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Argomenti del forum attivi
Orizzonti
AUTUMN BALL (SÜGISBALL)
Sei persone residenti in un desolato agglomerato urbano risalente all'era sovietica. Ognuno alle prese con le proprie esistenze tristemente solitarie. Il caso fa incrociare le loro strade ma un'irrimediabile incomunicabilità li sovrasta. La solitudine è il loro destino. Proprio ora che l'autunno volge al termine e un duro inverno li attende. Il loro futuro è senza speranza. Ma anche tra i nuvoloni all'orizzonte si intravede uno spiraglio di luce...
Il film mostra momenti della vita di sei persone che vivono in un grande agglomerato di palazzoni costruiti in epoca sovietica. Il regista descrive il film come "una commedia nerissima che parla di solitudine, disperazione e speranza".
MAL NASCIDA
A sfogliare certe edizioni d'inizio 2000, fa un po' malinconia la delegazione portoghese decimata di quest'anno, con l'immarcescibile de Oliveira, stavolta fuori concorso, e Joao Canijo a difendere (da solo) i colori rosso-verdi. Il problema non è solo lusitano (mancano in concorso, e talvolta non solo lì, l'Europa dell'est e l'America latina), ma il confino in Orizzonti di Mal Nascida (in italiano Sotto una cattiva stella) è difficile da condividere, a meno di non leggere nella presenza sua e di Medée Miracle l'impegno a rappresentare il contemporaneo attraverso gli archetipi della tragedia greca.
Di schietto sapore euripideo: una donna che ha perso il padre, assassinato dalla madre e dal patrigno, aspetta il ritorno del fratello per vendicarne la morte.
MEDÉE MIRACLE
Ora basta. È tempo che qualcuno si renda conto che il saccheggio sistematico di opere altrui (immortali o meno, famose e non) irrita lo spettatore cosciente, soprattutto se l'esito... lascia molto a desiderare. Tonino De Bernardi, classe 1937, affronta il celebre mito di Medea sminuzzandolo finemente ed aggiungendovi del suo in modo più o meno arbitrario, finché nulla resta dell'eroina tragica che Euripide ha reso immortale.
Médée Miracle è una rivisitazione del mito di Medea in chiave contemporanea. Una madre che cerca di rifarsi una vita a dispetto di due figli grandi che vivono in casa con lei, cercando di tiranneggiarla...
MAN FROM PLAINS
Ci piace pensare che Jonathan Demme, attualmente geniale documentarista dopo una bella carriera da regista di film di fiction, renderebbe interessante anche la vita di un ciottolo da giardino. Naturalmente non era il caso dell'attivista haitiano Jean Dominique, protagonista del travolgente The Agronomist - fra l'altro a Venezia nel 2003 - e non lo è neanche stavolta con Jimmy Carter, trentanovesimo presidente degli Stati Uniti e Nobel per la Pace nel 2002, di cui Demme costruisce un ritratto sorprendentemente confidenziale.
Il documentario descrive la figura del 39esimo presidente Usa, Jimmy Carter.
IL PASSAGGIO DELLA LINEA
Gli obiettivi reconditi probabilmente erano diversi, ma resta la sensazione che Pietro Marcello riesca dove Cao Guimarães ha fallito, che questo Passaggio della linea evochi atmosfere che Andarilho non riesce neanche a sfiorare. Dopotutto entrambi i documentari presentati a Venezia nella sezione Orizzonti analizzano personalità borderline alle prese con il tema affascinante del viaggio, del vagabondaggio, dello spostamento quasi migratorio. In un tanto desolato panorama cinematografico italiano, siamo orgogliosi quindi di ribadire che il nostrano Marcello ottiene un risultato notevole, efficace, mai monotono.
Una carrellata dell'Italia a bordo dei treni espressi a lunga percorrenza.
ANDARILHO
La resistenza dello spettatore è messa a dura prova da Andarilho, documentario presentato nella sezione Orizzonti della 64. Mostra veneziana. Il più grande colpo di scena, in quest'opera di Cao Guimarães, è probabilmente il passaggio arzillo di una cavalletta davanti alla camera, fissa come sempre. Il regista prosegue così il suo lavoro attorno ad una trilogia della solitudine iniziata qualche anno fa con A Alma do osso, definendo il film presentato oggi come "un flusso che cola lentamente sullo schermo". Lentamente? Eufemismo.
LOU REED'S BERLIN
Un'ora e mezza di emozioni audio-visive: Julian Schnabel filma Lou Reed in concerto. Si tratta delle riprese del Berlin Tour dello scorso anno, che ha riportato alla luce e al pubblico l'album Berlin, composto dal fondatore dei Velvet Underground nel 1973, facendo un flop commerciale. Reed che di Schnabel è ventennale amico, l'ha chiamato ad allestire le scenografie dello show, che il pittore-regista ha poi avvalorato con l'immissione di due corti (Caroline e Floating Furniture).
Registrazione dal vivo dello spettacolo Berlin di Lou Reed, portato in scena nel 2006, oltre trent'anni dopo la prima uscita dell'album. Schnabel documenta le cinque serate dello spettacolo al St. Anne's Warehouse di Brooklyn.
THE SILENCE BEFORE BACH (DIE STILLE VOR BACH)
L'ultimo lungometraggio di Pere Portabella è un tributo al genio di Bach, arricchito da superbe esecuzioni in presa diretta. La poesia di quando i trisavoli dei moderni pianoforti avevano tasti neri e diesis bianchi, si dipana attraverso i secoli, portandoci dall'epoca in cui il Maestro compose le sue prime opere sino all'esecuzione delle stesse nel XXI secolo. Oltre a Bach, Portabella ha inserito nella trama della sua sceneggiatura, intenzionalmente costruita su quadri-vicenda slegati tra loro, due sonate di Mendelssohn ed uno studio di Ligety.
L'ultimo lungometraggio del maestro Portabella attraversa l'opera di Johann Sebastián Bach, avvicinandoci alla musica e ai singoli elementi che la sottendono. Il risultato, una panoramica sulle profonde relazioni drammaturgiche che esistono tra immagini e musica, quest'ultima elemento paritario e non mero accessorio dell'immagine.
THE OBSCURE
In Cina (forse non solo lì), la poesia sta morendo, fagocitata dai tempi moderni. Gli autori contemporanei preferiscono sfogare le proprie iperboli nella (forse) più remunerativa letteratura. Interrogarsi sulla poesia, e su dove sta andando, è l'intento di 12 poeti riuniti intorno al tavolo di un grande albergo. Quel che esce fuori sono considerazioni diverse, disomogenee, disunite; riprese senza commenti né orpelli di regia, depurati fino all'essenziale (eccezion fatta per le didascalie con i nomi di chi è intervenuto).
Che cosa potrebbe succedere mettendo 12 scrittori in una stanza e ascoltarli parlare tra di loro sulla poesia?
STAUB (DUST)
Con Staub di Hartmut Bitomsky, approda al Lido il documentario più originale della Mostra, quello che più s'allontana dai sottogeneri tradizionali e consumati (consunti persino) della non-fiction. Se l'Italia insiste sulla biografia (Viaggio in corso nel cinema di Carlo Lizzani), e l'America sul film-concerto (Lou Reed's BERLIN), è ancora la Germania a stupire. E c'è da chiedersi se un documentario come Staub non potesse avanzare la pretesa del Concorso, dove qualche anno fa passò Un homme sans l'occident: altri tempi, quando il ghetto (pur di lusso, per carità) di Orizzonti Doc non s'era ancora guadagnato l'esclusiva del cinema dal vero.
Studio analitico del fenomeno della polvere, in senso tanto concreto quanto filosofico. Il residuo della vita di ogni giorno è ciò che costituisce, a livello molecolare, la materia che costituisce il sole, i pianeti, l'universo intero.










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