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ARTHUR E LA VENDETTA DI MALTAZARD
di Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson, Céline Garcia
Fotografia: Thierry Arbogast
Scenografia: Hugues Tissandier
Costumi: Olivier Bériot
Musiche: Eric Serra
Interpreti: Freddie Highmore, Mia Farrow, Ron Crawford, Penny Balfour, Robert Stanton
Produzione: EuropaCorp, Avalanche Productions, Apipoulaï Prod
Distribuzione: Moviemax
Nazionalità ed anno: Francia, 2009
Durata: 93'
Data di uscita: 30 dicembre 2009
Titolo originale: Arthur et la vengeance de Maltazard
Sito ufficiale
Sito italiano
Le favole sono luoghi in cui è possibile ripartire da zero. Tornare ad un mondo che non è necessariamente diverso dal nostro, ma che possa fungere da espressione di come saremmo potuti essere o come potremo diventare. Arthur e la vendetta di Maltazard, secondo capitolo della trilogia scritta e diretta da Luc Besson tenta - come nelle migliori tradizioni favolistiche - di mostrarci le potenzialità che l'uomo avrebbe se solo decidesse di metterle a frutto o, se credete, di come eravamo un tempo, prima di perderci nei luoghi malvagi che abitano l'animo umano.
Avevamo lasciato Arthur promesso sposo della principessa Selenia, e dopo dieci lustri di luna è tornato il momento per il giovane di ritornare nel mondo dei Minimei per coronare il suo sogno d'amore. Attraversando paesaggi suggestivi, luoghi incantati e sobborghi malfamati, Arthur si ritroverà invece a impedire il compimento dei loschi piani del perfido Maltazard, e a sottrarre a questo la bella Selenia che tiene in ostaggio.
Il mondo dei Minimei è lontano dal nostro appena un palmo. Tanto basta scavare nella terra per giungere in questo paese incantato. Una civiltà che sta lì a rappresentare le nostre potenzialità; come potremmo essere. Un luogo dove i cattivi sono cattivi e i buoni sono buoni. Il male e il bene divisi da una linea netta, come fosse un mondo perfetto, paradigmatico. Ma quello di Besson non è schematismo, bensì un ritorno alle origini. Una favola di Esopo in chiave contemporanea. Le riflessioni infatti, pure nella semplicità con cui vengono poste, sono numerose e profonde: amore, crudeltà, ecologismo e fratellanza razziale. Occorre parlare semplicemente se si vuole tornare a capire e a progredire, e Besson ci prova.
Secondo capitolo di una trilogia appena ufficializzata, Arthur e la vendetta di Maltazard ha delle forti differenze rispetto al primo capitolo. Se le tematiche, la struttura e l'estetica risultano congruenti con il film precedente, diverso è l'approccio narrativo. Nel primo capitolo, Arthur e il popolo dei Minimei, maggiore attenzione era stata data alle vicende dei personaggi, favorendo così l'azione. In questa seconda opera Besson ha voluto rallentare gli eventi, dilatare i tempi, e permettere ai caratteri dei personaggi di venire fuori. Ma se è vero che la vicenda ospita meno azione della precedente, è altrettanto vero che la caratterizzazione dei personaggi pare mancata. Al termine del film non veniamo a conoscenza di nulla che non sapevamo già; la psicologia dei personaggi è la medesima che si poteva ricavare da Arthur e il popolo dei Minimei senza aggiunte significative, con grave danno di questo sequel.
Se l'azione non procede, i personaggi non ne ricavano una caratterizzazione maggiore. L'Arthur lasciato in Arthur e il popolo dei Minimei è lo stesso che ci viene offerto in questo secondo capitolo, e lo stesso può dirsi per tutti gli altri protagonisti. Caratterizzazioni insufficienti per un film in cui la trama è stata volutamente messa in secondo piano. Cos'altro rimane? La piacevolezza delle immagini, le ottime trovate comiche, un buon ritmo narrativo e una morale all'altezza della favola che Besson narra. Ma è troppo poco, perché già tutto enucleato nel film precedente.
Arthur e la vendetta di Maltazard risulta così decisamente inferiore al primo capitolo della saga, che pure ci aveva lasciato con delle belle speranze per il suo seguito. Non per questo l'opera può dirsi del tutto mancata: grazie alla struttura seriale di cui è parte le manchevolezze esposte - pur presenti - paiono meno gravi, incastonando il film in una parte di un processo narrativo più ampio. Una trilogia dunque da continuare a tener d'occhio, con la speranza che il terzo capitolo torni all'altezza del primo e colmi le lacune del secondo.



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