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FILMAKER, IL FESTIVAL DEL CINEMA FUORI FORMATO
Filmmaker è un Festival milanese che dal 1980 promuove il cinema indipendente di non-finzione. Opere di tutto il mondo convergono nella capitale lombarda, regalando agli spettatori che ogni anno seguono l'evento una eccellente vetrina del cinema off internazionale. Dopo circa 30 anni di attività, e dopo aver scoperto personalità come Silvio Soldini, Paolo Rosa e Daniele Segre, Filmmaker rompe le barriere cittadine milanesi e giunge fino Roma per presentare una costola delle opere in gara il mese scorso durante il suo ventinovesimo Festival.
Si è tenuta infatti venerdì 29 gennaio presso la Sala Trevi "Alberto Sordi" di Roma una rassegna delle opere italiane provenienti dal Festival, una piccola ambasciata del Bel Paese a promuovere il Festiva Internazionale. Le opere proposte spaziavano da dei "work in progress" (ovvero delle bozze per futuri lavori) a cortometraggi e documentari. La direzione del Festival ha sottotitolato le opere presentate come "Cinema Fuori Formato", cercando così di etichettare tipologie filmiche altrimenti non etichettabili. Nuove e interessanti maniere di approcciarsi al mondo cinematografico impossibili da ricondurre - e costringere - in generi canonici come l'inchiesta o il cinéma vérité.
Ad onor del vero non siamo di fronte a cotanto avanguardismo, e le opere non presentano delle peculiarità che fanno gridare alla rivoluzione cinematografica di genere (di generi), ma il Festival - questo sì - ha dalla sua un alto profilo artistico e le opere di non-finzione presentate possono vantare una valenza artistica che poche altre kermesse riescono a riunire.
Fra i titoli spicca il documentario Il figlio di Amleto, opera di Francesco Gatti (scomparso durante la post-produzione) che ha per (s)oggetto la vita e la carriera di Sergio Battarola. Sergio è un'artista bergamasco che nel lontano 1989 ebbe la fortuna di fare innamorare delle proprie opere Giovanni Testori, uno fra i più importanti critici d'arte italiana del secondo novecento. Per Sergio è il successo. Nel giro di sei mesi dall'incontro con il critico ha una personale a Milano. Tutto il mondo dell'arte e della critica vede in lui una futura stella. Ma Testori, di lì a poco, morirà stroncato da un tumore e per Sergio è la fine di un sogno. Senza la cassa di risonanza di Testori le sue opere non hanno più l'eco di un tempo e la nuova critica non sembra dimostrargli l'interesse e l'importanza a cui sembrava destinato. Da quel lontano 1993 (anno della scomparsa di Testori) Sergio Battarola continua a vivere con la sua arte, ma lontano dai luoghi che contano.
Il figlio di Amleto è un'interessante documentario sulla realtà e sulla percezione, sulla verità e sulla mistificazione; ma anche sulla rappresentazione di sé stessi affidata a terzi. Sergio non è più lo stesso da quando Testori è scomparso, eppure la sua arte è la stessa di vent'anni fa. Cosa è cambiato? Quanti e quali meriti andavano ascritti alla figura di Giovanni Testori e quali alla sapienza artistica di Sergio Battarola? Oggi Sergio vive ancora con il culto del suo pigmalione: ne cita gli articoli, lo ricorda nei loro momenti privati. Ma soprattutto parla della sua arte usando le parole del critico, giungendo ad uno stadio di proiezione personale e delegazione cognitiva inquietante. Psicoanalisi e inconscio al servizio dell'arte, per un documentario lieve ed angosciante al tempo stesso.
Ulteriori informazioni sulla rassegna Filmmaker si possono trovare all'indirizzo http://www.filmmakerfest.org/ .



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