Viaggio all'interno della rete - Cinema e Virtuale
Il nuovo iter digitale

Il cinema ormai da tempo rispecchia con le sue opere la cifra del postmoderno: una comunicazione digitalizzata, frammentaria, affidata a mezzi sempre più freddi e impersonali, messaggi codificati da macchine cibernetiche a cui fa da contrappeso un'atomizzazione del sociale e una separazione sempre più netta dell'individuo dalla società.

E il tema del viaggio, considerato da sempre simbolo di conoscenza e di arricchimento per chi lo compieva, nonché di exemplum per coloro che ne seguivano la narrazione (dalla Divina Commedia alla ricerca del Santo Graal, per arrivare a On the road), ha mutato la sua maniera di essere. Nell'era di Internet quando si parla di viaggi si parla del trasferimento di bit via cavo e di un tipo di comunicazione totalizzante che permette di superare le barriere spazio-temporali: la fantascienza si è fatta realtà.
Uno dei primi film, in ordine temporale, a parlare del mondo cibernetico inteso come viaggio mentale è stato Il tagliaerbe, nel 1992; la realtà virtuale diventa (in modo un po' semplicistico) lo strumento di riscatto per un minorato mentale, zimbello del paese in cui vive. Il viaggio di Jobe parte da una partecipazione interattiva a dei videogiochi e continua finché avviene una modificazione elettrochimica del suo apparato cerebrale: alla fine non viene risparmiato un giudizio moralistico in quanto le capacità straordinarie di cui egli entra in possesso e che gli permettono la vendetta hanno qualcosa di demoniaco.

In questo film la realtà virtuale assume sempre più dei caratteri di indipendenza rispetto al mondo umano, anzi diventa quasi una minaccia per l'uomo, come lo sarà in Matrix
Sin dal 1981, con
Brainstorm di Douglas Trumbull, in America si incomincia a parlare di de-generazione elettronica, di nuove macchine che applicate al cervello modificano la struttura cerebrale avendo effetti devastanti. In Strange Days di Kathryn Bigelow in una futuristica società di fine millennio un videoregistratore cerebrale chiamato squid consente alle persone di "viaggiare" all'interno delle impressioni memoriali registrate dagli altri, permettendo di vivere esperienze devastanti ed uniche: il cinema contemporaneo continua ad utilizzare metaforicamente la riproduzione virtuale della realtà per riflettere sulla sue funzioni e sulle sue possibilità.

Riflessioni su mondi paralleli

Nel 1997 Gabriele Salvatores si allontana dal tracciato dei suoi film precedenti e tenta di allinearsi alle tendenze internazionali col suo Nirvana: il film consiste nel viaggio del programmatore Jimi (Christopher Lambert) alla ricerca della sua donna, scappata nei meandri della periferia di una metropoli del futuro, abitata da un'umanità derelitta ed alienata. Ma è anche un percorso di conoscenza di sé, di Jimi, che in seguito alla rivolta del protagonista del suo videogioco causata da un virus, è costretto a compiere un'opera di revisione del proprio lavoro. Nirvana è una riflessione sulla falsa realtà del virtuale, ma anche sulla solitudine (l'alter ego di Christopher Lambert, cioè Abatantuono, si chiama Solo) a cui porta il vivere in un mondo dominato dall'informatica, dove una cifra del postmoderno si può riscontrare nelle modificazioni corporee a cui si sottopongono o sono sottoposti gli esseri umani (la ritroveremo prepotentemente in Cronemberg): il pirata della rete Joystick ha venduto le sue cornee e si è fatto installare delle protesi elettroniche, mentre il personaggio interpretata da Stefania Rocca è un essere senza memoria, che può aver solo dei ricordi artificiali immessi nel cervello mediante microchip.

In Matrix dei fratelli Wachowski la chiamata messianica del programmatore Neo-Keanu Reeves compare sullo schermo del suo computer per la prima volta mentre sta navigando: come a dire che le comunicazioni più importanti ormai avvengono via rete. La liberazione di ciò che falsamente noi conosciamo come reale avverrà mediante il viaggio-missione di Neo: e solo tramite la rete telefonica si può compiere il passaggio dalla dimensione dell'umanità pura a quella falsa creata e diretta da superiori Intelligenze Artificiali.

Gli esseri umani liberati sono però solo dei corpi "vuoti" che acquistano le capacità necessarie per la lotta contro il mondo di Matrix solo immettendo nella loro mente informazioni digitali capaci di istruirli e trasmettergli nozioni ed esperienze.

Filosofie cinematografiche dell'immagine virtuale

Wenders, il regista che del viaggio ha fatto il suo tema principale, lo strumento delle sue ricerche condotte ai confini dell'immagine, sulla sua realtà fisica e sulla capacità dei mezzi di comunicazione di riprodurla, si è servito di apparecchi virtuali per registrare i sogni come se fossero vere immagini: in Fino alla fine del mondo, il protagonista Trevor McPhee compie il suo viaggio "all around the world" per proteggere la sua creazione, una macchina capace di decodificare le onde cerebrali e di trasmutarle in qualcosa di visibile ad occhio nudo. E il discorso sul virtuale diventa discorso sul cinema, sulla sua essenza ontologica nel mondo odierno.

E Wenders in Crimini invisibili (sarebbe meglio chiamarlo col bellissimo titolo originale The end of violence) ha parlato anche della rete, intesa non solo come Internet, ma come metafora di un alto ed imperscrutabile potere che misteriosamente controlla tutto dall'alto (di una hill californiana) attraverso un meccanismo di telecamere collegate: un discorso che riguarda il problema della libertà dell'individuo nella società odierna massificata e standardizzata… Bill Pullman preferisce partire che continuare
a produrre film pieni di violenza (da cui appunto il titolo...) e cercare di instaurare rapporti umani più veri di quelli che intratteneva col mondo esterno solo attraverso il suo portatile ed Internet. Ancora più personale è la visione che David Cronenberg ha del viaggio virtuale; in questo caso è inteso come cambiamento materico e corporeo, e come tale si inserisce nel suo particolare universo semantico e filmico: da Videodrome a La mosca soprattutto, la mutazione kafkiana ha segnato le opere del regista canadese. Egli riesce a portare, reificandolo, il tema del viaggio all'interno del corpo umano, collegandolo ad una riflessione cupa e pessimista dei rapporti tra il corpo umano e la tecnologia, il mondo dei media e la loro influenza dirompente.

Il cinema di genere ha inglobato Internet

Si sa, ad Hollywood ogni moda è sfruttata per fare cassetta. In The Net-Intrappolata nella rete Sandra Bullock è al centro di un complicato intrigo; ma in questo caso la realtà virtuale appare sullo schermo solo come pretesto per confezionare l'ennesimo avvincente thriller.
Ma Internet sullo schermo significa anche rispecchiare cosa questo significa per molti navigatori… mandare una e-mail è diventato un mezzo galeotto per incontri amorosi, a partire dall'antesignano
C'è posta per te, in cui addirittura nel titolo è riportata la frase con cui il computer avverte la presenza di messaggi: ma in sostanza i battibecchi tra Meg Ryan e Tom Hanks sono qualcosa di già visto, e il film segue a ruota senza nulla modificare Harry ti presento Sally e simili.
E la mitologia degli rapporti virtuali ha contagiato anche l'Italia. Stefania Rocca in
Viol@ intrattiene una relazione telematica provocante con un misterioso navigatore: finale a sorpresa…

Rossella Rinaldi