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IL GOTICO, L’ORRIDO E IL FANTASTICO. DALLA LETTERATURA AL CINEMA

IL GOTICO, L’ORRIDO E IL FANTASTICO. DALLA LETTERATURA AL CINEMA

Capitolo II: La leggenda dell'Uomo Lupo

Era quasi un hobby di famiglia. Zeus si trasformava spesso in animali diversi, soprattutto, quando, per sedurre le donne, doveva sfuggire alla severa sorveglianza di Era, sua moglie. Un giorno, in Argo, si trasformò anche in lupo, ma, quella volta lo fece per motivi politici, per appoggiare cioè un movimento popolare che doveva portare al potere l'eroe Danao. Altri tempi, in cui fra gli uomini e gli animali c'era sicuramente più comunicazione e più fiducia.

Latona invece, la sua bella amante perseguitata da Era, si nascose a Delo e trasformata in lupa, dette alla luce due fra i più splendidi e imprevedibili dei di tutto l'Olimpo: Febo Apollo e Diana.
E come poteva Apollo sottrarsi ai costumi famigliari? È noto che spesso diventava lupo e una volta dovette succedergli anche passando per Atene, perché proprio vicino al suo tempio c'era un boschetto chiamato appunto Liceo (il nome ancora oggi è usato per indicare gli studi classici), dove ogni tanto Aristotele si soffermava per tenere lezione ai suoi discepoli. Ma, se per gli dei, la trasformazione avveniva nella più divina serenità, la cosa non era così semplice per gli umani. Proprio in Grecia, era sorto il pauroso mito di Licaone, il re trasformato in un grande lupo da Zeus in persona, indignato perché il feroce sovrano gli aveva servito, al banchetto, le carne dei suoi figli uccisi. E così Licaone fu costretto a vagare per anni e anni, spaventoso agli altri e odioso a se stesso, per le aspre montagne dell'Arcadia. A Roma, invece, la paura del licantropo va a trovarsi un posto nella grande letteratura, con il forte realismo a tinte fosche del Satyricon di Petronio: "Arrivati a certe tombe...  il mio compagno (il soldato) si spogliava e buttava le vesti sul ciglio della strada... e d'improvviso diventa un lupo... si mette a ululare ed entra nel bosco... mi faccio forza e snudata la spada comincio a sciabolare le ombre fino a che non arrivo dove abitava la mia amica. La mia Melissa pareva stupita a vedermi in giro a un'ora simile e aggiunse: Se tu fossi arrivato poco fa, ci avresti dato una mano, un lupo è entrato nella villa e ha scannato tutte le pecore peggio di un macellaio. Ma anche se è riuscito a sfuggire l'ha pagata cara perché uno schiavo gli ha trapassato il collo con una lancia. A sentire questo non riuscì a chiudere occhio tutta la notte e, giorno fatto, me ne tornai di volata a casa di Gaio... quando entrai in casa vidi il soldato che giaceva disteso sul mio letto, sanguinante come un bue e un medico gli curava il collo. Capii finalmente che si trattava di un lupo mannaro."

Ma a Roma non tutti dovevano aver paura del lupo cattivo se il Vexillifer, cioè il portatore d'insegne, si pavoneggiava nelle sfilate dell'esercito con la pelle del lupo gettata sull'elmo e sulla corazza. E poi c'era sempre la buona lupa che aveva adottato Romolo e Remo e il dio Luperco al quale, il sacerdote che indossava la pelle del lupo, chiedeva di proteggere le greggi. Certamente qualcuno che faceva il lupo cattivo, ululava alla luna e forse mangiava resti di carne umana ci doveva essere in giro, ma in questo caso se ne occupava la medicina, tanto che Galeno, nel secondo secolo era in grado di diagnosticare: "Coloro che vengono colti dal morbo, chiamato lupino o canino, escono di notte nel mese di febbraio, imitano in tutto i lupi o i cani e fino al sorgere del giorno di preferenza scoprono le tombe. Tuttavia si possono riconoscere le persone affette da tale malattia da questi sintomi. Sono pallidi e malatticci d'aspetto, hanno gli occhi secchi e non lacrimano... la lingua arida e non emettono saliva... questo morbo è della specie di melanconia che si potrà curare se si inciderà la vena nel periodo dell'accesso e si farà evacuare il sangue fino alla perdita dei sensi e si nutrirà l'infermo con cibi molto succosi...ci si può avvalere dall'altra parte di bagni d'acqua dolce..." Ma poi, anche tra i lupi e i licantropi, come per altre figure di magia, si insinuano le oscure culture del nord Europa fino ad arrivare al più buio medioevo. Nelle tradizioni germaniche i guerrieri di Odino, durante la battaglia si trasformano in orsi e lupi, mentre in Scandinavia, Fenrir che è figlio del dio vichingo degli inganni, si presenta sempre come un lupo deforme, ferocissimo e scaltro che parla come un uomo. Gli dei vichinghi spaventati lo bloccano solo con la magia  con un legaccio fatto dai nani che intrecciano barba di donna, rumore di passi di gatto, radici di un monte, respiro di pesce, tendini d'orso e sputo uccello. Ancora presso i vichinghi troviamo la madre del re Sigger che si trasforma in lupo e ammazza ben nove dei dieci figli di Volsung. Sarà una vera fortuna se il decimo riuscirà a vendicarli tutti, strappando coi denti la lingua alla perfida regina madre. Ma ciononostante i Werfulf seguitano a  diffondersi in Germania e nelle vicine Isole Britanniche e la loro presenza sarà così forte che, ancora nel XVI secolo, Olaus Magnus, con molta preoccupazione, ci fa sapere, nella sua "Historia de gentibus septentrionalis" che, nella notte di Natale, questi Werfulf, fra l'altro gran bevitori di birra, sfondano le porte delle case e sfogano la loro ferocia contro la generazione umana e gli altri animali. E senza voler diffondere inutili allarmismi, esiste anche il ragionevole dubbio che ogni continente abbia avuto i suoi licantropi, se è cosa nota che Gengis Khan, il condottiero del lontano  Oriente, discendeva dal "Grande lupo grigio" e che gli indiani Pawnee, originari del Nebraska, dicevano di essere parenti dei lupi e quando andavano a caccia ne indossavano le pelli.

Ci furono poi tempi molto duri. Precipitati in stretta compagnia di streghe vampiri e maghi  nell'isterico e perturbato medio Evo, anche per i licantropi il rogo diventò la soluzione più diffusa. I più prudenti parlano di ventimila roghi fra i secoli XIV e XVI, ma alcuni li fanno arrivare a centomila. L'esistenza dei licantropi e delle loro efferate malvagità doveva essere assai forte se un Conclave di sapienti fu chiamato a discuterne, nel XV secolo, davanti all'Imperatore Sigismondo, alla cui presenza tutti furono concordi che la mostruosa metamorfosi fosse un fatto accertato e costante. Ce lo riferisce Collin de Plancy, uno studioso francese dell'800 che raccoglie, nel suo "Dictionnaire Infernal," una summa delle varie  forme di paranoia collettiva. Ma chi era più precisamente e cosa faceva effettivamente l'uomo lupo? 

È impossibile dare un aspetto univoco a quest'ibrida creatura, i cui soli caratteri comuni sono le grandi dimensioni, la forza spaventosa e la ferocia senza pari. Quanto alle opinioni diverse non tutti sono sicuri che il licantropo abbia la coda perché la magia del diavolo sembra non arrivi a trasformarlo in modo completo e ancora sembra, ma non è certo, che a differenza del lupo  che lascia impronte di solo quattro unghie, il licantropo ne lasci cinque, proprio come l'uomo che si porta ancora appresso. Comunque, quasi tutti concordano che sia di color nero come il diavolo, ma sul modo di parlare le convinzioni sono diverse, perché per alcuni il licantropo usa parole e ragionamento di esseri umani, per altri no. Inoltre, quando  vuole, può camminare su due zampe e ovviamente, aspetto peculiare del mutante, ama molto la carne fresca. Dato che il licantropo è frutto di una volontaria trasformazione uomo - bestia e viceversa, sono state indagate a fondo le  modalità finalizzate a quest'obiettivo. Il morso no, non trasforma, sembra sia soltanto un equivoco moderno, soprattutto cinematografico, legato a occasionali accostamenti al vampiro. Molto meglio la magia, che però richiede un doloroso scorticamento della pelle per indossare la pelle del lupo, che a volte è già nascosta sotto la pelle umana, ma il cui unico fornitore è comunque il diavolo che in cambio, come di consueto in casi di questo genere o affini, pretende l'anima. Per coloro che non ci riescono proprio a scorticarsi, c'è sempre il modo più semplice di legarsi in vita una cintura di pelle di lupo e infine, come ulteriore alternativa si diventa licantropi fregandosi sul corpo complicati, fetidi unguenti o bevendo filtri pieni di sostanze tossiche o stupefacenti. C'è da scommetterci che, se il disgraziato non muore, in ogni caso, qualche comportamento strano lo assume. Ma, appreso tutto questo, come si fa, nel quotidiano, a riconoscere l'uomo che si può trasformare in licantropo? Le possibilità ci sono, ma i segni sono molti e non univoci. Sopracciglia folte, unite al centro, volto ferino e canini affilati, mani pelose anche sul palmo, dito indice più lungo del medio, son tutte caratteristiche che non sempre si ritrovano assemblate e quando non si riconosce la bestia nell'uomo, la difesa è più difficile. E per distruggerlo? L'argento, per  certe sue  proprietà catartiche e disinfettanti, riconosciute fin dall'antichità. E allora giù con un pugnale d'argento o, se il licantropo è uno dei giorni nostri, va bene anche trapassarlo con una pallottola d'argento. L'essenziale è che l'arma risulti dalla fusione di un crocifisso e meglio ancora che la sua realizzazione  sia avvenuta la notte di Natale. Coloro, invece, che le armi proprio non le sanno usare, devono cercare almeno di rubargli la pelle di lupo, il cui furto, sembra dia gli stessi buoni risultati. Un'ultima raccomandazione. Dopo averlo ammazzato bisogna tagliargli la testa, altrimenti diventa un vampiro.

E poi ancora l'altro problema da chiarire è da dove sia nata l'identità del licantropo, così come la conosciamo oggi. C'è da dire che la grande letteratura l'ha ignorato per secoli e a noi soprattutto sono giunte leggende e superstizioni. Quando il cinema ha cominciato a interessarsi del licantropo, sicuramente in ritardo rispetto ai vampiri e alle streghe (alcuni film dal 1913 al 1927 di cui è rimasto ben poco) ha in qualche modo reinventato una figura, con caratteristiche nuove. Si è soliti iniziare la vera filmografia dei lupi mannari con Il segreto del Tibet, del 1935, che è la storia di un botanico inglese assalito  e morso da un lupo mannaro, quando trova una rarissima pianta. Il film è rimasto famoso per la figura poetica del botanico, licantropo suo malgrado, antieroe, costretto a subire una maledizione non meritata. Nasce proprio in questo film la nuova modalità di diventare licantropi a seguito di un morso, trattamento fino allora riservato ai vampiri e, soltanto pochi anni dopo, l'uscita di questo film, il cinema dei licantropi inizia la sua grande stagione con l'Universal, che si stava specializzando in film dell'Horror, dedicati ai mostri. Dal 1941 al 1948 saranno cinque i film dedicati alla saga dell'"Uomo lupo", con Lon Chaney Jr. che  interpreta Larry Talbot. Il primo film è forse il migliore di tutta la saga e più che affidarsi alle storie del folklore si inspira più direttamente a Dracula il vampiro, sia nelle caratteristiche del personaggio che nell'orrorifico aspetto esteriore. Il licantropo è anche qui un personaggio infelice e patetico che non può sottrarsi al suo destino, dopo essere stato morso da un lupo mannaro e la cui liberazione avverrà solo con la morte inflittagli da suo padre. Famoso è rimasto di questo film l'elaborato orribile trucco di Lon Chaney creato dal grande Jack Pierce. Gli altri quattro film della saga sono, invece, prodotti realizzati con finalità molto più commerciali e con un'assurda commistione di personaggi da Frankestein, a Dracula fino a scadere nell'ultimo della serie in un film parodia sostenuto da personaggi comici come Stan Laurel e Oliver Hardy.

Dopo una pausa di circa dieci anni sarà la Hammer Film, altra casa specializzata nella filmografia dei mostri, a riesumare il licantropo con L'implacabile condanna, film in costume di Terence Fisher interpretato da un bravissimo Oliver Reed.  Poi ci saranno molti film di nessun valore fino agli anni '80, quando L'ululato, diretto nel 1981 da Joe Dante, abbandona il prototipo del licantropo buono e sfortunato, per dar vita a un film pieno di orrore, di sensualità e di ironia con effetti speciali favolosi per l'epoca e con la prima trasformazione "in diretta" e senza montaggio, di un uomo in licantropo. Non a caso il film ebbe sei repliche, nessuna delle quali però all'altezza del primo. Sempre nel 1981 c'è l'altro grande film cult Un lupo mannaro americano a Londra  di John Landis, una delle opere più riuscite e originali sul tema, dove le trovate grottesche e i toni della commedia si alternano a quelli più tradizionalmente orrorifici. Anche qui, come ne L'ululato, che è dello stesso periodo, eccezionali sono gli effetti speciali di Rick Baker con la metamorfosi in diretta dell'uomo in lupo, ottenuta con protesi in latex e manichini meccanici. Tra le curiosità del film si può notare come, la sua locandina, sia stata ripresa nel videoclip di Michael Jackson  Thriller,  girato dallo stesso regista nel 1983, che di nuovo ripeterà il suo gioco inserendo la locandina di Un lupo mannaro americano a Londra quando girerà Il Principe cerca moglie, nel 1988.

Nel 1997 il sequel Un lupo mannaro americano a Parigi, con la regia di Anthony Waller, nonostante le aspettative, fu una completa delusione, e l'unica novità furono gli effetti speciali già digitalizzati. 

Fra il 1985 e il 1987 furono girati Voglia di vincere e il suo sequel, il primo con la regia di Rod Daniel e il secondo con la regia di Christopher Leitch. I film, entrambi molto esili, narrano le vicende di studenti che ottengono il successo nello sport e nell'amore grazie alla loro trasformazione in lupi mannari, ma che poi rinunciano alla loro diversità ritornando saggiamente nella vita normale. Non sarebbe forse nemmeno il caso di parlare di questi film, se non ci fosse stato quest'aspetto ludico e completamente sdrammatizzato della licantropia.

Nel 1994, nonostante la regia di Mike Nichols e l'interpretazione di Jack Nicholson, niente di nuovo riesce a raccontare Wolf - la belva è fuori, con un licantropo che vorrebbe imporsi come nemico dei soli cattivi, ma che risulta improbabile e di maniera. Mentre dei primi anni 2000 è la serie di "Underworld": il primo e il secondo (Underworld Evolution), del 2003, sono diretti da Len Wiserman, mentre il terzo, La Ribellione dei Lycans del 2009, vede in regia Patrick Patopoulos. E ancora una volta una contaminazione fra eleganti vampiri e sotterranei licantropi, abitatori della metro che si scontrano sugli scenari tecnologici di una grande città moderna, dove appunto l'ambientazione costituisce l'unica novità per personaggi e storie anche troppo ripetute. Di questa serie è in preparazione l'ultimo film ambientato nello spazio e girato in 3D che, probabilmente, punterà più al genere fantasy, seguendo la moda di questi ultimi anni.

Molto nota è un'altra serie, apparsa fra il 2000 e il 2004, " Licantropia", che racconta la storia maledetta di due sorelle che diventeranno una dopo l'altra licantrope. I due primi film Licantropia Evolution di John Fawcett e Licantropia Apocalypse di Brett Sullivan hanno riscosso un notevole successo, mentre il terzo episodio Licantropia, nell'impossibilità di dare un ulteriore seguito alla storia, ha voluto ricostruirne l'antefatto, ambientando il prequel nel ‘800. 

Con il 2004 sembra proprio aver inizio un nuovo periodo d'oro per il licantropo, se la sua figura viene inserita anche nel genere più fantasy del momento, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban e poi in Van Helsing, film che rievoca la mitica figura del cacciatore di vampiri, in una disinvolta contaminazione di tutti i mostri all'interno del medesimo film in cui si sente ancora l'eco della saga dei cinque film Universal degli anni '40, dove vampiri, Frankestein e licantropi finivano sempre per incontrarsi sullo schermo. Nel 2007 prova a uscire dai ranghi e innovare,senza tropo riuscirci,  Blood  and Chocolate, film ambientato a Bucarest, nota patria di mostri, dove una bella licantropa è divisa fra l'amore per il suo fidanzato, anch'esso licantropo e un disegnatore di fumetti americani. La svolta vera nella storia dei licantropi arriverà  invece subito dopo e forse siamo solo all'inizio di una nuova epoca in cui i mostri si stanno davvero e improvvisamente trasformando, per diventare più buoni e più umani. Dai fortunati romanzi di Stephenie Meyer vengono infatti realizzati due film di successo mondiale dove accanto alla figura del nuovo vampiro, dolce, dolente e quasi umano, trova il suo spazio come antagonista il giovane licantropo Jacob, pellerossa della tribù dei Quileute,  che secondo la leggenda, discendono dai lupi. Nasce con questa saga il nuovo licantropo cinematografico, il cui ruolo,ancora in embrione in Twilight, troverà il suo pieno sviluppo in New Moon. Qui Jacob interpreta la parte dell'amico di Bella, fedele e protettivo, che la salverà da tutti i pericoli dopo che Edward l'avrà lasciata sola. Quando la lotta con i vampiri vagabondi diventerà troppo aspra, Jacob troverà la forza necessaria per combatterli, recuperando la sua vera natura di licantropo. L'ambientazione  e la sceneggiatura del film  ha così  operato una grande cesura con i film precedenti, perchè siamo ormai in una situazione di fantasy dove l'orrore per la bestia ha ceduto inesorabilmente il passo al film di avventura e ai grandi amori. È atteso per il mese di giugno Eclipse, il terzo film della saga, dove i due protagonisti di nuova generazione, vampiro e licantropo, saranno alleati fedeli contro nuovi nemici e, come sembra dai sondaggi, in un crescendo  di successi al box office, che sembra non aver più limite. 

Ma la serie degli uomini lupo non si arresta qui. Mentre è stata realizzata l'edizione speciale in dvd dell'originale L'uomo lupo del 1941, per il 19 febbraio 2010 è prevista l'uscita nelle sale del suo remake The Wolfman, interpretato stavolta da Benicio Del Toro e da Anthony Hopkins per la regia di Joe Johnston. Si tratterà ancora di una malinconica figura di licantropo in grado di entusiasmare il pubblico?

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Siete tornati ai vecchi tempi quando pubblicavete questi mini saggi di approfondimento. Sono felice ed apprezzo molto. Sia questi che quelli sul cinema di Petri di Fogliato. Bravi. Sono sempre molto critico ma questa volta sono in sintonia. Forse la giornata di oggi mi fa essere buono!

Lun, 15/02/2010 - 21:14