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Per il re e la patria Perché
tradire?
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Chi tradisce la patria rimane un emarginato al quale non resta che scontare la pena di aver fatto ciò che altri avrebbero voluto fare. Intorno, sullo sfondo o protagonista assoluta, la guerra. Una guerra che cambia alleanze e scelte politiche, ridisegna confini ma che, a proposito di vite umane, dichiara sempre che … "non c'è niente di nuovo sul fronte occidentale". Alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale, alcuni ragazzi esaltati da discorsi patriottici si arruolano nell'esercito fieri di combattere per il loro paese. Ma i discorsi patriottici sono diversi | ||
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dalla realtà. Una cosa è parlare di morte, un'altra morire. Questa la trama di All'Ovest niente di nuovo girato nel 1934 da Lewis Milestone e tratto dall'omonimo romanzo di E. M. Remarque. È nelle trincee che la patria tradisce gli ideali coi fucili, col sangue versato, con un "grazie" detto a mezza bocca da chi si aspetta l'estremo sacrificio. È quando si capisce che il nemico ucciso era, comunque, un uomo che il coraggio diventa paura e l'esaltazione orrore. È in quel momento che si compie il tradimento della patria, quando il soldato improvvisamente avverte che, al di là della retorica militaristica e patriottica, non c'è onore né gloria nell'essere carne da macello. Succede così, in un istante, che la Patria diventi niente e il patriottismo un'illusione, di più, La grande illusione. L'onore e\o l'orrore Destino bizzarro quello del capolavoro di Jean Renoir che, dopo le violente reazioni suscitate al Festival di Venezia del 1937, si vide vietare le proiezioni in Italia e Francia per poi essere annoverato, venti anni dopo, fra i migliori film di tutti i tempi. In un campo di prigionia tedesco comandato dal comandante von Rauffenstein, durante la prima guerra mondiale, si incontrano ufficiali e proletari uniti sotto la comune bandiera francese. Trasferiti nella fortezza di Wintersborn l'aristocratico capitano Boeldieu e il tenente Marechal ritrovano von Rauffenstein ridotto ad essere un relitto umano. Fra Boeldieu e von Rauffenstein esiste una simpatia derivante dalle affinità di classe e di cultura ma quando Boeldieu cercherà di evadere von Rauffenstein dovrà dare ordine, anche se a malincuore, di sparare al prigioniero. |
| Film esemplare sulla contrapposizione che metteva a confronto i rappresentanti dell'antica tradizione aristocratica, ormai sul viale del tramonto, e quella delle classi popolari e borghesi il film lascia sullo sfondo, anche se ben affrontandolo, il tema dell'amicizia capace di superare barriere di classe e nazione per far risaltare, in tutta la sua |
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evidenza, la retorica della guerra e l'illusione del patriottismo che colpisce, anche questa volta senza fare distinzione, vincitori e vinti. Un argomento che ben si presta al racconto cinematografico e che, negli Stati Uniti fabbricatori di cinema, non ha mancato di essere humus ideale per alcuni tra i migliori film della storia del cinema americano. Il
nemico è dentro di noi Così, ad esempio, per Il cacciatore, un film sul Vietnam che non vuole raccontare esplicitamente la guerra, ma il tormento degli americani dopo la sconfitta. Tre amici, operai nelle acciaierie della Pennsylvania, sono chiamati alla guerra in Vietnam. Catturati dai Vietcong, vengono torturati in più maniere. Con la roulette |
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russa, ad esempio: pistola piantata alla tempia e la morte ad alitargli sul collo e a ricordargli che non valgono proprio niente se non uccidono i nemici. Riescono a fuggire ma dalla realtà risultata dal tradimento dell'ideale patriottico non si sfugge. Solo uno dei tre, Michael (Robert De Niro) riuscirà a reinserirsi nella |
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società. Steven (John Savage) si lascerà morire in un letto d'ospedale dopo aver perso entrambe le gambe ed aver saputo che la moglie ha avuto un figlio da un altro uomo. Nick, (Christopher Walken, Oscar come migliore attore non protagonista), traumatizzato, rimarrà in Vietnam e qui morirà dopo aver fatto della roulette russa una professione gradita agli scommettitori. In Il Cacciatore la guerra è soltanto un episodio, anche se decisivo. Quella che si vuol raccontare è l'esperienza di un'amicizia virile che riesce, in alcuni momenti, a superare i dolorosi effetti del tradimento inferto dalla nazione di appartenenza e dalla propria gente. Traditori e tradimenti Ma non solo la patria tradisce, essa può essere anche tradita: spesso per un amore che rimarrà a sua volta deluso. Nella Venezia risorgimentale Luchino Visconti ambienta Senso. Il patriota Gussoni sfida a duello il tenente austriaco Mahler reo di aver insultato gli italiani. Recatasi dal tenente per intercedere a favore del cugino, la contessa Livia Serperi (Alida Valli) finisce per innamorarsene follemente e per diventarne l'amante. Al colpo della passione gli consegna i soldi destinati ai patrioti, soldi che egli usa per farsi riformare dall'esercito. Ottenuto il suo scopo Mahler lascia la bella contessa, ma lei, esasperata dal senso di colpa e ferita dal rifiuto dell'amante, lo denuncia come disertore e lo fa uccidere. La storia dei due amanti che preferiscono la passione alla retorica dell'amor di patria dà a Visconti l'opportunità di mostrare la società del tempo nella sua falsa autocoscienza e nell'incapacità di adattarsi ai cambiamenti storici, ma quello che colora una vicenda dove la guerra è ancora sullo sfondo, è l'avanzata irrefrenabile del tradimento dell'ideale patriottico sotto forma di amore. Un'avanzata che si annida nella codardia dell'ufficiale austriaco e si compie per mano della bella contessa collegata agli irridentisti. |
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