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AMELIA
di Mira Nair
Soggetto: tratto dai libri "East to the Dawn: The Life of Amelia Earhart" di Susan Butler e "The Sound of Wings: The Life of Amelia Earhart" di Mary S. Lovell
Sceneggiatura: Ronald Bass
Fotografia: Stuart Dryburgh
Scenografia: Stephanie Carroll
Montaggio: Allyson C. Johnson
Costumi: Kasia Walicka-Maimone
Musiche: Gabriel Yared
Interpreti: Hilary Swank, Richard Gere, Ewan McGregor, Virginia Madsen, Mia Wasikowska, Christopher Eccleston, Joe Anderson, Aaron Abrams, Mark Caven, Ryann Shane, Dylan Roberts, William Cuddy
Produzione: AE Electra Productions, Avalon Pictures, Fox Searchlight Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox
Nazionalità ed anno: USA 2009
Durata: 111'
Data di uscita: 23 dicembre 2009
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano
È sempre difficile rendere sul grande schermo la storia di un'icona, personaggio divenuto simbolo di un paese, di un sogno; i rischi sono molti, troppi. Purtroppo Mira Nair, regista del film, è stata schiacciata dai pericoli di tale compito. Tutto ciò che non doveva essere Amelia Earhart lo è stato in questo terribile polpettone sentimentale. Rinchiusa e stereotipata nei limiti troppo stretti di una "femminista" pseudoaviatrice, la Earhart grida vendetta: il cinema questa volta ha fallito nell'impresa.
Bisogna ricorrere ai libri, all'immaginazione, solo la lettura potrà restituirci il coraggio e l'intraprendenza di Amelia. Trasformata in una flemmatica e stucchevole donna di provincia, l'aviatrice, con le fattezze di Hilary Swank, percorre il periodo più vivido e avventuroso della sua esistenza.
Nel 1928 per la prima volta una donna trasvola l'Atlantico (come passeggera), grande attenzione in America e poi in tutto il mondo per questa giovane alta e magra, i capelli corti e al vento, tanto che la sua stessa immagine diviene sinonimo dei nuovi ideali di avventura, tenacia e successo. È la storia di un mito che interpreta i sogni di una nazione, l'America post Grande Depressione. Peccato che tutto sia abbozzato superficialmente: Amelia è solo accennata, la forza e il carattere non emergono minimamente, per non parlare di George Putnam, marito dell'eroina, primo nella storia ad occuparsi di pubbliche relazioni e marketing, qui reso come un pupazzo impacciato. Povero Richard Gere, costretto a cedere il passo all'amante più giovane e aitante. Un cast notevole non è sufficiente a salvare il film alla completa deriva. Lei, Hilary Swank, ci prova, e come darle torto essendo anche produttrice del film? Ma non basta, è lontana anni luce dalla Swank di Boys Dont'Cry e Million Dollar Baby, impensabile anche la candidatura all'Oscar con questo film.
La sceneggiatura poi dà il colpo di grazia, ricca di battute banali e luoghi comuni: irrita il semplice ascoltare frasi tipo "Nella vita si può essere molto più di un passeggero" (Amelia). Completamente assente il dialogo, la costruzione del pensiero argomentato, ovvero la struttura portante del film.
Dalla completa disfatta, volendo essere buoni, forse possiamo salvare la scenografia, un'attenta ricostruzione dell'epoca e delle meravigliose immagini del Sud Africa. Piccolo gioiello scovato dalla produzione il Lockheed L-10 Electra, modello originale proveniente dal sud della Francia. Certo l'aereo è uno dei personaggi principali del film, ed utilizzare un velivolo autentico dell'epoca è stata un'ottima trovata. Fortuna che non parla.
Insomma Hollywood è sempre Hollywood, le pensate geniali ci sono ma vincono, come al solito, le ipocrisie. Sarebbe stato impensabile presentare l'eroina come una donna disinibita e amante della vita, dei piaceri, tutto è stato attenuato con evidente risultato di un appiattimento dello stesso personaggio. Non si poteva certo far scendere e salire con disinvoltura dai vari letti un'eroina simbolo e volto delle speranze americane; gli eroi sono sempre eroi e vanno preservati nella morale perbenista del popolo. E così, fatta salva la condanna dell'adultera, ecco trionfare l'amore (coniugale) vittorioso su tutto. Pur restando fedele al suo compito (raccontare in modo romanzato un personaggio popolarissimo), Mira Nair ha ricevuto innumerevoli attacchi negli States; a ben vedere, aggiungiamo noi. Non ci resta che attendere gli effetti, speriamo non troppo devastanti per la povera Nair e company, della critica italiana.



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