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VERDONE: IO,LORO, LARA… E L’ITALIA

VERDONE:  IO,LORO, LARA… E L’ITALIA

Puntuale, strano a dirsi, lo staff al completo di Io, loro e Lara  si "offre" ai non troppo famelici giornalisti per la consueta conferenza stampa. È uno spasso osservare atteggiamenti e umori del gruppo, tutti grandi attori nella pseudo-realtà recitata e sul set. Primeggia, ovvio, il regista e interprete principale Carlo Verdone mentre Laura Chiatti tenta in ogni modo di rubare la battuta e primeggiare (come vuole consuetudine delle prime donne) sulle altre vere grandi attrici: Anna Bonaiuto e Angela Finocchiaro.

Non si dimentichi certo la presenza di Pasquale Plastino - sceneggiatore -, Paolo Ferrari - presidente della Warner Bros. Italia - e i due bravi attori Sergio Fiorentini e Marco Giallini. È Verdone ad aprire le danze, o meglio a rompere il ghiaccio con una excusatio non petita sulla data dell'uscita del film che sarebbe dovuta essere l'8, per un patto di non belligeranza con Muccino, per seguire poi con i ringraziamenti a tutto lo staff. Non perde certo tempo nell'introdurre il suo nuovo personaggio: "Per me è un film particolare e coraggioso, giocato sui mezzi toni, ho toccato un argomento molto delicato, ho interpretato un prete, per me è stata la prima volta, non paragonabile con quelli che ho fatto prima in Un sacco bello, Acqua e sapone, Viaggio di nozze, quelli erano dettagli dilatati di un vecchio clero, il sacerdote oggi è un po' come lo avete visto voi, ho ricevuto i complimenti anche da uomini religiosi,  mi sono preparato bene, è la storia di un uomo perbene, colto da una crisi di fede, e la famiglia che dovrebbe accoglierlo non lo ascolta; questo mondo occidentale è completamente dissestato". Verdone prosegue con i doverosi ringraziamenti soprattutto alla Warner che, sottolinea, ha voluto credere in lui per questo film non commerciale e un ricordo commosso al papà a cui è dedicato il film. La prima domanda è assai indicativa:

Il film sembra rintracciare un nucleo fiammeggiante su cosa è oggi l'Italia, tu come ci vedi, qual è la nostra relazione con il mondo degli immigrati?

L'Italia è oggi un paese diffidente, una diffidenza talmente cruda che può scivolare verso forme di razzismo. Non ci sono strutture e forme di accoglienza, non c'è quella cultura europea che è in Inghilterra, Francia, Germania; qui si fa molta difficoltà, il paese è molto diviso. Con la scena conclusiva degli auguri di buon Natale attraverso un pc, ho voluto mandare un messaggio finale di concordia, un immagine di quieto vivere, di sapersi accettare.

Come mai hai voluto Laura Chiatti mora?

Io e Laura ci siamo incontrati due anni fa a Sorrento e subito le ho detto che avrei voluto fare un film con lei, trovo che sia un'attrice piena di energie. L'ho voluta castana perché fosse la ragazza della porta accanto, così la sentivo più vicina, non come la femme fatale, ma come una ragazza normale, e, lei sul set ha seguito questo lavoro con grande professionalità. Devo dire che questo è stato il miglior cast che abbia mai avuto. Lavorare con Anna è stata una grande esperienza, ha una sua autorevolezza, è una delle migliori attrici teatrali insieme ad Angela presenti oggi, Anna ha dei tempi recitativi perfetti e bisogna prepararsi bene quando si recita con lei. Angela è stata sublime, nel pezzo finale è stata fantastica, ha messo del surreale. Avere Marco Giallini in un ruolo non drammatico  ma comico è stata una sorpresa, ha dei tempi che mi ha lasciato sbalordito. Sergio poi è un uomo di grande esperienza, un attore meticoloso dalla memoria ferrea, ogni tanto mi dava lezione anche di dizione. Se il film è riuscito è grazie al gruppo che ho creato e grazie a quello che loro mi hanno dato.

Questo è uno dei tuoi film più ispirati,questo personaggio è mosso da grande compassione assente negli altri personaggi se non in Laura, come è nata questa storia?

Ho voluto sottolineare con molta umiltà la parola etica,il suo valore, perché viviamo in un momento in cui crediamo di avere perso non solo il senso etico, ma anche la civiltà. Ho voluto raccontare una persona perbene, retta, non volevo fare il solito borghese, volevo distaccarmi, così, io con i miei sceneggiatori abbiamo pensato che la figura di un sacerdote moderno fosse appropriata. Il sacerdote di oggi, moderno, parla tra i fedeli, pensiamo alle periferie Tuscolano, Casilino, qui dei giovani preti sono in mezzo a situazioni difficili, è un mondo interessante, è quella parte buona della chiesa lontana da certi dogmi e merita di essere raccontata. È una necessità che sentivo in questo momento, sono in un momento in cui voglio fare quello che sento, non voglio morire di solo cinema, dopo 30 anni di carriera me lo posso pur permettere, e se accetterete questo mio primo passo verso il cambiamento vorrò creare solo film con struttura corale; i miei film d'ora in poi saranno corali, voglio recitare con i giovani, perché i giovani mi fanno sentire giovane ed io offro loro la mia esperienza.

L'attenzione poi si sposta sul presidente della Warner, Paolo Ferrari, chiamato a dichiarare le 650 copie in uscita del film e la speranza di un respiro internazionale dell'opera.  Restando sempre in tema di produzione, finalmente una domanda un po' cattiva per il regista:

Ora che ha un produttore come la Warner si sente più o meno  libero che con De Laurentiis?

Con De Laurentiis lavorare è diverso, è un vecchio produttore, il lavoro con lui è più complicato, interviene spesso per indirizzare il prodotto verso una comicità commerciale. Il lavoro con la Warner è molto più snello, c'è un ingresso meno potente, c'è più fiducia e più dilatazione nei tempi, se perdiamo una giornata non succede nulla.

Un augurio per te stesso e per gli italiani?

Un augurio che posso fare è di ritrovare il buon senso delle cose, che si stemperi questa tensione che si sente, mi auguro meno presenzialismo da parte di persone potenti, politici, mi auguro che nasca una nuova generazione che sostituisca quella vecchia, serve un ricambio generazionale autorevole. L'augurio per me è di potervi dare, fin quando lo vorrete, film attuali.

È stato Verdone a tener banco, come era prevedibile, solo a conclusione poche battute per gli attori ai quali si è chiesto un giudizio, neanche a dirlo, sullo stesso regista. Responso unanime: tutti si sono affrettati nel sottolineare la grande umanità e serietà di Verdone, la Chiatti ha puntato sul suo lato da gentiluomo d'altri tempi, mosca bianca nell'ambiente del cinema, mentre la Bonaiuto con grande professionalità ha puntato l'attenzione sulla capacità dell'artista di sollevare la comicità romana: "Ciò che di lui mi colpisce è che nella sfera della comicità romana è l'unico che l'ha sollevata ad una grande grazia, ha saputo rendere alla comicità romana grande eleganza".

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