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THYSSENKRUPP BLUES
Siamo agli antipodi de La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti. Il bel documentario di Pietro Balla e Monica Repetto è in realtà risultato di un imprevisto cambiamento in corso d'opera, dovuta alla cruda e semplice realtà. Succede che l'inchiesta sul paventato trasferimento di più di trecento operai dalla Thyssenkrupp di Torino a Terni, dopo averne messi in cassa integrazione altri cento, si trasforma all'improvviso in strage, in ecatombe.
Carlo, 30 anni, calabrese, vive a Torino dove lavora alla ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni. Nell' aprile del 2007 la ThyssenKrupp decide di smantellare lo stabilimento torinese, a nulla valgono le proteste degli operai. Il 4 luglio, mentre la città di Torino è in festa, Carlo annuncia alla sua amica Melita di dover tornare in Calabria per riuscire a sopravvivere. Alla sensazione di essere stato usato dai suoi datori di lavoro, si aggiunge la tristezza della rinuncia ad una storia d'amore.
UN LAC
Una terra del nord di cui nulla di più è dato sapere, oltre a quel che vediamo: un bosco di conifere, tanta neve, una piccola baita di legno scuro, un lago immobile con un piccolo pontile. Seguiamo in questo contesto così poco ospitale uno spaccato familiare di morbosa solitudine e malattia, con protagonista assoluto l'adolescente Alexi, scosso da attacchi epilettici sempre più frequenti e legato incestuosamente alla sorella Hege. Sperimentalismo visivo quasi portato alle estreme conseguenze (molte scene notturne sono girate a lume di torcia) supportato - poco - da una narrazione che ha dell'impalpabile.
In una terra nel nord non meglio specificata, dove il sole non va oltre la linea dell'orizzonte, tutto accade senza che ci sia alcun preavviso. Semplicemente, accade.
Estratto della sceneggiatura:
...
The next day.
Alexis is alone with the horse in the forest.
He chops away with his axe, attacking the base of a tree.
He knows his job.
His face is without shadows. Of pure heart.
LA FABBRICA DEI TEDESCHI
La tragedia della Thyssenkrupp è solo la più eclatante ed evidente di quelle in merito alle morti bianche in Italia. Lo è per la sua storia, per come sono andate le cose, per come sfacciatamente sono state eluse le leggi sulla sicurezza sul lavoro, per la follia portata avanti fino all'ecatombe. Succede allora, in Italia è quasi sempre così, che una volta accaduto il fattaccio qualcuno si svegli, incredulo e subito pronto a dare battaglia in qualche modo.
Film documentario che racconta, attraverso testimonianze e interviste, la tragedia della ThyssenKrupp, nella quale persero la vita sette operai nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. Nel prologo, realizzato in pellicola in bianco e nero, gli attori interpretano i parenti delle vittime e rievocano momenti di semplice quotidianità prima della tragedia, mentre il documentario, realizzato in HD, si compone della narrazione dei testimoni, di quello che successe quella notte e nelle settimane precedenti e dei racconti dei protagonisti sui terribili giorni seguenti.
L’EXIL ET LE ROYAUME
Documentario corale inteso a raccontare la vicenda dei sans papier della Sangatte di Calais, L'Exil et la Royaume fonde una serie di registri narrativi e stili di ripresa diversi, dalla telecamera a spalla che segue le incursioni notturne dei celerini all'inquadratura fissa sull'ex-ferroviere che legge/recita/improvvisa i propri ricordi. I molteplici punti di vista, il dilatarsi del tempo filmico tra cronaca e memoria, la prevalenza di scene notturne in cui ad essere presidiato è uno spazio vuoto, fanno sì che il prodotto finale non sia del tutto centrato sulla questione dei rifugiati, ma si ampli fino a raccontare di una Calais variegata, dolorosamente consapevole della propria storia, terra di confine tutta protesa verso quei trenta chilometri di mare e di tunnel che la separano dall'altra sponda della Manica.
Un lungo documentario, il cui titolo fa riferimento ad una raccolta di racconti di Camus, che racconta l'enorme campo rifugiati di Sangatte, nei pressi di Calais, smantellato nel 2002 da Sarkozy.
DIKOYE POLE (WILD FIELD)
Poesia dalla steppa russa. Infiniti orizzonti tra cielo e terra. Staticità, rarefazione esistenziale. Eppure un giovane e affascinante medico, Mitjia (Oleg Dolin), vi si stabilisce, convinto che la sua professione possa diventare missione a chi quei luoghi lunari li abita. Dimenticato da Dio e spesso anche dagli uomini, vive solo in una casa-ospedale selfmade. Come in un'anomala processione di argonauti, si avvicendano gli improbabili pazienti di cui si prende cura.
Storia di Mitja, un giovane dottore che ha deciso di lavorare in mezzo al nulla per aiutare chi è stato dimenticato da Dio. Mitja vive e lavora nella steppa, che sembra vuota e deserta. Ma ogni giorno i pazienti si recano alla sua casa - ospedale. Il cuore di un uomo si ferma dopo una gran bevuta, un altro arriva con una mucca morente; un poliziotto, unica autorità nella vasta regione, si reca spesso da Mitja.
IL PRIMO GIORNO D’INVERNO
Il primo giorno d'inverno è, a ben vedere, né più né meno che un giorno come tutti gli altri. Almeno a giudicare dal film di Mirko Locatelli, anche se abbiamo l'impressione che non fossero proprio quelle le sue intenzioni. Ambientato nella provincia del milanese (almeno così pare) Il primo giorno d'inverno vorrebbe tanto essere un tragico teorema di colpa e responsabilità, teorema che tenta con pallidi e inutili tentativi di coniugare causalità e casualità, destino e provvidenza.
Valerio è un adolescente solitario e introverso, che non riesce a relazionarsi coi suoi coetanei. Il suo desiderio di riscatto lo porterà a commettere un grave errore, e a doverne affrontare le conseguenze.
PARC
Al Lido è sbarcato un distillato di ambizione purissima: risponde al nome di Parc, ed è firmato Arnaud des Pallières, regista che fino a questo momento si è equamente diviso tra cinema e televisione, mantenendo intatto il suo interesse per la cura del suono. Con questo film, ambientato in un lussuoso sobborgo residenziale della Costa Azzurra, vorrebbe narrare una storia di sistematica distruzione uomo contro uomo, e invece ci regala due ore e mezzo di noiosa aria fritta.
Georges Nail vive in uno dei nuovi, anonimi sobborghi residenziali che sorgono nelle periferie delle grandi città. Sposato, si reca ogni mattina in ufficio, va alla Messa ogni domenica, ama sua moglie, suo figlio, il suo cane. Paul Hammer è bello, giovane, ricco, intelligente. È diviso tra il suo severo giudizio sul mondo e il desiderio, nonostante tutto, di farne parte. Un giorno, le strade dei due uomini si incrociano casualmente.
A ERVA DO RATO
L'erba del topo è un veleno letale che ha in sé il proprio antidoto: una parte della pianta uccide, l'altra ne neutralizza l'effetto. Eppure, quando Lui decide di dare la caccia al topo che disturba il suo sodalizio con Lei, non tenta di avvelenarlo, ma ripiega su soluzioni più consuete. Ma, se Lui in soggiorno è impegnato ad allestire la distesa di trappole armate e pezzetti di grana con cui aspetta al varco il rivale topesco, quest'ultimo è già riuscito a infilarsi tra le lenzuola di lei, che l'accoglie con entusiasmo.
Liberamente ispirato a due racconti di Machado de Assis, Um Esqueleto e A Causa Secreta, A Erva do Rato rappresenta il secondo incontro di Bressane con uno dei maggiori scrittori brasiliani di tutti i tempi, connubio già avvenuto nel 1985 con Brás Cubas. Stavolta il tema è un'indagine sulla morte e l'anima. Lui e lei camminano su un cimitero vicino al mare. I due non si conoscono e sono gli unici esseri viventi del luogo. Lei camminando cade, facendosi male. Lui si offre di curarla. Tra i due si instaura uno strano rapporto.
LOS HEREDEROS
‘Sud del mondo', giorni nostri. Un bambolotto giace riverso nel fango. Los herederos, gli eredi della cultura campesina ancora viva e presente, tramandano di padre in figlio i retaggi arcaici costruiti millenni fa. Il bel documentario di Eugenio Polgovsky regala al pubblico un'ora e mezza di stupita contemplazione e pacata denuncia sociale nella quasi totale assenza di dialoghi veri e propri. Una ninnananna su fondo nero ci trasporta in America Latina e i piedi veloci di un branco di cuccioli d'uomo fanno sorridere e trasalire per la loro instancabile fame di vita.
Documentario sulla tragica condizione dei bambini messicani, alle prese col lavoro nei campi e con una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Generazione dopo generazione, queste genti sono condannate a vivere la stessa sequela di dolorosissime esperienze. Questa l'unica eredità da tramandare.
BELOW SEA LEVEL
Terra di nessuno, depressa a 40 metri sotto il livello del mare, nel cuore del deserto californiano. Hollywood a poche centinaia di km di distanza. Si chiama Slab City e negli Usa è un luogo unico. Ne è rimasto vittima Gianfranco Rosi che per ritrarlo coi suoi incredibili abitanti ci ha vissuto 4 anni. Ne ha ricavato Below Sea Level, un doc di circa 100 minuti che ha per protagonisti 7 volti/voci, capitati in quella parentesi desertica della ricca California (siamo tra Los Angeles e San Diego) per scelta propria o di un destino avverso.
A 40 mt sotto il mare e 250 km a sud est da Los Angeles, c'è una terra di nessuno. O meglio, di alcuni individui che la abitano senza elettricità, senza acqua, senza polizia, senza governo. In questo vasto deserto si depositano e conservano tutti i detriti - fisici e mentali - dei nostri tempi, mantenuti intatti dall'aria arida del deserto. Questa è la storia di Ken e Lily, di Carol e Wayne, di Mike, Cindy e Sterling.











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