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SIC
PINUCCIO LOVERO – SOGNO DI UNA MORTE DI MEZZA ESTATE
Il treno dei desideri per un posto al cimitero. Nessuna necrofilia, solo un personaggio di infinita originalità e simpatia. Pinuccio Lovero - questo il suo nome - è un quarantenne di Bitonto che per tutta la vita ha nutrito un solo desiderio, anzi, un chiodo fisso: diventare il custode di un cimitero. Lo trova nella frazione del paese natìo, Mariotto, un micromondo in cui però le morti stentano a dargli soddisfazioni, con ben 5 mesi di penuria di funerali.
HUANGGUA (CETRIOLO)
Pechino, oggi, prima degli sconvolgimenti olimpionici supponiamo. C'è un venditore di frutta e verdura, aiutato dalla moglie che ha problemi nel comunicare e dal figlio iper-pressato per avere buoni voti a scuola. C'è un aspirante regista a cui, nonostante le mille promesse e le decine di emendamenti alla sceneggiatura, non vogliono attivare il film (tutto il mondo è paese, verrebbe da dire).
L'APPRENTI (L'APPRENDISTA)
I primi dieci minuti sono di quelli che piacciono agli amanti del cinema idilliaco e contadino: molto silenzio, gesti antichi e quotidiani (eppur modernissimi dato che siamo nella Francia di oggi), primi piani sui volti scavati dei protagonisti e bellissime riprese con colori pastello della campagna francese. La storia è quella di un giovane studente di un istituto agrario che fa il suo apprendistato presso una famiglia di allevatori e contadini.
PRANZO DI FERRAGOSTO
Esordire a 59 anni suonati è una scommessa. Esordire a 59 anni con un film che parla di anziani, anzi, di anziane, è una doppia scommessa. È Gianni Di Gregorio, assistente di Matteo Garrone e sceneggiatore di lungo corso, questa scommessa l'ha sicuramente vinta, confezionando un film delicato, leggero ma non banale, rapido non solo in virtù dei suoi 75 minuti ma soprattutto per la sua efficacia e capacità di colpire.
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IKI ÇIZGHI (DUE LINEE)
Nella claustro-Turchia post-moderna la normalità in tema di relazioni sembra una chimera. Ne dà continuamente testimonianza il più famoso dei registi del Bosforo - il pluripremiato Nuri Bilge Ceylan - e i motivi per cui tali disfunzioni stiano ossessionando il cinema turco nascono dal noto periodo di trasformazioni che il Paese sta vivendo. E dalle sue profonde contraddizioni. Non fa dunque eccezione la giovane coppia di Istanbul rappresentata in Iki Çizgi dell'esordiente Selim Evci.
KABULI KID (IL BAMBINO DI KABUL)
Ci sono film che si svelano piano piano, quasi in punta di piedi, che con calma, con lo scorrere dei minuti, entrano dentro fino a svelare la loro magia. E, alla fine, ci si sente sempre un po' diversi. È il caso di questo Kabuli Kid, piccolo film afgano-francese diretto da Barmak Akram, già affermato regista di documentari. La Francia ci mette i soldi - e importanti, dato che la distribuzione è quella di un colosso cinematografico come la Wild Bunch.
ČUVARI NOČI (GUARDIANI DI NOTTE)
Se c'è una cosa per cui si impone sullo spettatore l'opera prima di Namik Kabili, Nightguards, questa è la noia che inesorabile procede lungo i suoi seppur brevi 87 minuti che si dilatano fino a toccare la percezione delle ore. Inquadrature anonime con taglio di montaggio dai tempi biblici si alternano a dialoghi tanto banali e quotidiani quanto scontati ed ermeticamente spiccioli. Non che non ci piacciano i ritmi lenti, anzi ne siamo strenui difensori.
LØNSJ (COLD LUNCH)
Senza casa, senza fiducia o dignità, ma soprattutto solitudini senza pace. Così i personaggi del corale Lønsj, ovvero "pranzo" o Cold Lunch come suona il titolo internazionale. Primo lungometraggio della 37enne Eva Sørhaug, il film è l'unico titolo ammesso alla Settimana internazionale della critica 2008 ad essere già uscito nelle sale, nella fattispecie norvegesi (nel febbraio 2008, 75mila i biglietti strappati).







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