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REVANCHE – TI UCCIDERÒ
di Götz Spielmann
Sceneggiatura: Götz Spielmann
Fotografia: Martin Gschlacht
Montaggio: Karina Ressler
Scenografia: Maria Gruber
Costumi: Monika Buttinger
Interpreti: Johannes Krisch, Irina Potapenko, Andreas Lust
Produzione: Prisma Film, Spielmannfilm
Distribuzione: Fandango
Nazionalità ed anno: Austria, 2008
Durata: 121'
Data di uscita: 5 marzo 2010
Titolo originale: Revanche
Si incrociano le vite di quattro persone ordinarie; o meglio, due ordinarie e due extra-ordinarie. Se da un lato la normalità è lavorare, vedere passivamente lo scorrere dei propri giorni, dall'altro è la prostituzione, il non avere scelte per sopravvivere se non diventare criminali. Già, non ci sono possibilità, per chi viene dall'Est, di essere "umani": il più forte domina il debole fino a quando l'oppresso non decide di ribellarsi e di volere una vita che sia vita. Scorre lentamente Revanche, e la sua bellezza è tutta qui: nell'osservare posso dopo passo il corso di un cuore umiliato e distrutto per aver perso l'unico amore.
Götz Spielmann non ha fretta di raccontare né di lanciare classici colpi di scena, nessuna scena scabrosa, lascia lo spettatore solo con le immagini a riflettere sulla sofferenza del peccato. Un noir poliziesco come pretesto, un film intimista-psicologico come dato di fatto. Una rapina, un omicidio lasciano pensare ad un thriller ma in realtà non ci sono ricercati, né processi da fare. Si indaga nel trauma indescrivibile di un assassinio (sia pure 'legale'), nel doloro per una maternità negata, nell'istinto della vendetta. Nonostante il lento sciogliersi del film, la grande cura nella fotografia, nella scenografia "realmente cruda", la revanche vive grazie alla maestria e alle intense interpretazioni dei protagonisti, capaci di rendere credibile questa opera noir.
Götz Spielmann, poco conosciuto in Italia, ovviamente pluripremiato all'estero, con destrezza affida ad un ex criminale il senso della vera giustizia, ad un polizziotto il compito di uccidere, assolvere il "proprio dovere". Le forti contraddizioni emergono in ogni scena rispecchiando quelle insite nell'uomo: in ognuno di noi regna il bene e il male. È certo un film sorprendente; in ogni momento ci interroga sulla responsabilità delle nostre azioni, sulle nostre colpe, su quanto condizioniamo la vita degli altri, se pur a volte non lo vorremmo. Opera impietosa, nessuna catarsi, l'impotenza sembra essere la sua cifra costante, paralisi della volontà nell'impossibilità di vivere. Spielmann annulla ogni commento sonoro che non sia presa diretta dalla realtà ma non rinuncia alla vividezza delle emozioni che contrastano con il paesaggio naturale di un lago, di un bosco, di una fattoria.
Premiato al 58. Festival di Berlino, candidato all'Oscar 2009 come miglior film straniero, è certo un' opera d'autore; un noir sui generis, poco incline alle ovvietà, allo spettacolare, ma viscerale e forte, impietoso verso la morale comune del "benpensante".



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