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Orizzonti Doc
IL PASSAGGIO DELLA LINEA
Gli obiettivi reconditi probabilmente erano diversi, ma resta la sensazione che Pietro Marcello riesca dove Cao Guimarães ha fallito, che questo Passaggio della linea evochi atmosfere che Andarilho non riesce neanche a sfiorare. Dopotutto entrambi i documentari presentati a Venezia nella sezione Orizzonti analizzano personalità borderline alle prese con il tema affascinante del viaggio, del vagabondaggio, dello spostamento quasi migratorio. In un tanto desolato panorama cinematografico italiano, siamo orgogliosi quindi di ribadire che il nostrano Marcello ottiene un risultato notevole, efficace, mai monotono.
Una carrellata dell'Italia a bordo dei treni espressi a lunga percorrenza.
ANDARILHO
La resistenza dello spettatore è messa a dura prova da Andarilho, documentario presentato nella sezione Orizzonti della 64. Mostra veneziana. Il più grande colpo di scena, in quest'opera di Cao Guimarães, è probabilmente il passaggio arzillo di una cavalletta davanti alla camera, fissa come sempre. Il regista prosegue così il suo lavoro attorno ad una trilogia della solitudine iniziata qualche anno fa con A Alma do osso, definendo il film presentato oggi come "un flusso che cola lentamente sullo schermo". Lentamente? Eufemismo.
STAUB (DUST)
Con Staub di Hartmut Bitomsky, approda al Lido il documentario più originale della Mostra, quello che più s'allontana dai sottogeneri tradizionali e consumati (consunti persino) della non-fiction. Se l'Italia insiste sulla biografia (Viaggio in corso nel cinema di Carlo Lizzani), e l'America sul film-concerto (Lou Reed's BERLIN), è ancora la Germania a stupire. E c'è da chiedersi se un documentario come Staub non potesse avanzare la pretesa del Concorso, dove qualche anno fa passò Un homme sans l'occident: altri tempi, quando il ghetto (pur di lusso, per carità) di Orizzonti Doc non s'era ancora guadagnato l'esclusiva del cinema dal vero.
Studio analitico del fenomeno della polvere, in senso tanto concreto quanto filosofico. Il residuo della vita di ogni giorno è ciò che costituisce, a livello molecolare, la materia che costituisce il sole, i pianeti, l'universo intero.
MADRI
Chi genera la vita ha il potere di mettere fine a chi vuole distruggerla. Solo la forza di una madre, e il suo dolore, può credere che questa speranza si faccia realtà. Perché una mamma, di qualunque lingua e provenienza, vive con la paura per i suoi figli. Lo sostiene con forza Barbara Cupisti nel documentario Madri, che nasce vicino all'esperienza del Parents Circle, associazione creata dai genitori delle vittime del conflitto isrealiano-palestinese al fine di stimolare azioni di pace tra le due parti.
Madri palestinesi e israeliane orfane dei figli, morti a causa dell'infinito conflitto tra i due popoli. Il dolore le accomuna, come l'organizzazione no profit Parents Circle, che permette loro di condividere la tragica esperienza al di là delle bandiere, nel tentativo di migliorare il destino delle prossime generazioni.
SAN (UMBRELLA)
Recidere le proprie radici per fuggire verso un futuro ignoto, lasciando l'incerto per il nulla. Sembra questo lo spunto dell'ultimo documentario di Du Haibin, il settimo della sua carriera, spaccato sociale sulle prospettive della gioventù cinese in un momento di passaggio ed incertezza. Giovani contadini che lasciano la terra alla ricerca di qualcosa di nuovo, di un passaggio obbligato verso un'industrializzazione ritardataria.
L'agricoltura rappresenta il fondamento su cui la Cina basa la propria sussistenza. Oggi, i contadini che hanno lavorato i campi per generazioni ricoprono ormai tutti i settori economici più attivi in Cina formando un grande ombrello aperto.
L'AIMEE
Riconoscere l'amata (l'aimée, appunto) nel ritratto di un'antenata: il mondo è già tutto in un album di famiglia, nella ritrattistica del salotto, nelle fotografie d'epoca. L'ultimo documentario di Arnaud Desplechin sfoglia il privato del proprio gruppo di famiglia (in un interno abitato ancora per poco) per dimostrare che il pubblico (e ciò che non siamo, ciò che non vogliamo) è già tutto lì, nell'impaginazione più che nelle pagine del romanzo di una vita.
Arnaud Desplechin filma suo padre, che ha appena deciso di vendere la grande casa di famiglia. Il trasloco è l'occasione di aprire dei cassetti, di guardare vecchie foto e di leggere delle corrispondenze. È l'occasione per il padre di parlare di sua madre Teresa, morta quando lui aveva 18 mesi, Di questa madre di cui lui non conserva nessun ricordo ma a comunque l'aria di conoscere molto bene.
WU YONG (USELESS)
Ci sono registi di cui si dice che girano sempre lo stesso film, e non è assolutamente detto che sia un male. Anzi. Jia Zhang-Ke appartiene senz'altro a questa categoria, avendo fatto dell'analisi della società cinese il punto fermo di ogni suo lavoro, non importa se documentario o fiction. In un paese in cui convivono, spesso con estrema difficoltà, la tradizione più antica e la modernità più all'avanguardia, Jia Zhang-Ke ha l'indubbia dote di collocare la sua videocamera nei punti dove più vivo è l'attrito tra questi due aspetti, e descrive la realtà con il suo sguardo sorprendente.
Per la seconda volta (dopo Dong) il regista Leone d'Oro all'ultima Mostra del Cinema di Venezia segue le orme di un'artista: questa volta si tratta di Ke Ma, la famosa stilista di moda cinese, alle prese con il lancio del suo terzo marchio di moda dal nome Wu Yong (Inutile), presentato a Parigi in occasione della sfilata del Prét-a-porter autunno-inverno 2007 a Parigi. Jia segue la stilista per oltre cinque mesi, tra Fenyang, Guangzhou, Zhuhai and Parigi, documentando la nascita della linea di moda. Gli 80 minuti del film sono stati desunti da oltre 60 ore di girato...
ANABAZYS
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Documentario sul film A idade de terra (1980) di Glauber Rocha (presente a Venezia nel 1980 e quest'anno riproposto fuori concorso in versione restaurata).
KAGADANAN SA BANWAAN NING MGA ENGKANTO (DEATH IN THE LAND OF ENCANTOS)
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Il 30 novembre 2006 il tifone Reming si è abbattuto sulle Filippine uccidendo centinaia di persone e spazzando via molti villaggi intorno alla zona del vulcano Mayon, nella regione di Bicol. Nove ore di nubifragi ininterrotti e di fortissimi venti causarono morti strazianti e distruzione. I detriti, le rocce, il fango e la sabbia del vulcano coprirono completamente la zona, un tempo luogo sereno. Lo scenario delle conseguenze fu apocalittico.










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