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Focus On
MATHIEU KASSOVITZ'S “BABYLON A.D.”
Il cinema di Mathieu Kassovitz è fatto di passaggi sonori, di violenti spasmi cinematografici, percorso costantemente da una mobilità tentacolare della macchina da presa. Da sempre gli si rimprovera di mettere questo innato talento filmico al servizio di storie (escluso La Haine) al limite del ridicolo (Gothika su tutte).
MATHIEU KASSOVITZ’S “GOTHIKA”
Gothika è un film di genere e niente di più. Un film che, non incide sulla visione, né inquieta né sorprende. Un thriller da encefalogramma piatto, privo di spunti narrativi interessanti e dignitosamente ripiegato su se stesso, avvitato in una estetica della ripresa fine a se stessa, ricolmo di effetti gratuiti e inutili.
MATHIEU KASSOVITZ “LES RIVIÉRES POURPRES” (I FIUMI DI PORPORA) – Parte seconda
L'anatomopatologo che effettua l'autopsia su Remy si esprime con queste parole, dirette verso i poliziotti: "Sono sicuro che anche la posizione fosse voluta... fetale, come il feto rannicchiato nel ventre della madre...". Parole sibilline che nascondono il movente del serial killer e che danno corpo alla rappresentazione della montagna (luogo in cui è stato trovato il corpo della vittima) come il ventre della terra che nasconde dentro di se i corpi estinti di una natura (umana) sempre più selvaggia e arcaica.
MATHIEU KASSOVITZ’S “LES RIVIÉRES POURPRES” (I FIUMI DI PORPORA) – Parte Prima
Les riviéres pourpres è un viaggio, un viaggio "doppio" come si conviene ad un thriller, in cui l'assassino c'è ma non si vede, è perennemente inquadrato ma non appare, si manifesta nelle forme e nei modi più improbabili e funge da guida a chi indaga su di lui. Il film di Kassovitz è "doppio" anche nello stile e nei contenuti filmici: raffinata ed elegante la regia che segue le indagini di Jean Reno, impertinente e corrosiva quella che segue Vincent Cassel; ad una prima parte, di circa un'ora, efficace, avvincente e malsana, corrisponde una seconda parte piena di buchi di sceneggiatura, tirata via alla bene e meglio, che, nonostante conservi alcune sequenze ad effetto e riuscite (come quella dell'inseguimento notturno o quella della scoperta del cadavere dell'oftalmologo), non riesce mai ad essere credibile e nel finale sfocia nel ridicolo involontario tra bassezze, volgarità ed errori.
MATHIEU KASSOVITZ “ASSASSIN(S)”
Film sulla violenza? Parabola sul Male? Banale riflessione sul potere dei media? Forse tutto questo c'è nel film, ma c'è anche e, soprattutto, molto altro, sia nel bene che nel male. Assassin(s) è un film sull' "eredità". Non quella economica, ovviamente, ma quella morale che una generazione lascia a quella successiva in un inesausto circolo continuo che ripercorre sempre se stesso, sempre uguale eppure sempre diverso.
RADLEY METZGER’S “SCORE”
Score diretto da Radley Metzger nel 1972 è stato uno dei primi film ad esplorare le relazioni bisessuali. Il film è basato su una piece Off-Broadway andata in scena per 23 spettacoli consecutivi al Teatro Martinica a New York, dal 28 ottobre fino al 15 novembre 1971 e in cui c'è da notare la presenza di un giovane e sconosciuto Sylvester Stallone nel ruolo secondario di Mike l'operaio dell'azienda telefonica.
MATHIEU KASSOVITZ’S “LA HAINE” (L'ODIO) – Parte Seconda
Se proprio devono essere messi al centro, dei film di Kassovitz, dei contenuti sociali, La Haine è il ritratto, ovviamente in bianco e nero, di una intera generazione, e come spesso accade (quando il cinema anticipa la realtà) è il preludio (cinematografico) alle violenze che sconvolgono la periferia di Parigi e di altre grandi città della Francia nel 2005. Rivolte iniziate in seguito all'episodio che vede protagonisti giovedì 27 ottobre 2005, a Clichy-sous-Bois, due adolescenti, Zyed Benna e Bouna Traoré che muoiono fulminati da un trasformatore all'interno di una cabina elettrica ed un terzo, Muhittin Altun di 17 anni che rimane gravemente ferito.
MATHIEU KASSOVITZ’S “LA HAINE” (L'ODIO) – PARTE PRIMA
Mathieu Kassovitz è uno dei "misteri" cinematografici più interessanti del cinema di fine millennio. Passato, nei giudizi, da autore innovativo e geniale, nel giro di un paio di film, a mero artigiano esecutore tecnicamente ineccepibile di storie su commissione allineate alla più trita estetica narrativa mainstream. Osannato al Festival di Cannes del 1995 come il più interessante talento emergente del cinema francese e deriso, neanche due anni dopo per il successivo Assassin(s).
SAM MENDES’S “AWAY WE GO” (AMERICAN LIFE)
Away We Go (in Italia American Life per richiamare American Beauty) è un film del 2009 diretto da Sam Mendes, scritto dalla coppia di autori Dave Eggers-Vendela Vida, alla loro prima esperienza cinematografica. Ambizioso negli intenti che appaiono sproporzionati rispetto ai mezzi a disposizione, il film di Mendes si risolve, ancora una volta, in una occasione mancata.
OSCENITÀ
Quello di Renato Polselli è un cinema marginale per vocazione, legato alla distribuzione regionale (da qui le numerose versioni esistenti di ogni sua opera) e votato alla non-visibilità quasi in modo sistematico. I suo film sono, tutt'oggi, di difficile reperibilità, privi di un director's cut (e pertanto di difficile classificazione e valutazione), più volte sono stati bloccati dalla censura, rimontati, ri-doppiati, epurati di alcune scene e infarciti di inserti provenienti da altri film, ri-editati, a distanza di anni, con inserti hard e infine occultati, nascosti, dimenticati, quasi come a non voler ri-vedere opere sì bizzarre ed eccentriche, talvolta ridicole e noiosissime, ma anche vitali, argute, spregiudicate e persino "politiche" nella loro ingenuità consapevole.











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