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BANGKOK DANGEROUS – IL CODICE DELL’ASSASSINO

di Oxide Pang Chun, Danny Pang

 

Sceneggiatura: Jason Richman, Oxide Pang Chun, Danny Pang
Fotografia: Decha Srimanta
Montaggio: Mike Jackson, Currant Pang
Musiche: Bryan Tyler
Scenografia: James William Newport
Costumi: Kristin M. Burke
Interpreti: Nicolas Cage, Shahkrit Yamnarm, Charlie Yeung, Panward Hemmanee, James With, Philip Waley, Shaun Delaney, Dom Hetrakul, Nirattisai Kaljaruek, Namngen Boonnark
Produzione: Bangkok Dangerous, Blue Star Pictures, Living Films
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazionalità ed anno: Usa, 2008
Durata: 100'
Data di uscita: 29 gennaio 2010                    
Sito ufficiale
    

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BANGKOK DANGEROUS – IL CODICE DELL’ASSASSINO
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Il killer prezzolato Joe uccide e segue le sue regole. La sua disciplina del lavoro è impeccabile e il suo unico movente è quello economico: Joe vive in mezzo agli altri come un alieno, precludendosi ogni contatto ed eliminando ogni volta, a lavoro concluso, quei pochi che gli sono stati necessari. Giunto a Bangkok per portare a termine i quattro ultimi incarichi della sua carriera, la sue difese crolleranno tutte insieme, grazie all'affetto che comincerà a provare per un ragazzo e all'amore per una graziosa farmacista sordomuta. Ma per riscattarsi ormai è tardi.

Nove anni dopo l'originale, i fratelli Pang rifanno Bangkok Dangerous, questa volta con una produzione che dalla Thailandia migra negli Stati Uniti. Sulle tracce di John Woo, i due fratelli gemelli firmano nuovamente a quattro mani la regia e rivisitano il loro prototipo, segnandone continuità e rotture (la più evidente: il protagonista non è più sordomuto ma è un - ahimè - parlante Nicolas Cage). Non tutto è perduto: lungi dall'essere un action movie esclusivamente adrenalinico e muscolare, Bangkok Dangerous mette in scena un antieroe depresso (molto tipico nella sua atipicità, ma meglio che niente...) sull'orlo di una crisi di nervi: protagonista di un universo di cui è l'unico abitante, influenzato dalle suggestioni della buona e della cattiva sorte, fragilissimo nella sua solitudine, cade vittima della pietas verso gli altri esseri umani e si vota consapevolmente al martirio. Incapace di comunicare, si sente attratto da una sordomuta a cui comunque svela il suo lato più oscuro (la sparatoria nel parco: è la scena migliore di tutto il film), e interpreta addirittura un ruolo paterno nei confronti del piccolo delinquente di strada che si è scelto come braccio destro. La sua resa è una protesta contro se stesso e contro coloro di cui si è reso complice, e al tempo stesso una dichiarazione di stanchezza.
Ma il difetto sta nel manico: nei panni del protagonista, Nicolas Cage (reduce da un pessimo quarto d'ora dal parrucchiere) risulta tutt'altro che convincente (ed è dire poco: l'unica salvezza sarebbe pensare che i Pang ne abbiano fatto apposta un grottesco manichino, ma purtroppo non è credibile). E non convince nemmeno il rapporto tra Joe e il giovane Kong, quest'ultimo impegnato in allenamenti fisici che non fanno altro che ricalcare (chissà perché) momenti analoghi di altri cento film, da Guerre stellari al Ragazzo dal kimono d'oro. A cosa serva a Kong l'avanzare sulle vie della forza è poco chiaro, se non come riempitivo in una pellicola il cui merito maggiore è tutto sommato quello di suscitare curiosità verso l'originale.

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