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L’UOMO NERO

di Sergio Rubini

Soggetto e sceneggiatura: Domenico Starnone
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio: Esmeralda Calabria
Scenografia: Luca Gobbi
Costumi: Maurizio Millenotti
Musiche: Nicola Piovani
Interpreti:  Sergio Rubini, Valeria Golino, Guido Giaquinto, Riccardo Scamarcio
Produzione: Biancafilm, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: Italia, 2009
Durata: 116'
Data di uscita: 4 dicembre 2009    
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L’UOMO NERO
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"Il mio film è una sincera menzogna: tutto vero e tutto falso - dice il regista durante la conferenza stampa romana -. Parlo di me, ma se non racconti te stesso, che cosa racconti allora? In questo film torno alla provincia che conosco bene - aggiunge - ma ho mentito perché quando fai un film autobiografico inevitabilmente devi mentire. Succede che non racconti ciò che è stato, ma ciò che avresti voluto che accadesse, gli incontri non fatti, le avventure che non hai vissuto".
Menzogna o verità, interessa poco quando il risultato è un film che lascia lo spettatore immaginare, correre con la fantasia, credere e sperare che le cose possano cambiare, così come fa il piccolo Gabriele. Già, è proprio questo il segreto dell'Uomo nero: empatia, per osmosi le emozioni recitate passano nella sala del cinema e si partecipa alla storia. Si va indietro con la mente, d'un tratto il ricordo infantile, il rapporto col genitore, a volte contrastante, e il distacco necessario. Tutto costellato dalla fantasia di un bambino, capace di rifugiarsi in un suo mondo fatto di magia e pericoli: l'uomo nero. Ma c'è anche la vita di un adulto: il padre. Due punti di vista, due esistenze passano in scena, il prima e il dopo, l'uomo e il bambino. Ecco l'adulto, scontento, frustrato per un lavoro e un'esistenza che non avrebbe voluto in quel modo, voleva fare il pittore e invece fa il  capostazione. I sogni di un uomo, la volontà di realizzarsi distrutta dalla boria della culturale provinciale, dalla pseudo critica artistica che stronca per pregiudizi le velleità artistiche di Ernesto.
Non è una novità, il mondo dei "tromboni"asservito al potere, ai soldi, ha fatto di opere mediocri capolavori e stroncato le più originali e non convenzionali. Nessuna meraviglia dunque per questi quadretti satirici dell'Avvocato Pezzetti e del Professor Venusto, così fissi e rigidi nel proprio ruolo, quasi a ricordare certi personaggi pirandelliani. Sono rappresentanti del tipico immobilismo meridionale per cui tutto resta sempre uguale a se stesso, sembra volerci ricordare il Tomasi di Lampedusa de "Il Gattopardo".
Certo Rubini, con grande sagacia, non si esime dal rivendicare le colpe di una "certa" critica, dicendo di sé: "Mi sono sempre sentito all'inizio molto prestato alla regia, un ‘imbucato' che non aveva consapevolezza della sua età. Prestavo molta attenzione a quello che mi scrivevamo, ho anche avuto un bel rapporto con alcuni critici. Mi sono accorto che alcuni non hanno scritto di me finché non ho iniziato a fare un certo tipo di cinema... Ho sempre seguito le tracce e i suggerimenti dei critici. Il mio rammarico è che oggi la critica non esista più, che sia ridotta a venti righe, che un film venga giudicato attraverso una stella in più o in meno!" 
Di che ne diranno di questo film, una cosa è certa:è un'opera dei sensi: il racconto di come si è o di come ci sarebbe piaciuto essere, dei sogni, delle aspettative infrante, dell'amore dei genitori, del contrasto con i figli.
Un'opera corale, dunque, contraddistinta da personaggi ben caratterizzati: Franca - Valeria Golino, moglie, madre e insegnante ma soprattutto donna. Un personaggio inedito per l'attrice che ben ne coglie le mille sfaccettature. Forte e fragile, aggressiva e condiscendente, con lo sguardo sempre vigile segue ogni minimo gesto movimento del marito, del figlio, del fratello. Sergio Rubini è il padre, il marito. Ruolo impegnativo ma perfetto per l'attore-regista. Parla in dialetto pugliese, a volte gesticola in modo forsennato, attento a rendere sempre al meglio le emozioni cosicché  tutti possano partecipare alla sua storia. Ovviamente gioca in casa, il personaggio Ernesto Rossetti è fatto su misura, ben ne calibra le sue doti recitative.
Guido Giaquinto, è il bambino-attore, soli 8 anni, sembra timido ma comunica sullo schermo le ansie e le gioie con lo sguardo deciso e a volte da briccone. Bravo e capace, ci auguriamo di ritrovarlo presto. Infine Scamarcio, impegnato in un ruolo brillante, conferma le grandi qualità attoriali. Ma è solo un ruolo di rottura, funzionale ad allentare la tensione ed evitare che il film possa imboccare una via troppo seria.
Con una scenografia perfetta, fatta di vicoli presepiali, vecchie tradizioni, trucchi e costumi giustamente adeguati, si chiude il cerchio di un'opera vissuta come ricordo, dove la mente viaggia grazie anche alla splendida musica di Nicola Piovani.
500 copie distribuite dalla 01 Distribution, l'immancabile sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (che va sempre agli stessi ma almeno questa volta non è stato uno spreco), un buon cast, L'uomo nero ha tutte le carte per attirare critica e pubblico ad unanime giudizio, di sorpresa ovviamente. Già, non manca il colpo di scena finale, una scoperta che  mostrerà un uomo, un padre diverso.

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