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AVATAR

di James Cameron

Sceneggiatura: James Cameron
Fotografia: Mauro Fiore
Montaggio: James Cameron, John Refoua, Stephen E. Rivkin                           
Musiche: James Horner
Scenografia: Rick Carter, Robert Stromberg
Costumi: Mayes C. Rubeo, Deborah Lynn Scott  
Interpreti: Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Joel Moore, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez
Produzione: Twentieth Century-Fox Film Corporation, Dune Entertainment, Giant Studios, Ingenious Film Partners, Lightstorm Entertainment
Distribuzione: Twentieth Century-Fox Italia
Nazionalità ed anno: USA/ Regno Unito, 2009
Durata: 162'
Data di uscita: 15 gennaio 2010
Titolo originale: id.
Sito ufficiale

AVATAR
3 e mezzo

Visitare il nuovo mondo di Pandora, e assistere alla sua lotta per la sopravvivenza (la rivolta del popolo Na'vi diviene, in breve, la lotta di un intero pianeta in tutte le sue forme, in primis la natura primordiale), è anche l'occasione per un viaggio verso un nuovo modo di fare il cinema: il che non porterà un critico a un nuovo modo di vedere il cinema, né tantomeno lo spettatore a nuove modalità di fruizione, in questo rispettando il monito panico del film a rispettare ogni forma di vita intorno a sé: dunque, anche chi non si strapperà di dosso le vesti in vorticosi peana.
L'errore più tipico della nuova, "geekkissima" critica odierna è quella di cavalcare sempre e comunque l'onda dell'entusiasmo, timorosa di restare indietro ai tempi che vive quanto ansiosa di vedere confermata la propria personale impressione. Nella fattispecie, salutare Avatar come un nuovo capolavoro della storia del cinema appare alquanto eccessivo, specie se esteso a un regista, James Cameron, che non ha mai avuto la pretesa di fare "arte", ma piuttosto solido intrattenimento per il grande pubblico; e ci mancherebbe altro che non fossero le masse a interessarti, quando hai speso 200 milioni di dollari tra riprese e promozione e devi rientrarci tre volte tanto...
Occorre dunque, rivolgendoci in prima istanza al pubblico pagante (al quale raccomandiamo senza dubbio l'esperienza della visione), tenere conto di quanto avanti sia Avatar dal punto di vista tecnico e visivo, ma di quanto altrettanto non lo sia da quello puramente narrativo. Il primo aspetto è sotto gli occhi di tutti, se ne parla da anni (oltre dieci quelli di gestazione del film), mostra esiti sorprendenti e stimola l'aggettivazione verso inesplorati neologismi: un 3D HD di sublime fattura, la creazione ex novo di un mondo che Cameron sembra conoscere nei minimi dettagli ma che dà in pasto solo parzialmente al suo spettatore, forse centellinandolo per i già previsti sequel (più che mai realtà ora che Avatar ha sfondato il tetto del miliardo).
Un'estetica della visione tale, e una pionieristica spinta in avanti della tecnica cinematografica, meritava qualcosa di analogo sul piano narrativo: ed è qui che il film mostra invece le sue corde, con uno script di grana tanto grossa quanto familiare per chi, Cameron, lo mastica da tempi non sospetti. La trama non ha la sola pecca di essere esile, ma - oltre a rievocare un po' troppo (come ormai è ben noto) Pocahontas e il western di frontiera (con un manicheismo al contrario che il genere aveva già proposto in pieno revisionismo anni '70) - ricalca personaggi monodimensionali, dialoghi dozzinali e caratterizzazioni da b-movie dei suoi precedenti prodotti di intrattenimento: oltre alla Weaver/ Ripley, di Aliens qui c'è anche lo "scontro finale" con tanto di esoscheletro e l' "uomo d'affari" ottuso e irragionevole (questa volta a dargli volto è Giovanni Ribisi); e anche la mascolina Trudy Chacon di Michelle Rodriguez è praticamente ricalcata sul modello della marine Vasquez. La differenza è che quella cornice da B-movie spettacolare e senza impegno non richiedeva certo una sceneggiatura da incidere nel marmo a memoria dei posteri, anzi si rideva volentieri delle sbavature di fronte al fracasso e alla tensione continua e senza tregua: ma rivedere più o meno lo stesso copione, vent'anni dopo, a scandire le gesta di quello che vorrebbe essere, a detta di molti, un caposaldo della fantascienza contemporanea, fa storcere un po' il naso. Anche perché c'è molto, nell'universo di Avatar, che è per lo più menzionato (dalla scienziata Sigourney Weaver) per poi venire rapidamente accantonato, a favore di più fruibili love story intergalattiche dal sapore universale, con Sam Worthington e Zoe Saldana che (sotto colorite spoglie) aiuteranno non poco a portare chiunque al cinema come avvenne con Titanic. Ma forse, anche senza ammiccargli così, il pubblico a vedere Avatar ci sarebbe andato lo stesso.

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