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L’AMANTE INGLESE

di Catherine Corsini

Sceneggiatura: Catherine Corsini e Gaëlle Macé
Fotografia: Agnès Godard
Montaggio: Simon Jacquet
Scenografia: Laurent Ott
Costumi: Anne Schotte
Musiche: Georges Delerue; Antonie Duhamel
Interpreti: Kristin Scott Thomas, Sergi Lopez, Yvan Attal, Bernard Blancan, Aladin Reibel, Alexandre Vidal, Daisy Broom, Berta Esquirol, Gérard Lartigau, Geneviève Casile, Philippe Laudenbach, Michèle Ernou
Produzione: Pyramide Productions, Camera One, Solaire Production
Distribuzione: Teodora Film
Nazionalità ed anno: Francia, 2010
Durata: 85'
Data di uscita: 5 marzo 2010
Titolo originale: Partir
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Sito italiano       

L’AMANTE INGLESE
3 e mezzo

Nonostante tutto siamo qua. Tetri, sommessi, sessisti e illibertari. Con il Capitale, il libero mercato, che nulla impone ma tutto comanda. Deformati e quindi deformi, impossibilitati a fare altrimenti. O forse no, come propone L'amante inglese. Quella di Catherine Corsini è la storia di questa ribellione, tanto vacua quanto necessaria. La ribellione al padre-padrone, al marito oppressore, alla società illibertaria e al dio denaro.
Suzanne (una splendida Kristin Scott Thomas) è una donna perfetta: moglie, madre, intellettuale, piccolo borghese. Vive con il marito e i loro due figli in una cittadina francese, vittima inconsapevole di una struttura che la opprime. Ma un giorno nella sua vita si palesa Ivan (Sergi Lopez), un ex-galeotto spagnolo operaio e tuttofare. Come una catarsi, Ivan nella sua ingenuità svela a Suzanne un altro mondo. Un mondo fatto di passioni, di libero arbitrio, di piacere e di mutuo soccorso. Per la donna è la felicità: abbandona il tetto coniugale per tornare a vivere, ora follemente innamorata del proletario Ivan.
Ma l'opera ci racconta cosa potrebbe essere, non cosa veramente è. E la passione dei due non potrà mai vincere su un modello forte e ben congegnato come quello rappresentato dal marito della donna. Questo rende la vita della moglie impossibile, negandole soldi e possibilità lavorative. Attraverso il denaro (ovvero attraverso la sua assenza) il marito tiene Suzanne sotto scacco, attuando un vero e proprio ricatto: se si ricongiungerà a lui potrà tornare alla vita di prima, con tutti i confort e il benessere borghese; altrimenti ad attenderla ci sarà una vita di stenti, miseria e frustrazioni.
L'amante inglese è un'opera sulla mercificazione umana e sulle (im)possibilità che l'egemonia economica della nostra società significa. Perché tentare l'amore quando c'è il denaro? Perché chiedere quando si può subdolamente imporre? Ma non sono quesiti retorici: la regista tenta di mostrare che così non deve necessariamente essere, che un altro modo di intendere le nostre vite è possibile, sebbene destinato a fallire. Suzanne infrangerà le regole del gioco, e scoprirà che venendo meno ai dettami sociali si può scoprire una vita altra, migliore di quella che sta vivendo.
Ma L'amante inglese è anche un grido di speranza femminista, dove la donna - come diceva Nietzsche - è Verità, ovvero l'unica che può salvarci, l'unica custode della Vita (qualsiasi cosa essa significhi). Suzanne è una donna emancipata, che un giorno capisce che può scegliere e non essere necessariamente scelta. È una donna che comprende di avere il suo destino fra le mani, intenzionata a farlo fruttare e a viverlo; ma soprattutto è una donna che rinnega la morale dominante tentando una nuova strada. Ma non tutto è possibile, neppure nelle storie migliori. E il marito avrà la meglio sulla moglie fedifraga perché - per il momento - non può ancora perdere, grazie alla sua posizione dominante e privilegiata. Ma non importa, dopotutto. La vera magia sta nel tentativo, non nella sua riuscita. Sta nell'avvicinamento al bacio, non nel bacio in sé stesso. E se la relazione amorosa fra Ivan e Suzanne è destinata a fallire, l'importante è averla tentata; la tensione del sogno, aldilà della sua realizzabilità. Aver creato un precedente, meraviglioso sebbene effimero, per tracciare un percorso. Il fallimento significa morte, ma non bisogna confondere: se Suzanne ucciderà il marito - come ci viene mostrato sin dall'inizio del film - non scadrà nel torto, ma mostrerà solamente i limiti della ragione (il torto della ragione).
Catherine Corsini ci dona un'opera partigiana, di pancia e cuore, che riesce però a gestire con una lucidità che ben maschera la partecipazione emotiva della regista. Nonostante qualche caduta drammaturgica nel patetismo, L'amante inglese rimane un'opera che merita di essere vista; perché se una via di fuga esiste, allora vale la pena studiarne il tracciato.

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