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IL GIORNO DEI VINCITORI: A BAL DI SEMIH KAPLANOGLU L'ORSO D'ORO DELLA SESSANTESIMA EDIZIONE DELLA BERLINALE

L'orso d'oro al turco Bal di Semih Kaplanoglu. Premio alla miglior regia a Roman Polanski per The Ghost Writer, migliori interprete femminile Shinobu Terajima (Caterpillar di Wakamatsu Koji), il premio al miglior attore va ex aequo ai due protagonisti del russo How I endend this summer. Gran prix della giuria al rumeno Eu cand vreau sa fluier, fluier (If I Want To Whistle, I Whistle)

IL GIORNO DEI VINCITORI: A BAL DI SEMIH KAPLANOGLU L'ORSO D'ORO DELLA SESSANTESIMA EDIZIONE DELLA BERLINALE
Alla fine ce l'ha fatta: dopo aver girato tutti i festival più importanti del mondo (Egg fu presentato a Cannes, Milk a Venezia),  Semih Kaplanoglu ottiene con la terza parte della sua trilogia Bal (Honey) il riconoscimento del miglior film, vincendo qui a Berlino l'orso d'oro della sessantennale. Il verdetto, in ogni caso in linea con la tradizione della Berlinale, arriva a sorpresa, visto la valanga di critiche che aveva riscosso Milk a Venezia, ma d'altra parte anche ad Aronofsky è capitata la stessa cosa. Il film, che narra il rapporto misterioso tra un bambino di sei anni e una foresta, potrebbe aver convinto la giuria proprio per la forte presenza dell'elemento naturale, un tema da sempre assai caro al presidente di giuria Werner Herzog.

 


L'orso d'argento per la miglior regia, viene assegnato, significativamente a The Ghost Writer di Roman Polanski. Approfittando di questa vittoria, e dell'uscita del film nei cinema tedeschi in questi giorni, abbiamo recuperato la pellicola persa per seguire l'evento Metropolis. Non c'è dubbio che - tolti i soliti sospetti dovuti alla particolare situazione di Polanski e alla tradizione berlinese di dare al nome noto l'orso d'argento per la regia - The Ghost writer meriti il premio, visto che il lavoro di Polanski è tutto di regia (nel concorrere con montaggio e colonna sonora), più che di sostanza e sicuramente è una delle migliori regie viste al festival (insieme a quella di Caterpillar di Wakamatsu Koji).
Thriller solidissimo, giocato tutto sulla tensione straordinariamente orchestrata dal regista polacco, The Ghost writer è come Shutter Island di Scorsese, un film che lavora più in profondità della mera  trama che anche in questo caso è un semplice complotto-puzzle con colpo di scena finale dal sottofondo politico la cui unica vera originalità sta nel protagonista della storia, il ghost writer del politico coinvolto nello scandalo (l'ex premier inglese, interpretato da Pierce Brosnan); il film lavora tutto sugli elementi classici del thriller, forte della lezione hitchcockiana e dei tutto il suo cinema precedente (tanto a livello di tematiche - in fondo anche questo film parla di ossessione - si a livello stilistico, basti pensare alla stacco del faro sulla finestra, o il personaggio dell'inserviente), finoa  creare una perfetta macchina di tensione in continua ascendenza e quindi trattenuta nel finale fuori campo che lascia intendere tutto; già fin dalle prime inquadrature (in meno di due minuti e poco più di cinque inquadrature Polanski mette tutte le carte sul tavolo) il film si configura come un piccolo gioiello del genere, ma rimane l'idea che dietro, come il ghost writer ci sia qualcos'altro di ben più profondo (non che di per sé non lo sia: il cinema è prima di tutto inganno e il film di Polanski lo fa straordinariamente bene), un ghost cinema che si nasconde dietro le pieghe della trama e che richiede almeno una seconda visione per scoprirlo.
L'orso d'argento per la miglior interpretazione femminile va alla stupenda prova di Shinobu Terajima nella difficilissima parte di Shigeko nello splendido e durissimo Caterpillar di Wakamtsu Koji. Il premio per l'interpretazione maschile va ex-equo ai due protagonisti del film russo How I ended this summer, Grigori Dobrygin e Sergei Puskepalis la cui recitazione, per quanto non eccelsa (a irritare è soprattutto quella di Dobrygin, troppo concitata) è sicuramente una delle cose migliori del film. Il film di Alexej Popogrebski si aggiudica anche il premio per il miglior contributo tecnico (fotografia,a d opera di Pavel Kostomarov), l'altro elemento forte - ma facilitato dai bei presagi del luogo - del film.
Il premio per la sceneggiatura va al bello script di Na Jin e Wang Quan'an (ma anche la regia non era affatto da sottovalutare) per Tuan Yuan (Apart together) di Wang Quan'an, un film che nella complementarietà tra script e regia (numerosi i piani sequenza in inquadratura fissa, dove a reggere tutto sono la sceneggiatura e i dialoghi) trova il uso perfetto equilibrio.
Infine il Gran premio della giuria e il premio intitolato al fondatore del festival Alfred Bauer vanno al rumeno Eu cand vreau sa fluier, fluier (If I Want To Whistle, I Whistle) di Florin Serban, film che narra la storia di un adolescente che a poco giorni dall'uscita del riformatorio rapisce la ragazza di cui si innamorata.

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