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NINE
di Rob Marshall
Sceneggiatura: Tucker Tooley, Anthony Minghella
Fotografia: Dion Beebe
Scenografia: John Myhre
Musiche: Andrea Guerra
Costumi: Colleen Atwood
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Nicole Kidman, Marion Cotillard, Penelope Cruz, Judi Dench, Sophia Loren, Kate Hudson, Fergie, Ricky Tognazzi, Sandro Dori, Giuseppe Cederna, Elio Germano, Roberto Nobile
Produzione: Weinstein Brothers, Marc Platt, Lucamar, Relativity Media, Cattleya
Distribuzione: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: Usa, 2009
Durata: 121'
Data di uscita: 22 gennaio 2010
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
1 e mezzo
Guido Contini (Daniel Day-Lewis), regista in crisi esistenziale prima ancora che professionale, è circondato da splendide donne: la moglie Luisa (Marion Cotillard), l'amante Carla (Penelope Cruz), la musa Claudia (Nicole Kidman) e alcune memorie d'infanzia quali la torrida Saraghina (Fergie) e l'amatissima madre (Sophia Loren). Quando l'impasse creativa pare rovinargli addosso, si trova a dover fare i conti con una vita privata decisamente troppo affollata e con una serie di scelte di maturità raggiunta che rischiano di costargli care. Suona familiare?
Nine, produzione statunitense dall'aria costosa e patinata, è un giocattolone a tema diretto dal Marshall di Chicago. Remake dell'omonimo musical di Broadway - a sua volta ispirato all'indimenticabile capolavoro felliniano 8½ - il film si propone d'omaggiare il compianto regista ripercorrendo la storica pellicola: ecco quindi Day-Lewis proporre una macchietta di Mastroianni, con accento caricatissimo (à-la-Borat) e la parola "pasta" sempre in mente, e a seguire un intero carrozzone di lustrini e paillettes. Il botteghino statunitense, a quanto pare, non sta premiando tali nobili (?) intenti: qui da noi l'esito è imprevedibile, a priori. Il cast stellare potrebbe senz'altro suscitare un discreto interesse (Judi Dench compresa): ma parla da sé il gelo sceso in sala durante la proiezione stampa davanti a una tale impietosa sfilata di caricature del Bel Paese, con canzoni di dubbio valore artistico e gusto discutibile ("Be Italian" su tutte, grottesca) e un'impressionante sequela di stereotipi nostrani. Ciò che più ferisce, nell'assistere da italiani - appunto! - al film, è il rendersi conto della farsesca percezione che evidentemente proiettiamo nel mondo. Nessuna geniale operazione di marketing sarebbe mai potuta arrivare a tanto, appiattendo nel contempo le drammatiche implicazioni ontologiche nascoste nell'opera originale di Federico Fellini e facendo del suo personaggio-feticcio un latin lover da barzelletta, o da melò. L'intenzione alla base, insomma, pare la stessa che a suo tempo ha decorato Las Vegas con le varie versioni made in Usa del Colosseo popolato di centurioni o di una Venezia piena di gondole. Pare peraltro che, a suo tempo, lo stesso regista avesse concesso l'adattamento teatrale del film solo a patto che se ne cambiassero nomi, titolo e quant'altro: evidentemente si tratta di un prodotto che nemmeno l'omaggiato avrebbe gradito. Nice try.
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