DISTRETTO 13 - Le brigate della morte
Assalto al mondo del cinema

Con
la sua pellicola di esordio datata 1976 (il lungometraggio Dark Star
è da considerarsi come l’ampliamento del saggio di fine corso della Scuola
di Cinema) Carpenter viene immediatamente conosciuto e riconosciuto come uno
dei nuovi nomi che si impongono nel panorama cinematografico internazionale.
Tesissimo, ritmato, ironico, evocativo, angoscioso e violento (la crudele
e secca uccisione della bambina in una scena che incontrerà grossi problemi
con la censura americana è quantomai dura perché filmata con occhio impietoso),
Distretto 13 offrirà al suo stesso autore, e non solo,
un modello eccellente e ben collaudato di cinema che riesce a fondere insieme
vari generi incorporandoli in uno schema semplice ma di indubbia efficacia.
Un
fatiscente distretto che sta per essere abbandonato deve resistere ad un ultimo
assalto che durerà tutta una notte; un tenente e due giovani segretarie dovranno
divenire eroi loro malgrado alleandosi con dei detenuti per resistere alla
carica di una micidiale banda metropolitana da cui vengono assediati. Fuori
la squallida e assolata periferia di Los Angeles popolata
da uomini insensatamente violenti; un inferno dove anche fermarsi a mangiare
un gelato può diventare un gesto mortale… Il
tutto cadenzato da una musica tribale e metropolitana al tempo stesso, di
cui è autore lo stesso regista.
“Non c’è azione che quando c’è pericolo. Vivere o morire è il nostro più grande dramma.” (Howard Hawks)

Un assedio, dunque. Un assalto violento
dal “di fuori” che tende a minare “un dentro” costretto a reagire in modo
ancor più violento per difendersi. Un western metropolitano evidente e dichiarato
che non trattiene Carpenter dal palesare un rapporto di continuità e di filiazione
con un grande del passato: Howard Hawks. È il genere western, infatti, che
si ritrova travestito in molti dei suoi film, dai primi fino a Vampires;
un genere tanto amato ma che non è mai riuscito a concretizzarsi direttamente
in un progetto filmico. Usando lo pseudonimo di John T. Chance per firmare
il montaggio (nome del personaggio interpretato da John Wayne per il quale
Carpenter aveva scritto la sceneggiatura di El
Diablo,
progetto poi non realizzato a causa della morte dell’attore), Carpenter fa
del suo Distretto 13 una rivisitazione moderna di Un
dollaro d’onore (Rio Bravo,
1959), esaltando il pericolo con la suggestione di un ritmo frenetico proprio
come accadeva nell’originale di Hawks, il quale riusciva a dominare la macchina
da presa forzandola in nuovi e audaci punti di vista. Ma anche le tematiche
care al vecchio regista vengono riprese e ricontestualizzate da Carpenter:
uno spaccato di vita duro ed esaltante, le dinamiche che si scatenano all’interno
di un gruppo nei momenti di massima tensione e una particolare intesa virile.
“Mi sono identificato con il lato oscuro del male”.
Carpenter racconta di
essere cresciuto nella parte meridionale del paese denominata “Cintura della
Bibbia” in cui i suoi famigliari, di inclinazione democratica e di ideali
rivoluzionari, erano considerati da tutti outsider.
Incredibili pregiudizi e un odio tipico delle terre di confine facevano sentire
il giovane John assediato, attaccato dalla violenza degli altri, che
lo obbligavano a cercare rifugio nel suo chalet famigliare.
Maturando questa esperienza infantile,
l’assedio si configurerà come una tematica fondamentale nella sua poetica.
In tutte le sue pellicole il Male che sopraggiunge dall’estrerno assume il
valore metaforico di un incubo insensato e angoscioso perché di origine sconosciuta,
dove la visione del regista finisce per essere sempre un’analisi sul mistero
dello sguardo e un’apertura sull’invisibile. Da La Cosa, dove il male
è un’entità orribile che si incarna e si impossessa del corpo umano, fino
a Il signore
del male,
pellicola apocalittica e metafisica che suggerisce l’unicità di Dio e del
diavolo, Carpenter fa del genere horror un portavoce dell’angoscia umana consapevole
del grande valore catartico della paura; valore attinto dalla letteratura,
altra sua grande passione giovanile. In particolare forte è il legame che
lo unisce allo scrittore gotico H.P. Lovercraft che viene direttamente omaggiato
nel bellissimo Il seme della follia. Fedele alla sua indipendenza di
spirito anche quando lavora nella grande produzione hollywoodiana (1997:
fuga da New York, Starman, Grosso guaio a Chinatown),
Carpenter non ha mai smesso di prendere sul serio i generi del fantastico
attraverso il suo pudore e la sua sensibilità morale; reinventando il cinema
dell’orrore come genere moderno, come spazio di libertà, di riflessione, e
soprattutto di sperimentazione.
Filmografia
1975 Dark Star (id.)
1976 Distretto 13- Le brigate della morte (Assault on Precinct
13)
1978 Halloween (id.)
1978 Pericolo in agguato (Someone is Watching Me)
1979 Elvis the movie (id.)
1979 Fog ( The Fog)
1981 1997: fuga da New York (Escape from New York)
1982 La cosa (The Thing) 1983 Christine la macchina infernale
(Christine)
1984 Starman (id.)
1986 Grosso guaio a Chinatown ( Big Trouble in Little China)
1987 Il signore del male (Prince of Darkness)
1988 Essi vivono (They Live)
1992 Avventure di un uomo invisibile ( Memoirs of an Invisible
Man)
1993 Body Bags, corpi estranei (id.)
1993 Il seme della follia ( In the Mouth of Madness)
1995 Villaggio dei dannati (Village of Damnet)
1996 Fuga da Los Angeles (Escape from L. A.)
1998 Vampires (John Carpenter’s Vampires)
