Gli
AIR, al secolo Jean-Benoit Dunckel e Nicolas Godin, ritornano dopo lo straordinario
“Moon Safari”, disco d'esordio del 1998, con la loro miscela di elettropop
e orchestrazioni analogiche. L’occasione per i due francesi è ghiotta: un’intera
colonna sonora per il primo film di Sofia Coppola, 13 brani caldi ed eleganti,
nella mente suoni anni 60 e 70, Morricone e Bacharach in primis. Gli elementi
sono semplici ma sapientemente combinati: piano, chitarre arpeggiate, moog
e archi che lentamente si fanno spazio fra i brani. E poi jazz narcotico e
melanconico (Playground Love), echi pinkfloidiani
(Bathroom Girls), pizzichi di psichedelia (Dead Bodies),
mood che possono accompagnare i sogni migliori così come i peggiori incubi
(Empty house). Le fascinose linee melodiche si ripetono attorno
ad uno stesso concetto mentre chitarre e tastiere effettate sono mezzi di
trasporto attraverso il tempo. Surrealismo, inquietudine e onirismo sono i
tratti fondamentali di un album che sorprende per le immagini che riesce a
creare e per la sua originalità; consigliato a chi ama gruppi come i Portishead
o i Mogwai .
PAT GARRETT & BILLY THE KID – Original Soundtrack
Se vi aspettate
la roca e sofferente voce del primo Dylan, quest’album non fa per voi. Metà
delle tracce sono infatti musiche senza canto, chitarra e basso accompagnati
di volta in volta da vari strumenti. Delicate percussioni nella Cantina
Theme, ed inusuali canne a zattera per Final
Theme, ma soprattutto l’immancabile armonica della ballata Billy
1 e della trascinante Billy 7, ritmato folk-song dove voce e
chitarra gareggiano nel prevalere, senza mai sopraffarsi. Turkey Chase,
al ritmo di un rapidissimo banjo e di un violino presente nel brano senza
soluzione di continuità, rivela subito la sua matrice country, la musica-simbolo
di una certa cultura popolare statunitense, mentre il “menestrello” può finalmente
esibirsi in tutta la sua grandezza in una delle canzoni tutt’oggi più suonate
(e purtroppo, anche rifatte), quella sofferta, amara, urlante dichiarazione
che è Knockin’ on Heaven’s Door.
Non
si poteva non parlare di Morricone affrontando il tema del west; il maestro
è passato attraverso ogni genere ma i suoi capolavori rimangono, inequivocabilmente,
le colonne sonore per i film di Leone. Si comincia con Per un pugno di
dollari: chitarra arpeggiata, poi un fischio, il famosissimo fischio,
le campane e le percussioni che lentamente fanno crescere il brano; una tromba
funerea, intanto, dipinge a tratti vivissimi il paesaggio dell'immaginario.
Per qualche dollaro in più: gli strumenti sembrano voci, personaggi
che s’incontrano e si scontrano, contaminandosi con i più svariati generi
musicali (l’organo tra il sacro e il classico de “La resa dei conti”),
mentre la batteria e i cori danno al tappeto sonoro un tono epico. Il buono,
il brutto, il cattivo: i temi precedenti vengono ripresi, ampliati e rivisitati
e se certi incisi ricordano Per un pugno di dollari le orchestrazioni
più ricche gli offrono nuovi spunti e contesti. C’era una volta il West:
capolavoro assoluto. Gli archi e la voce di Edda Dell’Orso sono in perfetta
armonia (Titoli e finale) così come la chitarra rock, l’armonica folk e il
violino (L’uomo dell'armonica). E se l’epicità è ancora il tratto di fondo
di Giù la testa, C’era una volta in America assume connotati
nostalgici utilizzando strumentazioni inusuali (il flauto di Pan che accompagna
la voce di Edda Dell’Orso in “Canzone di Cockeye”).
IL PREZZO DEL POTERE – Original Soundtrack
Ovvero
l’equilibrio perfetto delle sonorità dello “Spaghetti Western”. Il maestro
Luis Enrique Bacalov dimostra tutta la sua abilità compositiva già nel tema
principale, presentato in tre variazioni differenti: in questo lento brano
d’attesa (ononimo del titolo del film) padroneggiano gli archi sapientemente
arrangiati e una serie di cori che cambiano coloritura ritmica a seconda delle
tre differenti versioni. Tra le più evocative Welcome Mr. President,
un classico tema di banda ispirato alla più vivace tradizione musicale statunitense,
e Quattro fiori per Jenny, un simpatico rag-time
con pianoforte in primo piano che ci trasporta, sin dalle prime note, in un
malfamato saloon per giocare il nostro ultimo poker. Altro topos musicale
del western all’italiana è Il fischio, tema di sospensione con melodia
fischiata che rimanda all’intramontabile fischio di Alessandro Alessandroni
per Ennio Morricone.
Dead Man - Original Soundtrack
Dead
Man
è
un viaggio fisico e spirituale che, attraverso l’alternanza di sentimenti
ed espressioni comuni, dalla comicità alla violenza, termina nell’ignota “terra
del non ritorno”. Ad accompagnare il giovane William Blake (Johnny Depp) nel
suo percorso, il regista Jim Jarmush crea la figura dell’“innocente-saggio”,
che si rivelerà vera e propria guida spirituale, il gigante indiano Nessuno;
ma anche le fantastiche composizioni originali di Neil Young. I dissonanti
accordi della sua chitarra elettrica, presenti per tutta la durata della pellicola,
giocano tra la vita e la morte, tra la verità e la finzione, rispecchiando
l’esatto rapporto tra la realtà e la spiritualità creato dalle immagini, ed
indirizzando il giovane, fino all’ultimo ignaro di far parte di un copione
predefinito, verso il “dolce” destino che lo aspetta.
Una grande qualità
ha da sempre la musica dell’area balcanica: è in grado di essere la perfetta
cornice per matrimoni, feste religiose e pagane ed allo stesso tempo per i
funerali. Centrale della scena musicale gitana, e specchio di una cultura
sui generis è sicuramente Goran Bregovic, arrangiatore, compositore e talentuoso
musicista. A lui, vera e propria star in Italia (i suoi numerosi concerti
registrano sempre il tutto esaurito) la Mercury dedica un album contenente
alcuni brani tra i migliori da lui creati per le musiche da film, da sempre
una delle sue principali attività. In primo piano il suo felice sodalizio,
ormai bruscamente interrotto, con Emir Kusturica, geniale regista e musicista
a tempo perso. Ederlezi e Talijanska dal
celebre Il tempo dei Gitani; quattro composizioni per il visionario
sogno di American Dream; Ya Ya Ringe Ringe Rasa,
e Gayeserkarye Cocec per il fantastico viaggio di Underground.
Presenti inoltre pezzi originali per Train de Vie di Radu Mihaileanu
e per Queen Margot.
È
la storia di legami di sangue che si intrecciano e si rincorrono rimanendo
per sempre appesi alle corde del “magico” violino che passa di generazione
in generazione. Chi altro se non il maestro Ennio Morricone per comporre,
orchestrare e dirigere le soavi musiche del film diretto da Ricky Tognazzi?
La drammaticità e l’intensità del plot, con la figura dell’uomo dalle due
vite, padre di due figli che solo per un istante si riavvicinano, è celato
sotto lo stratagemma della doppia versione del pezzo Canone Inverso.
Morricone esalta l’utilizzo del pianoforte e soprattutto del violino, ricco
di un significato spirituale per l’evolversi della storia, sia per le composizioni
originali che per le rivisitazioni del Capriccio, La
Caccia di Paganini, della Ciaccona di J.S. Bach
e di Taught Me di Dvorak, eseguite in modo onirico dall’Accademia Musicale
Italiana.
CINEMAGE : Il suono di Ryuichi SAKAMOTO
Era
necessario che, prima o poi, Ryuichi Sakamoto, geniale compositore nipponico,
raccogliesse le colonne sonore che lo hanno portato alla celebrità ( premio
Oscar 1987 per L'ultimo imperatore di Bertolucci ). Cinemage
è la registrazione del tour del 1997 realizzato con un’orchestra di oltre
settanta elementi, una registrazione che non può lasciare indifferenti: solo
sei pezzi, sei perle, l'essenziale. Forbidden colours: tema
di Furyo, voce di David Sylvian, cantante dei Japan storica band anni
‘80 di elettro-pop. Sakamoto fu anche protagonista del fim di Oshima ed è
rimasta nella storia la scena del bacio con Bowie. The Last Emperor:
secondo Sakamoto il commento sonoro al film di Bertolucci “ha una musica cinese
e molto western, suona anni ‘30 e moderna nello stesso momento”. Little
Buddha: musica e reincarnazione; secondo Sakamoto è la sua collaborazione
più riuscita, soprattutto per l’ampia libertà artistica concessagli. Wuthering
Heights: stile, equilibrio, perfezione. Replica: capolavoro minimalista.
A chiudere El mar mediterrani, inno delle Olimpiadi di Barcellona
con interventi di DJ Spooky e David Torn.
