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GENITORI&FIGLI: AGITARE BENE PRIMA DELL’USO
di Giovanni Veronesi
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Ugo Chiti, Andrea Agnello
Fotografia: Tani Canevari
Montaggio: Marco Spoletini
Costumi: Gemma Mascagni
Scenografia: Luca Merlini
Musiche: Andrea Guerra (canzone "Scusa" di Gianna Nannini)
Interpreti: Silvio Orlando, Luciana Littizzetto, Michele Placido, Elena Sofia Ricci, Margherita Buy, Max Tortora, Piera Degli Esposti, Chiara Passarelli, Emanuele Propizio, Andrea Facchinetti
Produzione: Aurelio De Laurentiis & Luigi De Laurentiis
Distribuzione: Filmauro
Nazionalità ed anno: Italia, 2009
Durata: 110'
Data di uscita: 26 febbraio 2010
Sito ufficiale
Dovrebbe far ridere. È nato per questo, per essere una commedia, si direbbe all'italiana, anche se di quel genere si sono perse di vista da parecchio tempo nel nostro cinema le prerogative genuine che muovevano film come Poveri ma belli (1957) di Dino Risi. Dovrebbe far ridere, ma non è che vada troppo a fondo in questo senso la nuova creatura di Giovanni Veronesi, quel Gentori&figli: agitare prima dell'uso che in 550 copie Filmauro distribuisce nelle sale.
A spingerlo a man forte la luciferina astuzia commerciale e produttiva di Aurelio De Laurentiis & Luigi figlio, architettata una ragnatela promozionale: la presenza in libreria per la Mondadori del libro di uno degli autori di soggetto e sceneggiatura, Andrea Agnello; nel film Gianna Nannini, a interpretare se stessa, e con le sue "Scusa" (inedita e per il film) e "Maledetto ciao" (proposta fino alla noia già dall'anno scorso su tutto il territorio nazional-popolare), che si aggiungono alla colonna sonora nelle capaci mani "giuste" di Andrea Guerra; il cast con - nell'ordine - Michele Placido, Margherita Buy, Andrea Facchinetti (figlio d'arte di Ornella "me sò rifatta da poco" Muti), Silvio Orlando, Luciana Littizzetto, Elena Sofia Ricci, Max Tortora, il cameo "malato" e con mascherina di Sergio Rubini (mai come qui macchietta della sua terra di Puglia), quello flash e irriconoscibile della bella del regista, l'attrice Valeria Solarino (un premio, ovvero una pacca sulle spalle, a chi la scoverà), la sboccata Piera Degli Esposti, e i due giovani di belle speranze Emanuele Propizio e l'anima del film Chiara Passarelli. Placido è un insegnante di Liceo classico, la cui moglie eternamente stupita (M. Buy) è venuta verbalmente alle mani col figlio Gigio (Fachinetti), a causa del suo desiderio di andare al Grande Fratello; per capirci qualcosa sul rapporto tra genitori e figli, e non potendolo fare col figlio fuggito, lo chiede ai suoi studenti con un tema. Da qui la storia si focalizza sul tema della Passarelli, quindicenne, ancora vergine, che col suo sguardo vola librandosi tra le nevrosi e la storia quotidiana della sua adolescenza e della famiglia: due genitori (Littizzetto e Orlando), che scoppieranno separandosi, un fratellino esagitato, che si scoprirà razzista, piccolo Hitler accoltellatore con matita di compagni di classe rom. A dare man forte l'arrivo della madre bastarda (per quante gliene ha fatte), ma simpatica di Orlando, una quanto mai - appunto - dal vocabolario colorito (a parolacce) Piera Degli Esposti, grande attrice, sebbene qui non le calzino a pennello i panni indossati. Amanti un po' per ciascuno (il collega di lavoro Max Tortora per la Littizzetto; l'amica un po' "facilmente allegra" Elena Sofia Ricci per Orlando), il film naviga a vista tra luoghi comuni, nel tentativo dichiarato di dissacrarli e smascherarli, compresa una mancanza di sostanza sostanziale della società contemporanea, che corrompe negli ideali e nei costumi comportamentali anche e soprattutto gli adolescenti (l'usanza di essere "sverginate" per forza a una certa età tra amiche dal "panzer dragoon" cinese, e mettere la quindicenne sul cubo in disco, magari pagandola...). Si avverte però il peso di ciò che non riesce a fare fino in fondo il film, che diventa efficace negli intenti solo nel pensiero articolato e spiegato da Veronesi nella conferenza stampa. Dovrebbe far ridere, ma non ci riesce abbastanza. Dovrebbe far piangere, ma non ci arriva del tutto. Dovrebbe far pensare, ma anche nella decantata (da se stesso, Veronesi) scena delle scuse della Littizzetto al campo rom non rimane che una domanda: cui prodest? A chi giova tutto questo toccare, lambire, iniziare e non chiudere l'arco del pennello che dovrebbe definire? Naviga in superficie Genitori&figli, non scavandoci dentro, neanche nei finali, di cui uno più commosso e partecipato, perché ispirato alla realtà (personale) del regista, che si dovrà andare a scoprire (se si vuole) vedendo il film. Son davvero un po' depressi questi toscani terribili, macinatori di soldi a palate, che continueranno a farli, di denari da mettere nel proprio salvadanaio/porcellino, come il Pieraccioni Leonardo, e il suo Io&Marilyn, ma un fondo di tristezza malinconica la fanno sentire, e non è di quelle che fanno bene come base creativa. Di riuscita, davvero, la dedica sentita alla conclusione del film, da apprezzare solo per questo, ai genitori di Giovanni Veronesi, scomparsi, e la cui mancanza non potrà mai essere colmata del tutto.



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