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GIOVANNI VERONESI METTE IL DITO TRA "GENITORI E FIGLI"

GIOVANNI VERONESI METTE IL DITO TRA "GENITORI E FIGLI"

Tra genitori e figli non mettere il dito...o era un altro grado di parentela carnale a cui faceva riferimento questo detto di popolare memoria? Il dito comunque ce lo ha messo Giovanni Veronesi proprio con Genitori&Figli: agitare prima dell'uso, che uscirà il 26 febbraio in 550 copie per la Filmauro del Presidentissimo Aurelio De Laurentis, & son (figlio) Luigi. Alla conferenza stampa alla Sala Torlonia dell'Hotel a 5 stelle plus De Russie a Roma, oltre ai già sunnominati, presenti la coppia scoppiata Silvio Orlando e Luciana Littizzetto, la nonna simpatica, dannata, e moribonda, Piera Degli Esposti.


Ci sono anche due dei giovani protagonisti, il già Mio fratello è figlio unico Emanuele Propizio, e gli occhi che, a detta di Orlando e Veronesi, sono quelli che filtrano tutto il film, e cioè quelli della quindicenne Chiara Passarelli. Non presenti qui, ma invece nel film, Margherita Buy, Elena Sofia Ricci, Michele Placido, Max Tortora. La cantante Gianna Nannini, presente come se stessa, e con il pezzo fatto per l'occasione "Scusa", e con la mega-hit (così viene strombazzato il suo pezzo nei comunicati) "Maledetto ciao". Da aggiungere, per concludere la panoramica di spinta commerciale del film, l'uscita in libreria di "Genitori&figli J" (Mondadori) di Andrea Agnello, uno dei co-sceneggiatori.
C'è stranamente un'atmosfera tesa (svogliata?), nella sala Torlonia. Quasi protetta. "Ho compiuto un'attenta analisi andando a rivolgermi a svariati campioni di giovani, a cui abbiamo chiesto, nelle scuole secondarie di Bologna e Foggia, di scrivere proprio un tema a riguardo. E quando ho fatto vedere certi momenti del film a una ragazza, come quelli che vanno contro alla cultura del Grande Fratello, mi ha detto, bravo, è proprio così! I miei genitori sono ottusi come questi! E mi son detto, oddio, forse ho sbagliato tutto! Perché doveva essere una scena contro, ed è diventata a favore...ma ho anche pensato che se il film sarà capace di presentare tutt'e due i punti di vista, quello dei genitori e quello dei figli, allora avrà raggiunto il suo obiettivo." Parte da una motivazione che parrebbe nobile il film che vede, dopo tre lungometraggi a episodi (i due Manuale d'amore, e Italians), per Veronesi ritornare a un film dalla storia più unitaria, anche se corale, il cui cuore è proprio il tema che sviluppa in classe la Passarelli. Nella volontà produttiva che lo stesso Aurelio De Laurentis conferma "ci sarà un premio per il miglior tema che è stato fatto nelle due scuole campioni. Complessivamente € 50.000, che metterà a disposizione la Filmauro, dividendoli tra il giovane vincitore (€ 20.000 per viaggiare e imparare) e € 30.000 per l'istituto per migliorare la sua struttura". In un progetto in partnership con l'Agis Scuola e il Ministero apprezzato da Veronesi, che dice "non son mica pochi, considerate!"
Tutto documentato, dunque, come la mitica canzone "Over the rainbow" cantata da Judy Garland, presente in un momento topico del film, e che un nipote di Veronesi, figlio dell'altro celebre Sandro, conferma essere presente in versione punk-ska in una discoteca di Calenzano (Firenze). Come son documentate e vere anche le parolacce proferite dai protagonisti di tutte le età, come risponde il regista a chi domanda se per caso non ce ne sia sovrabbondanza. "Ho cercato di essere il più veritiero possibile. E poi per me parolaccia non è quella che dici e che fa parte del tuo parlare quotidiano. Son ben altre e di altro peso e significato quelle vere." Come sono altri i significati di figure come il piccolo figlio già razzista, che viene anche questo "da una storia che mi ha raccontato un amico!", aggiunge Veronesi. Razzista, che nel film è soprannominato "Hitler" e accoltella al collo con matita ben temperata il giovane compagno di classe rom. "Quando la madre (Littizzetto) va al campo rom, da sola, per chiedere perdono, si trova di fronte alla logica del rom, che è ben diversa da quella benpensante e ipocrita del personaggio che interpreta Luciana, della progressista. Non ci fa niente delle sue scuse il padre. Fa vedere i danni al bambino, e chiede soldi. E per me è una scena talmente bella, che si ritaglia al di fuori del film stesso. Ho conosciuto i rom, ci ho abitato accanto fin da piccolo, e so come pensano e come agiscono."
Un sottile disprezzo, sembra, per i luoghi comuni, di cui però non fa a meno per il suo film Veronesi, che dice invece di averli utilizzati per andare contro agli stessi. Giocando anche con la figura del cinese "sverginatore" seriale, (da considerare che Prato è la prima città italiana in quanto colonia cinese...), a cui però evita di prestarsi per essere come tutte le altre la giovane Passarelli. "A parte la bravura che ho trovato in lei, c'è la bellezza del personaggio che interpreta - dice Orlando - che va al di là di ciò che ti impone una società che richiede anche ai giovani di adattarsi in ruoli e in comportamenti. In lei vedo una nuova via di essere ancora se stessi, per i giovani, e ritrovare la loro strada da protagonisti consapevoli." "C'è una scena in cui Chiara va in discoteca, e le chiedono di andare sul cubo - aggiunge Veronesi. - Una quindicenne sul cubo! E il bello è che c'è chi le paga per farlo, nella realtà, anzi ci sono dei genitori che le portano apposta lì!"
Durante tutto questo parlare la Degli Esposti biascica, gomma da masticare in bocca, Propizio si sgranchisce la schiena, la Passarelli guarda non si sa che imbarazzate e timida. "È stato un onore lavorare con un attore consumato (liso?, nda) come Orlando - dice la Littizzetto -  che rappresenta un uomo senza spina dorsale, che lascerà, per trovarsi con un altro uomo inaffidabile (Max Tortora, nda), che vorrebbe fare una famiglia allargata con lei, ma che non avrà il coraggio di separarsi dal precedente matrimonio. Rappresento davvero una donna moderna, che ne fa davvero troppe, non riuscendone bene in nessuna!" Orlando ringrazia, rispondendo a complimenti con complimenti. Sulla famiglia allargata ha qualcosa da dire Veronesi: "Sono contrario a questa forma familiare, per me del tutto falsa, e fatta solo per logiche di equilibrio legali e interne, per comodo, per un quieto vivere. Per me la famiglia deve essere più un branco, un gruppo allargato di persone che in quanto sono state, sono nate, cresciute insieme, per questo saranno insieme per sempre. Come dimostra la scena della dispersione delle ceneri nell'acqua (di chi qui non lo sveleremo, ndr...), in cui sembra essere di nuovo tornata la pace nella famiglia di Luciana e Silvio, che non torneranno però mai di nuovo insieme. Ma in quel momento sono di nuovo uniti, finalmente sereni. Si buttano in mare a uno a uno, partendo dal figlio più piccolo. Ed è stato anche questo un episodio autentico, quello successo a me e a Sandro, quando abbiamo disperso le ceneri dei nostri genitori." Il film è infatti dedicato alla loro memoria. "Non mi ero mai reso conto di quanto mi potessero mancare, mi potesse mancare la loro presenza, fino a quando non la potevo avere più. Prima quasi non curante, sono stato lontano, per lavoro, per pigrizia. Poi ho avvertito tutto il peso di quel vuoto".

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