COPERTINA
Come nel corpo utopico, sofferenza è desiderio: Radiazioni B.X. Distruzione Uomo

È scritta nel corpo la trama delle successive disavventure dell'anima.
(Umberto Galimberti)

Parlare di cultura in "spazi critici", sottesi al (dis)orientamento, significa parlare di strategie di sopravvivenza soggettive, soprattutto transtraduttrici, di un passaggio obbligato e senza ritorno, dall'oggettivizzazione fenomenica dell'essere alla sua (ab)negazione estrema.
Se, quindi, la delocalizzazione esistenziale implica la rilocalizzazione del soggetto rinato-ora, la "locality"
(cfr. Homi Bhabha nel suo saggio
DissemiNation: Time, Narrative and the Margins of Modern Nation) è intesa:
"come una forma di vita più identificabile nella temporalità che nella storicità". Una località che ridisegna, allora, le linee progettuali della sensibilità percettiva dell'animo umano, attraversando e frammentando le categorie identitarie.
Risiede nell'utopia della non appartenenza, o meglio della liberazione dall'appartenenza, il solo luogo del possibile del corpo utopico. D'altro canto sappiamo bene come esso, imprigionato in spazialità normative e quindi repressive, tenti percorsi di resistenza molteplici attraverso la virtualità senza tempo e spazialmente mobile. In questo approccio teorico-introduttivo si colloca Radiazioni B.X. Distruzione Uomo (1957), esperienza traumatica intesa come viaggio alienante dell'uomo nel corto circuito della negazione fra memoria individuale e memoria collettiva; ed è nel corpo mediatore, fra le due memorie, che spesso restano le cicatrici più profonde, in cui la dialogicità e la possibilità di riscoprirsi nello sguardo dell'altro è negata, se non impossibilitata nel codificare segni universalmente riconoscibili. Il capolavoro è cristalizzato in un plot semplice e minimalista: un uomo (Grant Williams) viene misteriosamente colpito da una radiazione sconosciuta alla scienza moderna. Subirà così un processo irreversibile di graduale rimpicciolimento della propria statura.
"L'esistenza ha principio e fine nel pensiero umano..." da Radiazioni B.X. Distruzione Uomo, di Jack Arnold
Clamorosamente, incredibilmente sottovalutato per anni e anni, il regista americano Jack Arnold viene oggi, finalmente riscoperto e riqualificato nella sua giusta luce. Arnold è infatti il più ispirato e geniale regista che il cinema fantastico (cioè di fantascienza e "gotico") abbia avuto nel decennio tra il 1950 e il 1960.
Il critico John Baxter ha definito Arnold come "the great genius of the American fantasy film": noi sottoscriviamo in pieno la definizione di Baxter, di Brosnan e di molti altri critici ancora, e ci dichiariamo anche concordi con loro nel ritenere che il più celebre film di Arnold, Radiazioni B.X. Distruzione Uomo (tratto dal romanzo "Tre millimetri al giorno" di Richard Matheson) sia indiscutibilmente il migliore film di fantascienza prima di 2001: Odissea nello spazio, al punto che, in un certo senso, Radiazioni B.X. può venire addirittura definito come "il 2001 degli anni cinquanta",tanto è bello, ispirato e geniale il capolavoro del regista.
Il cinema fantascientifico di Arnold è famoso per la sua "atmosfera" e la straordinaria quantità di significati, di risvolti e di simboli che contiene. Con i suoi film è riuscito a tratteggiare un panoramica completa della condizione umana di fronte all'universo, giostrando in continuazione sull'argomento dal quale è sempre stato affascinato: il faticoso iter per la riconquista della propria migliore essenza umana intrapresa dall'uomo comune del nostro tempo.
Nei suoi film, infatti, i protagonisti in partenza sono sempre dei comuni, tranquilli borghesi, che in realtà sono soltanto dei mezzi uomini, dei disadattati, degli scontenti e degli sfiduciati che non sono mai riusciti a inserirsi in un mondo e in una società che, in effetti, ha ormai del tutto trascurato e abbandonato i veri ed autentici valori umani. I mostri "stessi" che popolano i film di Arnold sono soltanto dei simboli, i "catalizzatori" necessari ai protagonisti per ritrovare la loro ideale, perfetta condizione mentale.
In Radiazioni B.X. Distruzione Uomo, il "messaggio" di Arnold diventa addirittura lapalissiano, e l'intero film non è altro che un allucinante, ossessivo viaggio attraverso i diversi stati dell'essere, prima che il protagonista, pur diventato ormai microscopico, possa infine proclamare di essere riuscito a ottenere la piena realizzazione di se stesso; nel ciclo dedicato al Mostro della Laguna Nera, invece, è la stessa creatura abissale a rappresentare la condizione umana ideale, identificandosi nell'essenza più primitiva della nostra specie, dove per "primitiva" si intende però il "buon selvaggio" di Rousseau e non l'antropoide primordiale e ottuso delle caverne. Insomma la poetica arnoldiana risolve il proprio contenuto nell'assimilazione di tagli sincronici esistenzial-illusori e nella relatività dello sguardo, al punto che il protagonista di Radiazioni B.X., può dire del ragno gigantesco che lo minaccia: "Ora non lo odio più, perchè ho capito che anch'esso è come me, costretto a lottare e a uccidere solo per poter sopravvivere. È la fame a spingerlo alla sua ferocia gigantesca... è la disperazione... la stessa che provo anch'io". Ed è straordinariamente rivelatore questo stupendo Radiazioni B.X., perché in esso per la prima volta il "mostro" è addirittura lo stesso comune cittadino borghese che all'improvviso viene contagiato da "qualcosa" di alieno e di incomprensibile (una nube radiosa e vagabonda che può significare davvero molte, tante cose) che
trasforma lui stesso nel "mostro" obbligandolo ad aggirarsi sgomento tra le folle di un Luna Park nel quale un imbonitore sta gridando:"Venite a vedere i più bei mostri e le nostre curiosità". In questa frase (e nell'altra, sempre tratta dal film: "L'esistenza ha principio e fine nel pensiero umano") sta dunque il segreto - e la chiave - di tutto il cinema fantastico di Jack Arnold, il più geniale specialista che questa particolare e difficilissima forma di cinematografia abbia finora avuto.
Luigi Cozzi e Federico Patrizi