Parole scritte e appena sussurrate, pensieri inespressi ed intrisi di un velato mistero, il nuovo film di Roberto Andò è rivolto, come ha ammesso lo stesso regista, ad un pubblico pacato, amante del puro dialogo e che rifugge l'imperante cinema d'azione. Siamo a Palermo negli anni '50 ed il Principe Giuseppe Tomasi da Lampedusa sta per cominciare la sua opera più importante: "Il Gattopardo". Ma la stesura del romanzo rimane in secondo piano rispetto al vero fulcro del racconto, ossia l'incontro fra l'artista e due giovani, Guido e Marco, dal quale ognuno uscirà cambiato e rigenerato. In verità, i rapporti nascenti fra i protagonisti, interpretati tutti con maestria, non sono mai del tutto chiari, lo spettatore, infatti, è chiamato ad una faticosa e complessa opera di autocoscienza per relazionarsi alle vicende ambigue e sottili dei personaggi. Un cinema che evoca invece di mostrare, ma che, nonostante i temi toccati o solo sfiorati (amore per la letteratura, amicizia, insegnamento....) non riesce, nonostante le ricche dissertazioni, ad emozionare veramente, lasciandoci un po' troppo "distanti". Un'opera formalmente rigorosa, quasi teatrale, fotografata con toni caldi e pastosi da Enrico Lucidi e prodotta da Giuseppe Tornatore.
Giudizio:
Soggetto:
Roberto Andò, Salvatore Marcarelli Sceneggiatura:
Roberto Andò, Salvatore Marcarelli
Fotografia:
Enrico Lucidi
Montaggio:
Massimo Quaglia
Musiche:
Marco Betta
Scenografia:
Giancarlo Muselli
Costumi:
Claudio Cordaro
Interpreti:
Michel Bouquet, Jeanne Moreau, Paolo Briguglia, Giorgio Lupano, Laurent Terzieff,
Massimo De Francovich, Leopoldo Trieste
Produzione:
Sciarlò s.r.l.
Distribuzione:
Warner Bros Italia
Durata: 100'
Nazionalità e anno:
Italia,
1999


