedere nel modo in cui si desidera lo stato delle cose. Ma se questo riesce in qualche modo ad alleviare la sofferenza e a fornire una parvenza di ordine agli eventi, allora il tradimento non potrà che avere una sua positiva ragione di essere. |