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THE WOLFMAN
di Joe Johnston
Soggetto: dalla sceneggiatura originale di Curt Siodmak
Sceneggiatura: Andrew Kevin Walker, David Self
Fotografia: Shelly Johnson
Montaggio: Dennis Virkler, Walter Murch, Mark Goldblatt (non accreditato)
Scenografia: Rick Heinrichs
Costumi: Milena Canonero
Musiche: Danny Elfman
Trucco: Jo Allen, Rick Baker, Flora Moody
Effetti Speciali: Dave Elsey, David Fantham, David 'Pinkie' Thomas, Diana Yun Soo Yoo
Interpreti: Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Emily Blunt, Hugo Weaving, Art Malik.
Produzione: Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures Italy
Nazionalità ed anno: USA, 2010
Durata: 102'
Data di uscita: 19 febbraio 2010
Titolo originale: The Wolfman
Sito ufficiale
Sito italiano
The Wolfman è il ritorno alle origini, in ogni senso. Non solo perché evidenzia il ricorrente desiderio di ritornare allo stato primordiale che quasi, periodicamente, si riaffaccia nell'uomo, ma soprattutto perché si stacca dalla nuova produzione hollywoodiana che crea mostri ormai ridotti a essere teneri cuccioli che si integrano nella società, grazie a una nuova coscienza che li ha resi innocui.
The Wolfman invece è il remake dell'Uomo Lupo del 1941 diretto da Waggner e interpretato da Lon Chaney Jr. in cui la bestia prevaleva sull'uomo e mieteva vittime.
Il film diretto da Joe Johnston, dopo l'abbandono di Mark Romanek e prodotto da Universal e dallo stesso attore Benicio Del Toro, è stato riscritto da Andrew Kevin Walker e da Devid Self, sulla base della sceneggiatura di Curt Siodmak autore de L'Uomo Lupo del 1941.
La vicenda cambia poco dall'originale. È il 1891 e Blackmoor, in Inghilterra, è il luogo in cui torna Lawrence Talbot, un attore di teatro, che molti anni prima aveva abbandonato la sua casa cercando di dimenticare la morte della madre avvenuta in circostanze sospette. Lawrence torna quando viene a sapere che suo fratello Ben è scomparso e la sua futura moglie lo spinge a chiarire il mistero della morte di Ben dopo il ritrovamento del cadavere dilaniato. Lawrence si mette così sulle tracce del presunto assassino e si imbatte in un mostro che lo ferisce gravemente. La morte sarebbe quasi una liberazione, invece inizia la lunga agonia di Lawrence che dovrà confrontarsi con il mostro che ora ha preso il controllo del suo corpo e della sua mente.
Così tra lune piene, ospedali psichiatrici, cacce all'uomo (anzi alla belva) pian piano la storia si svela e il drammatico finale in stile melò ottocentesco non tarda ad arrivare.
Girato tra mille contrattempi, con una sceneggiatura piena di lacune, un protagonista che nei panni (costumi realizzati da Milena Canonero) del giovane Talbot sembra essere proprio a disagio, il film risente di cadute di ritmo e di suspense che a volte lo vedono scadere in un B - movie ad alto costo targato anni '80. Tra citazioni di Tim Burton e atmosfere alla Dorian Gray, non c'è un solo attimo in cui lo spettatore possa assistere a qualcosa di veramente originale. Persino il sangue che si vede sullo schermo sembra avere il gusto di qualcosa di già assaporato, per non parlare poi dell'amore tra la Bella e la Bestia che qui viene riprodotto nella maniera più scontata e banale, risolvendo tutto in poche scene frettolose e algide.
La maledizione qui perde ogni connotato religioso e diventa una sorta di contagio, quasi un virus che si attanaglia alla famiglia Talbot e la perseguita, una sorta di testimone fra padre e figlio in una lotta distruttiva che non conosce né confini, né parentele.
Sicuramente è da apprezzare lo sforzo produttivo e la perseveranza di Benicio Del Toro che ha tutti i costi a voluto che questo film arrivasse nelle sale, ma purtroppo è proprio lui il primo a essere fuori posto. Non basta un volto spaventoso per creare orrore, non sono i denti che lacerano fin troppo spesso le carni umane a poter dare ritmo al film e non è la faccia immobile di Del Toro che può aumentare la suspense e creare aspettative nello spettatore che finisce per essere ben presto estraniato da una storia che somiglia di più a una favola noiosa. Peccato per l'interpretazione di Anthony Hopkins, che pur non essendo ai suoi vertici, ha comunque saputo modellare un personaggio complesso e "vero" con pochi tratti recitativi e per una Geraldine Chaplin che, a causa dei tagli di montaggio e della sceneggiatura lacunosa, non riesce a creare nessun personaggio zingaresco e la sua Maleva rimane un'incursione del tutto gratuita sulla scena.
L'uomo lupo, oggi, può ancora mettere paura? La bestia allo stato puro ha ancora spazio nel nostro mondo in cui i peggiori crimini e nefandezze sono ormai infarcite di perbenismo e glamour?



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