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MOON

di Duncan Jones

Soggetto: Duncan Jones
Sceneggiatura: Nathan Parker
Fotografia: Gary Shaw
Montaggio: Nicolas Gastler
Musiche: Clint Mansell
Interpreti: Sam Rockwell, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Benedict Wong, Matt Berry, Malcom Stewart, e Kevin Spacey (la voce di GERTY nella versione originale)
Produzione: Stuart Fenegan, Trudie Styler
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Nazionalità ed anno: USA, 2009
Durata: 95'
Data di uscita: 4 dicembre 2009      
Sito ufficiale     
Sito italiano

MOON
4 e mezzo

Prima c'è il pianoforte, che si affaccia sulla superficie lunare, poi un rumore di sintetizzatore e un sibilo, che rompe il tempo, prima dell'incalzare frenetico, e martellante, del piano, delle chitarre elettriche, delle percussioni, di una voce sintetica. Ci accoglie con Welcome to Lunar Industries il genio Clint Mansell, con le sue composizioni qui reclamate all'ennesima potenza dal silenzio svuotato della superficie di Moon (2009), film che consacra al mondo cinema il figlio d'arte Duncan Jones, che nasconde dietro a quel cognome così comune quello di David Bowie padre.
Finora si era dedicato al videoclip, e vedendo la sua prima prova nel lungometraggio, di cui gli appartiene anche il soggetto, viene naturale domandarsi perché non abbia iniziato prima. Il fatto che abbia reclamato Mansell per questo suo salto nel buio dell'infinito la dice lunga sulla sensibilità artistica di Mister Jones, che, unito a essere riuscito a cucire addosso a un unico interprete, la "mente pericolosa" Sam Rockwell, le economie di riuscita, riuscitissime, la dice ancora più lunga sulle sue doti. Rockwell è capace di trainare il film praticamente da solo, strattonato nel suo liquido amniotico dall'incalzare di Mansell, che sottilmente, ma inesorabilmente, insinua nella sua (nostra) mente il tarlo della paranoia/alienazione. E come potrebbe essere altrimenti? Sam Bell (Rockwell) è un tecnico di stazione lunare che scava e fa rilievi, attende la conclusione dei suoi magnifici 3 anni di soggiorno/lavoro, rivedendosi registrazioni della sua splendida famiglia (una moglie dea, più figlia annessa), sorridendo a ciò che non sa più, i collegamenti con il mondo terrestre interrotti per un imprecisato incidente tecnico. Costruisce il suo plastico di case, il suo interminabile lavoro che reclama quotidianità e normalità. È vigilato da GERTY, la mente e il braccio della base lunare, che saluta da non troppo lontano l'HAL9000 di kubrickiana memoria (la voce originale è di Kevin Spacey). Con lui condividerà umanità, arrivando ad aiutare, salvare, obliare se stesso per preservare l'umano. Un umano che scoprirà, dopo un incidente, di non essere solo, guardandosi con un altro se stesso allo specchio dei suoi limiti, propri di quell'umanità così disumana che ha deciso di duplicare un singolo, Sam Bell, utilizzandolo come stampino per migliaia di altri lui, che ricolmano il ventre della base lunare, efficienti e cestinabili lavoratori carne da macello. Finiti i tre anni, finisce anche la garanzia di sopravvivenza del buon Sam Bell replica, a cui dopo aver inserito dei flash di memoria, e di vita passata, concessa l'illusione di un futuro, viene di nuovo sottratto quel fantasma d'esistenza. Ma i Sam Bell scopriranno l'inganno....
Passato al Sundance 2009, premiato a più riprese in festival sparsi, Moon avrebbe meritato una maggiore sorte commerciale rispetto a quella che finora ne ha contraddistinto la vita in sala, spingendo a una miserrima, quasi ridicola, per le sue qualità indiscusse, distribuzione di ben 9 (?!?) copie su tutto lo stivale italiano. Film che mostra l'amore per il genere sci-fi, riportandolo all'onore della cronaca, unito alla dimensione esistenziale che abbraccia un Solaris originale, incarna le urgenze creative del sognatore Jones, arrivando a regalarci sul finale anche un tuffo nelle suggestioni di colore della porta stellare che era tunnel morale e generazionale in 2001 Odissea nello spazio. Citando, ma dimostrando anche un'autorialità e necessità indiscusse e sorprendenti, Duncan Jones ci invita al cinema. Fatevi un grosso piacere, scovate una di quelle 9 copie, e fiondatevi al cinema, già pronti a lasciarvi trascinare in trance dalle note ipnotiche di Clint Mansell.

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