Il viaggio lisergico

"…si ha un diverso contatto con la realtà. Ma è difficile da descrivere. Così come se si tentasse di spiegare a un cieco com'è il rosso o sono fatti i colori. Bisogna averlo vissuto. Le sensazioni tattili, visive, del gusto, dell'udito, o dell'odorato hanno un altro contatto con la realtà. Tutti i sensi sono stimolati. Si ha un'altra coscienza del proprio io." (Albert Hofmann)

Un viaggio: il trip. Forse il viaggio per antonomasia. Spostamenti psico-fisici verso non- luoghi privi di quei punti di vista canonici e fastidiosi che ci accompagnano quotidianamente. Un viaggio dove è possibile liberarsi, non senza fatica, di tutta quella pesante zavorra che ci opprime, di vomitevoli luoghi comuni, compagnie e situazioni fasulle. Finalmente una visione "giusta", finalmente un approccio deconcettualizzato della solita realtà, un volo sognante e sognato, visioni pure e sbalorditive. Niente di reale, niente di virtuale. "Surfiamo" su un asse spazio- temporale di cui non conosciamo le coordinate e possiamo solo apprezzarne le regole. Siamo di fronte ad un altro percepire, un altro ascoltare, un altro godere. Siamo altrove.

"Chi muore di morte naturale non è che l'ennesima vittima del suicidio collettivo amministrato dallo stato. Il modo in cui scegli di morire ha invece conseguenze spirituali più grandi del modo in cui hai vissuto"(Timothy "Tim" Leary)

Questo è quello che affermava uno dei padri della cultura psichedelica, uno dei tanti che considerava sicuramente le sostanze lisergiche (lsd, mescalina, magic mushroom…) come una scoperta di importanza equivalente alla ruota e al fuoco per l'essere umano. Sarebbe troppo complesso procedere ad una dissertazione sulle origini , tra l'altro millenarie (basti pensare alla religione maya per esempio), di questo fenomeno socio-culturale, per cui è meglio concentrarsi non sul chi, non sul come né tanto meno sull'affascinante campo minato del perché, ma, semmai, sulle influenze e sulle tendenze che hanno segnato il mondo delle arti e su coloro che sono riusciti a perdere la linearità del tempo e su chi si è sforzato di liberarsi dai limiti e dalle catene di una realtà tridimensionale. La nascita di una nuova creatività filosofica e visionaria.
Credo che nessun campo artistico sia stato risparmiato: pensiamo alla letteratura di Timothy Leary, teorico della "quinta libertà", ai viaggi estatici di Aldous Huxley, alle testimonianze "tossiche" di William S.Burroughs, a Ken Kesey, autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, ed infine Allen Ginsberg, Jack Kerouac… Di sicuro gli anni '60 sono stati i più floridi e rappresentativi di questa emersione allucinogena . La "droga dello spirito" accomunava, infatti, tutti quei movimenti legati ad una libertà rivoluzionaria, con i suoi riti, la propria musica, con i suoi trip: beat generation, hippie, Great San Francisco Acid Wave, Acid Freaks. Neppure il teatro (Living Theater di Julian Beck), la pittura ( Andy Warhol, e anche, magari involontariamente, il cubismo, Picasso, Dalì, il

periodo surrealista…), la moda, la musica ( The Doors, Jimi Hendrix, John Lennon, Pink Floyd, l'attuale melodia elettronica della Trance-Goa, la scena rave…) sono rimasti immuni da quella ondata di acido. Un bagno rigenerante, sofferto, mistico, di cui ancora oggi apprezziamo le benefiche vibrazioni.

"Gli oggetti splendenti possono ricordare al nostro inconscio ciò che esso gode agli antipodi della mente, e questi oscuri annunci di vita nell'Altro Mondo sono così affascinanti che prestiamo minor attenzione a questo mondo e diventiamo così capaci di sperimentare qualche cosa di ciò che, inconsciamente, è sempre con noi."
(Aldous Huxley)
Il cinema in viaggio. La psichedelia filmica potrebbe essere rappresentata dall'incontro fra un vero e proprio racconto on the road, una ricerca interiore e l'uso ed abuso di sostanze allucinogene. No. Proprio no. Dobbiamo imparare ad andare oltre, a scavare in quelle opere magmatiche, a ripercorrere tenacemente i dolorosi passi compiuti dagli autori, i veri autori, quelli

in grado vivere, morire e rinascere insieme ad ogni singola immagine, ad ogni fotogramma. Non mi piace l'idea di trascrivere sistematicamente tutti i film in cui compare un personaggio che "si cala" (mi viene subito da pensare a Drugo-Jeff Bridges ne Il grande Lebowsky e al suo volo pindarico). Preferisco un lavoro meno accademico, fatto di emozioni acide e atmosfere sognanti. Le sensazioni che si provano dopo l'assunzione di queste droghe

sono inenarrabili nella loro bellezza, contorte ed inafferrabili nel loro evolversi, colorate, assurde, lasciano smarriti in una confusione ed uno spaesamento così logico da far venire i brividi. Eppure c'è qualche regista, qualche attore, qualche operatore al montaggio che ci ha fatto riassaporare magicamente quel gusto, che ha illuminato nuovamente quella zona cerebrale in disuso che solo l'Lsd, o un livello di meditazione molto intenso ed inaccessibile ai più, è in grado di fare. Inutile illudersi del contrario, si peccherebbe di facile presunzione. Mi dispiace ma è cosi. Siamo di fronte a qualcosa di più di una semplice droga, spazi di un mondo dove non c'è tempo per la morale che ci è stata inculcata a forza, dove si "guarda" e si "comprende" in maniera differente, migliore.
Wim Wenders, Abel Ferrara, Terry Gilliam, Lars Von Trier, David Cronenberg, David Lynch, Martin Scorsese, Stanley Kubrick, Akira Kurosawa, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Oliver Stone, Dennis Hopper, John Carpenter, Alfred Hitchcock, Walter Hill, Ken Russell, Conrad Rooks, Roger Corman, Emir Kusturica, Fritz Lang, Pier Paolo Pasolini lo hanno capito benissimo. A questo punto se la prima cosa che vi viene in mente
è : "ma non è vero che tutti questi autori si sballano con l'Lsd" , ebbene, non sono riuscito a trasmettere il mio pensiero, o forse, non siete dei buoni "recettori" e vi accontentate ancora serenamente delle fiabe di Meg Ryan o della toccante vis espressiva di Richard Gere. Non fa niente, andiamo avanti.
Un cinema che si interroga in continuazione, pronto a "sconvolgere" e percuotere, senza rassicurazioni a buon mercato. Film manifesto come Easy Rider o Il serpente di fuoco sono emblematici di tutto ciò, mentre hanno un sapore familiare le atmosfere sognanti ed allucinate di Akira Kurosawa (Sogni), quelle torbide e malate di Abel Ferrara (The Addiction, Blackout) e quelle non-sense (apparentemente) e dark di David Lynch (Eraserhead, Velluto blu, Strade Perdute). Montaggi serrati (Assassini nati), campi lunghi e schiacciati (Paura e delirio a Las Vegas), soggetti on the road che trascinano nel proprio inconscio (Dead man) o che smarriscono semplicemente (After Hours), visioni colorate e paradisiache (Jodie Foster in Contact) .
"....che sensazione assurda, accorgersi che tutto ciò che pensiamo, tutto ciò che diciamo dipende dalla posizione del punto d'unione" ( Don Juan ne "Il potere del silenzio" di Carlos Castaneda)

Il trip, formalmente, è un viaggio come gli altri. Ha un inizio, una fine, uno "spostamento", a volte una compagnia e della buona musica. Mai banale, mai uguale, sempre differente nei modi e nei tempi. eXistenZ non è un gioco virtuale, ma la teorizzazione emotiva dell'acido. Essere sbalzati in un mondo parallelo, perdita del controllo, paranoia, distorsioni visive, personalità cangianti, presente, futuro e passato uniti in un tempo misterioso senza scansioni ben definite.

eXistenZ è una droga fantastica, e, come tutto il cinema lisergico, rappresenta un cinema senza certezze, autocosciente, alla continua ricerca di sé. Se ci concentriamo è facile capire come nulla sia sotto il nostro controllo in realtà. Inutile illudersi e prendersi in giro. Magari gli allucinogeni non sono la risposta, ma possono essere talvolta un aiuto. Ed è bello sapere di poter viaggiare ad occhi chiusi con Stanley Kubrick (Eyes Wide Shut) o Federico Fellini (8 1/2). Trip unici, onirici, senza coordinate di nessun tipo.

Gianluca Paoletti