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“AFTERSCHOOL”, IL MONDO DEI GIOVANI SECONDO IL GIOVANE CAMPOS
In esclusiva per Zabriskie Point, il regista newyorchese racconta il suo film d'esordio in uscita il 19 febbraio (Bolero Film)
Esce nelle sale italiane venerdì 19 febbraio Afterschool, il primo lungometraggio di Antonio Campos (nella foto), regista newyorchese classe 1983. Campos si era già fatto notare, dal 2002 ad oggi, per alcuni suoi interessanti cortometraggi, fra cui il pluripremiato Buy it now, storia di un adolescente che vende la sua verginità su eBay. Dimostrando una sensibilità ed una capacità di analisi fuori dal comune per la sua giovane età, Campos torna in Afterschool ad analizzare il mondo giovanile.
Il film narra della vita scolastica ed esistenziale di Robert, un giovane incapace di comprendere la diversità fra realtà e finzione a causa della sovraesposizione ai mezzi mediatici a cui si sottopone. Abbiamo avuto la possibilità di intervistare il giovane regista, ponendogli alcune domande sulla sua opera.
Cosa l'ha spinta a realizzare un film come Afterschool? Da quali esigenze analitiche (o narrative) partiva?
Sono stato da sempre affascinato dalla possibilità di gestire personaggi adolescenti, e il mio interesse nel realizzare Afterschool realmente deriva dal desiderio di studiare il personaggio di Robert. E parte dell'esistenza di Robert nel ruolo di un teenager al giorno d'oggi consisteva nel saper gestire la tecnologia, che è un aspetto essenziale della sua vita quotidiana.
In Afterschool è chiaro il rimando fra l'attuale composizione dei media (da internet alla tv) e il ruolo giocato dal Potere nella stutturazione di questi mezzi. Il "Grande Colpevole" che tutto governa esiste, nonostante sia inafferrabile. Come legge lei la connessione fra media e Potere? E come giudica l'aspetto della rappresentazione virtuale e della delegazione a terzi di noi stessi che gli attuali mezzi mediatici permettono?
È difficile separare questa idea di "Potere" dai media visto che i media sono il migliore strumento per trasmettere idee e conservare il potere. È chiaro che per mantenere il potere è necessario controllare l'immagine o la percezione attraverso i media. Christopher Hitchens ha detto che apprende le notizie direttamente dai suoi amici giornalisti e non si fida delle notizie filtrate dai poteri in carica, che poi raggiungono le masse. Ma la maggior parte delle persone, incluso io stesso, non possono permettersi questo lusso. Io provo ad ottenere le mie notizie e l'informazione dal maggior numero di risorse possibili,e sono sempre ansioso di trovare servizi inediti su avvenimenti, in contrapposizione con i servizi revisionati che vengono generalmente trasmessi.
Come giudica l'attuale fascinazione per la fruizione video dei giovani d'oggi, in relazione alla loro alterazione della percezione fra realtà e finzione?
Credo che molti giovani siano perspicaci, ma a volte si sentono molto più intelligenti di quanto non lo siano realmente. Sebbene non possa essere certo dell'effetto reale riguardante il numero di informazioni e immagini che i giovani consumano quotidianamente e quanto di sé rivelino nel mondo cibernetico su piattaforme come Facebook o Myspace, spero che siano incoraggiati a riflettere sull'interrogativo e sul loro futuro.
In Afterschool vi è un'esemplare metafora di come un caso isolato possa penalizzare in maniera illogica e illibertaria la vita di una comunità intera (le norme restrittive attuate dopo la morte delle gemelle). Nonostante sia una metafora di molte democrazie odierne, forte è il rimando alla società statunitense "post 11 settembre". È corretto? E se sì, può parlarcene in maniera più approfondita?
L'11 Settembre è avvenuto all'inizio del mio ultimo anno di liceo, e il padre del mio migliore amico si trovava in una delle torri. Quell'anno si è concluso con la morte di uno dei miei amici stretti in un incidente anomalo in vacanza. La combinazione di questi due eventi e il trovarmi a New York durante e dopo l'undici Settembre ha sollevato in me molte questioni riguardanti la moralità, la colpevolezza e il senso di colpa, nonostante la mia giovane età. E ho deciso di esplorarli in un film. Nel corso degli anni,la storia è cambiata notevolmente, mentre cambiava il mondo esterno e mentre io stesso cambiavo. Ero pieno di rabbia, così come lo erano la maggior parte degli abitanti di New York e gli Americani, ma questa rabbia mi portò a pormi moltissime domande e a sollevare dubbi nel corso degli anni. Ero interessato all'idea di realizzare un film su un ragazzo che cresce al giorno d'oggi nel mezzo delle tecnologie odierne, ma ero anche interessato nel modo in cui le persone possono essere manipolate nel credere in un singolo messaggio, ben recapitato e insistente, che cerchi di impedire il processo naturale dopo il lutto, aspetto da mettere in discussione oggettivamente.
Si ringraziano:
l'ufficio stampa Ornato Comunicazione per la cortesia e la disponibilità
Tiziana Parretti per la traduzione dall'inglese



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