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BRUNELLO RONDI PARTE 2 – “IL DEMONIO”

L'horror (d'autore) nel cinema di Brunello Rondi...

BRUNELLO RONDI PARTE 2  – “IL DEMONIO”

Oggi Il demonio è unanimemente considerato il miglior film di Brunello Rondi: fatto questo, che tende a mettere in secondo piano, in maniera preventiva, tutta la seguente filmografia del regista (erroneamente considerata mediocre), secondo un "vizio" tutto italiano che tende a classificare ogni cosa e a concentrare la propria attenzione solo sul risultato qualitativo (qui peraltro eccellente). Nel 1963, il film viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, massacrato dalla critica, che non si limita a concentrare la propria attenzione sul film ma che coinvolge il ruolo personale del regista, al punto che lo stesso Rondi dichiara a seguito della stroncatura: "Fui  proprio distrutto da tutta la critica italiana, mi misi a piangere leggendo quei giudizi. Un insuccesso clamoroso". Il valore del film non viene neanche riscattato dal passaggio in sala, che si conclude con un sonoro fallimento. Ma come spesso accade, ciò che in Italia non viene apprezzato per i motivi più svariati (spesso non pertinenti al solo ambito cinematografico), all'estero viene accolto e apprezzato. Soprattutto oltralpe, Il demonio gode (tutt'ora) di un ampio consenso e viene recensito positivamente su "Le Figaro" da Louis Chauvet e sui "Cahiers du Cinema" da Jean-Louis Comolly (due tra i critici più ostici e intransigenti dell'epoca), mentre sul "Times" di Londra riceve una vera e propria ovazione da parte di John Russel Tylor. In Italia invece, oltre alla stroncatura critica il film subisce il blocco della censura e il divieto ai minori di 18 anni, fatto che addolora ulteriormente il regista, il quale in quest'opera non solo investe tutta la sua passione per il cinema, ma cerca di costruire il paradigma un percorso alternativo e diverso rispetto al cinema esistente all'epoca. Il demonio è infatti il primo passo, di un cinema "nuovo" e di una filmografia affascinante che limita il ruolo del maschio (anticipandone la crisi sociale e di ruolo) e mette al centro la donna e la sua complessità psicologica e sessuale, andando a investigare gli angoli più oscuri e inquietanti dell'animo femminile, spesso esacerbati da una società ipocrita e perbenista.

Il demonio viene scritto dallo stesso Brunello Rondi, per un ricco industriale milanese, Federico Magnaghi, cultore dell'occulto e appassionato di scienze metapsichiche. Il film si avvale della consulenza dell'etnologo dell'Università di Cagliari Ernesto De Martino (come ricorda il cartello posto in chiusura dei titoli di testa), un esperto di dinamiche etniche e antropologiche del meridione italiano (il quale va detto, non fu pienamente soddisfatto del risultato finale). Il ruolo di Purificazione viene rifiutato da Lea Massari a causa delle modalità eccessive ed esasperate con cui viene presentata questa ragazza lucana; l'attrice viene sostituita dall'israeliana Daliah Lavi, una bellezza magnetica e conturbante, che costituisce un valore aggiunto al film. Oltre alle analogie con L'esorcista, che in anticipo di dieci anni presentano i sintomi della possessione (compresa la famosa camminata a "ragno") e il rituale dell'esorcismo, Il demonio va ricordato soprattutto per la lucida analisi di uno spaccato del sud Italia. La Lucania e i Sassi di Matera, fanno da sfondo ad un impianto antropologico ed etnologico, messo in scena con riprese dal vivo e attori non professionisti e autoctoni, con l'intento di raccontare personaggi autentici e fatti realmente accaduti, come ricorda la didascalia che apre il film: "Il film si ispira a un fatto di cronaca tragicamente recente. Tutto il complesso dei riti, delle formule magiche e anche delle crisi demoniache è scientificamente esatto e corrisponde alla realtà italiana. Equivalente a quella di altre parti del mondo". Brunello Rondi è abile nell'esprimere l'inspiegabile, nel descrivere l'assoluto che lega il connubio contraddittorio tra magia e fede, tra religione e superstizione. In anticipo sui tempi, descrive con ambiguità l'irrazionale e il paranormale, immergendo il film in un'atmosfera eterea pregna di violenza primitiva e di ignoranza popolare, concentrando in sequenze di forte impatto visivo uno sguardo visionario capace di coinvolgere emotivamente e di amplificare la forza descrittiva e il senso poetico delle immagini.

Purificazione (Daliah Lavi), giovane contadina lucana, è considerata dalla gente come un'ossessa e si trova di fronte all'ostilità e all'incomprensione di tutti. Essa è innamorata di Antonio (Frank Wolff), ma questi la respinge e sposa un'altra donna. Allora Purificazione ricorre alla "fattura"; scoperta, fugge, ma durante la notte è aggredita e violentata da un pastore. Recatasi alla "processione delle pietre", che si conclude con una confessione pubblica, subisce una forte crisi; si rivolge ad uno stregone, ma questa visita la prostra ancora di più poiché lo stregone abusa di lei. Neppure l'esorcismo in chiesa ottiene l'effetto voluto. Una notte essa si sveglia legata al letto e col corpo sanguinante; la sua fama sinistra si spande ancor più nella regione, e durante "l'incantesimo della pioggia", è accusata di essere lei ad aizzare i venti e deve fuggire. I genitori tentano di nasconderla, ma Antonio, convinto che Purif sia la causa delle sue sciagure, la cerca e, in occasione del "rogo delle streghe", trascorre con lei la notte e al mattino seguente l'uccide.

"La mia indemoniata era già una contestatrice posseduta da forze irrazionali che i preti tentavano inutilmente di domare con l'esorcismo; con la sua forza squassava il mondo intero, la famiglia, la società. Fu il primo film sull'esplosione irrazionale della coscienza" (Brunello Rondi). Il carrello iniziale che apre il film, attraverso un veloce movimento di macchina conduce lo spettatore sul primo piano di Purificazione: è un evidente intromissione, che pone in oggettiva lo "sguardo dell'altro" (una presenza invisibile ma immanente) visto che il movimento viene come avvertito dalla donna che si volta verso la macchina da presa nello stesso istante. L'ambiguità dello sguardo prelude all'ambiguità della messa in scena, dove la nevrosi emotiva di Purificazione, può essere contemporaneamente letta o come erotismo patologico o come possessione demoniaca. La forza dello sguardo indagatore di Brunello Rondi è evidentemente incentrata sulla sensualità conturbante e "bestiale" di Purificazione, che nella seconda sequenza, durante l'incontro con Antonio si traduce in tentazione "maligna" (a cui l'uomo cede biblicamente). La costruzione della scena nella prima sequenza del film (quella della preparazione della "fattura") è incentrata sulla contrapposizione (apparentemente ipocrita, in realtà contigua) tra superstizione e religione, visto che ogni inquadratura che mostra le azioni della donna, contiene in profondità di campo un crocifisso o comunque un'immagine sacra. Il luogo metafisico e ancestrale dei Sassi di Matera, contribuisce all'evocazione  di un'atmosfera pervasa da forze magiche e occulte e alla raffigurazione di un  devozionismo primitivo. L'immagine di Dio, la sua rappresentazione, il suo richiamo nei dialoghi, tendono a presentare il Signore come guida, non solo spirituale ma anche (e soprattutto) esistenziale, in un connubio devozionistico (e mai religioso) che non fa differenza tra sacro e profano. Testimonianza diretta è il dialogo tra Antonio e la madre della sposa, in cui l'uomo afferma: "Per quanto riguarda la cerimonia è deciso, si farà con l'onore e la scorta di tutti. Così come deve esse' fatto. I conti li ho fatti tutti e non devo niente a nessuno, né a Dio, né agli uomini"; la madre lo riprende con severità e ammonisce: "A Dio sempre, Antonio. Siamo sempre in debito con lui".

Il personaggio di Purificazione è, sin dal nome un lavacro necessario per mondare una collettività "corrotta", ed un detonatore in grado di far saltare, i precari equilibri di una società antropologicamente arretrata, terrorizzata dal Male in tutte le sue forme, e pronta a scacciarlo con qualunque mezzo. La cerimonia della prima notte di nozze, vede i quattro genitori degli sposi eseguire un rituale antichissimo affinché il male venga assorbito dalla stanza, evocando la presenza dei quattro santi sui quattro angoli del letto, ponendo la falce sotto lo stesso e disponendo acini d'uva a forma di croce; le parole sono altrettanto simboliche: "Con la falce taglio le gambe alla morte. Con la falce le lacrime taglian la voce. Con la falce sotto il letto dal demonio sei protetto". L'enclave che abita quest'angolo di Lucania si affida a Dio e alla Madonna per proteggere i proprii figli, e non esita ad affidarsi a uno stregone per allontanare la presunta possessione di Purificazione; Zì Giuseppe è una sorta di sacerdote pagano che officia un rituale che è simultaneamente religioso e blasfemo: invoca l'aiuto del sole, dei santi e delle forze magiche, ma più che espellere il diavolo, tende ad approfittare del proprio ruolo per spogliare, palpare, infine possedere il corpo della giovane ignara e ingenua. Dopo aver deposto una carta sul suo seno, la ritrae affermando: "Non basta figlia. Tu hai il tuo male nascosto e lo stringi forte. Non me lo lasci vedere...e io dovrò fare dell'altro"; con questa scusa fa stendere la donna su una pelle di capra e dopo averla "minacciata", la violenta nel silenzio e nell'indifferenza generale di una comunità che a lui tutto permette. Zì Giuseppe è una sorta di "Dio umano", che inscena una serie di rituali pseudo religiosi, le cui finalità non sono rivolte al bene della collettività ma semplicemente alla propria soddisfazione personale; egli esiste in quanto necessario alla comunità per garantirne sicurezza e prosperità. 

Nell'atmosfera chiaroscura, esaltata dalla fotografia traslucida di Carlo Bellero, il quale attraverso una vasta serie di grigi determina attraverso la luce stati d'animo ed emozioni, si susseguono i tre riti religiosi e popolari che attraversano il film, restituendo a Il Demonio anche il valore di documento etnologico. La "processione delle pietre", racconta come i peccati siano pietre da trasportare su per la collina, e da depositare a terra una volta giunti sul sagrato della Chiesa, prima di procedere alla condivisione collettiva delle singole mancanze. Quello che colpisce è che i peccati urlati contemplano il furto, l'incesto, l'omicidio, la violenza domestica e la bestemmia, e pertanto appaiono decisamente più gravi delle colpe di Purificazione (la quale afferma di aver parlato con il demonio); ma la comunità mentre è disposta a perdonare l'abominio dei suoi simili, condanna apertamente il comportamento di Purificazione e rimane del tutto indifferentemente di fronte alla violenza da lei più volte subita (una notte viene incaprettata da un pastore che subito dopo la violenta). È quindi evidente, che la "possessione" della donna, sia in realtà (come ricorda lo stesso Rondi) una forma di ribellione istintiva e bestiale verso una società che non le appartiene, che non accetta e che non la vuole; ella è una donna a cui vengono imputati tutti i mali, compreso quello dell'arrivo del maltempo (durante "l'incantesimo della pioggia") a danneggiare il raccolto, e pertanto la sua fine è segnata. Dopo il "rogo delle streghe", conduce Antonio sulla collina prospiciente, e dopo un amplesso (suggerito e non mostrato), si lascia uccidere dall'uomo, come fosse una vittima sacrificale: il film si chiude sul primo piano del suo volto sofferente.

Purificazione, possiede una sensualità animale, che si traduce in un erotismo visivo ambiguo e ammiccante. La pelle esposta alla macchina da presa è poca, ma i suoi lembi di volta in volta feriti dalla puntura di un ago, straziati da arti "diabolici", martoriati dal filo spinato, costituiscono la rappresentazione visiva di una nevrosi femminile, al limite del patologico, che non accetta le regole consolidate e silenti di una società retriva e intimidatoria. Purificazione è la prima rappresentazione filmica (per il nostro cinema) di quel prototipo di donna sfacciata, intelligente, provocante e seducente che attraverserà tutto il cinema (popolare e non) degli anni '70. Brunello Rondi costruisce ne Il demonio un archetipo femminile, che egli analizza lungo tutta la sua opera registica, evidenziando attraverso la sessualità problematica e debordante delle sue "eroine" tutte le incongruenze e le ipocrisie presenti nella società italiana: nel momento di passaggio dalla sottomissione all'emancipazione.

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