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ALICE IN WONDERLAND

di Tim Burton

Soggetto: Lewis Carroll (romanzi "Alice nel paese delle meraviglie" e "Attraverso lo specchio")
Sceneggiatura: Linda Woolverton
Fotografia: Dariusz Wolski
Montaggio: Chris Lebenzon
Scenografia: Robert Stromberg
Costumi: Karen O'Hara, Peter Young
Musiche: Danny Elfman
Interpreti: Mia Wasikowska, Johnny Depp, AnneHathaway, Helena Bonham Carter, Stephen Fry
Produzione: Tim Burton, Joe Roth, Jennifer Todd, Suzanne Todd, Richard D.Zanuck, Metterli Frauenfelder e Linda Woolverton per Team Todd, Tim Burton Animation Co., Walt Disney Pictures, The Zanuck Company
Distribuzione: Walt Disney Motin Pictures Italia
Nazionalità ed anno: Usa, 2010
Durata: 110'
Data di uscita: 3 marzo 2010
Sito ufficiale    
Sito italiano

ALICE IN WONDERLAND
3 e mezzo

"Chi esser tu?" Quanti da piccoli si sono divertiti a ripetere tra sé, o rivolti a qualcun altro, la versione italica della domanda esistenziale, che nel lontano 1951 la Walt Disney faceva pronunciare, nel suo capolavoro psichedelico Alice nel paese delle meraviglie, tra gli sbuffi del narghilè, al Brucaliffo? Arriva tra le mani di Tim Burton la domanda che è perno fondativo delle due opere letterarie di Lewis Carroll, quei "The adventures of Alice in Wonderland" e "Through the looking glass", che di nuovo si fondono in un unico viaggio per Alice Kingsley, che in Alice in Wonderland acquista in età e in stile gotico.
Uscendo stranamente prima in Italia rispetto agli States (da noi il 3 marzo, per gli altri il 5), è la seconda versione "nota" che si avrà del viaggio fantastico della giovane bionda protagonista, dopo che dal 1951 ce ne sono state dalle fortune molto alterne, se non misconosciute, annoverando anche l'immancabile versione hot (Alice nel paese delle pornomeraviglie, 1976...). Dall'animazione si passa al 3D e all'età adulta (19 anni) di Alice (interpretata da una fresca Mia Wasikowska), che contrapporrà alla realtà, che è finzione, quella più vera del sogno fantastico, dove intraprenderà un viaggio in wonderland che la porterà a risalire i meandri della costrizione sociale verso quelli del libero arbitrio, nel rispetto di ciò che (ri)scoprirà di se stessa. Scatta proprio nel momento in cui deve fare la scelta "giusta", sposare un lord (Hamish Ascot, catalizzatore di tutto ciò che è noioso luogo comune senza appeal) il viaggio che la riporta indietro, dove già è stata, il Wonderland in cui ancora una volta dovrà essere eroina, nel folle modo che qui vuol dire, equiparandolo in pericolosità alla sua maggiore età: sconfiggere il Ciciarampa (mostruosità che nella versione originale ha la voce di Sir Christopher Lee). Burton sceglie dunque di non compiere un remake, ma dare un seguito ideale al capolavoro Disney. Alice si ricorda a poco a poco di essere quella Alice che già era stata in quei luoghi fatati, bambina; che quei sogni, che aveva avuto da piccola, sono realtà. Ritorna a essere colei che è attesa da tutti per la salvezza di quel mondo. Ritroverà il Cappellaio Matto (un Johnny Depp musa come sempre "ispiratoria" per il regista che lo ha avuto tra le mani fin dal suo primo film di successo, appunto Edward, mani di forbice, 1990), il Leprotto Bisestile, il Bianconiglio, il Brucaliffo, lo Stregatto (con la voce di Stephen Fry nella versione originale), Pinco Panco e Panco Pinco...La Regina Rossa, Iracondia (l'inseparabile e sempre superba compagna Helena Bonham Carter) e, sull'altro versante, della bontà, la sorella, Mirana, la Regina Bianca (una dimessa Anne Hathaway). A poco a poco ricorda chi è, Alice, e viene riconosciuta come loro paladina dagli abitanti del Paese delle Meraviglie. A poco a poco, tutto ciò che le sembrava impossibile diventa possibile. In tutto questo, per chi è cresciuto anche sotto le lisergiche e amorevoli immagini della storica versione Disney, è commovente vedere comparire l'enorme sorriso del Gatto del Cheshire, i suoi occhi di giada, osservare come la computer grafica è stata capace di rendere morbidi e fluidi i suoi movimenti, mentre, svolazzando, fa le sue evoluzioni e la sua pelliccia viene pettinata dall'aria. Tutto è perfetto nel viaggio meraviglioso che guadagna l'ironia dark e la visionarietà del regista di Sleepy Hollow. Ma nell'affrontare una materia dal senso allegorico così concentrato, il film cade nell'eccesso di questa esattezza di sorpresa estetica, risultando freddo, e peccando in sviluppo di idee. Non riesce a graziarci sul finale con un ritorno alla realtà vero, ma affrettato, mentre concludendo il viaggio nella finzione già si sentiva che le sorprese da estrarre dal cilindro erano finite. Alice vedrà per l'ultima volta tutti i suoi amici dalla sana follia. Scegliendo di tornare nel mondo, invece di rimanere nella meraviglia, non potrà tornare più indietro. Prenderà però in mano la sua vita, e ne inizierà una nuova, inseguendo una risposta a quella domanda, che compare dietro alle nebbie di ogni esistenza: chi esser tu?

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