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"IL FIGLIO PIÙ PICCOLO", PUPI AVATI MOSTRA IL PEGGIO DEL NOSTRO PRESENTE

Il regista bolognese chiude la sua trilogia sui padri raccontandone uno davvero pessimo. Distribuisce Medusa in 300 copie

"IL FIGLIO PIÙ PICCOLO", PUPI AVATI MOSTRA IL PEGGIO DEL NOSTRO PRESENTE

"Il figlio più piccolo è il mio terzo film a occuparsi del tema della figura paterna, dopo La cena per farli conoscere e Il papà di Giovanna. E racconta la più indecente delle tre." Così Pupi Avati mostra la sua ultima fatica alla stampa romana, presentandoci il discutibile personaggio di un imprenditore senza scrupoli alle prese col dissesto finanziario e con una paternità negata, irrisa e vilipesa. A interpretarlo è Christian De Sica, in libera uscita dagli usuali cinepanettoni, ma è giustamente Avati a tener banco e introdurre il tema.
Spiega il regista: "Il mio cinema non è mai stato di denuncia; finora non mi ero mai permesso di giudicare gli altri. Ma il presente è diventato davvero indecente, persino per una persona pacata come me, che adesso è portata a insorgere davanti a certe cose". Raccontando del personaggio che dà il titolo alla pellicola, un candido alla Nik Novecento interpretato dall'esordiente Nicola Nocella, Avati spiega proprio che "Qui ricandido l'innocenza, quella più disarmante, più cogliona. L'assoluta ingenuità. Attraverso questo film voglio cancellare dal mondo che frequento tutto ciò che non è così ingenuo e pulito. E d'ora in avanti voglio occuparmi solo del presente di oggi, che è preoccupante e va sorvegliato".
De Sica, invece, racconta così il salto della quaglia che oggi lo porta su 300 schermi italiani come attore (quasi) drammatico: "Mi è sempre capitato di lavorare con registi che gridavano ‘Voce! Voce! Scandisci meglio le parole, parla più forte!'. Pupi invece m'ha sempre ripetuto ‘Piano, più piano, sennò risulti falso'. E' stato un grande maestro di recitazione. Nessuno ha mai creduto in me come ha fatto Pupi ora. Certo, quando fai il cowboy tutta la vita, nessuno alla fine ti fa interpretare Romeo. Ho iniziato a lavorare con Rossellini, ho all'attivo più di sessanta film... io sono un attore. Spero che se ne accorgano anche altri".
Ma largo ai giovani: "Ho provato ad affidarmi completamente a Pupi: ciò che mi sono portato dietro dalla scuola di recitazione è il relazionarsi con l'altro. E recitare con mostri sacri come loro e con Pupi che dirige quasi non è un lavoro, è semplicissimo... Poi ero vittima della minaccia del mio maestro Giancarlo Giannini, assistendo alle riprese avrebbe potuto gridare da un momento all'altro ‘Che schifo!' e distruggermi", scherza il giovane Nocella. Nei panni di sua madre, invece, post-sessantottina naif, è Laura Morante, che osserva: "Credo che per interpretare ruoli drammatici serva una grande vis comica, e che per interpretare ruoli comici serva un buon senso del drammatico. Il mio personaggio va interpretato così, in chiave doppia. Forse da toscana ho sempre avuto un po' il senso del ridicolo... Ma, nonostante le risate, la crudeltà mi sembra molto presente nel film. Checché ne dica Pupi, questo film è spietato". Luca Zingaretti, invece, qui nei panni di un cattivo decisamente sui generis, commenta: "Quello che più mi ha colpito qui non è tanto l'immoralità dei personaggi, ma la loro amoralità. Pupi non ha ritratto cattivi tout court, ma disperati: buffi, ridicoli, pericolosissimi perché privi di coscienza".

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