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VIAGGI SPAZIALI, RATTI UMANI E ZOMBIE SERBI AL S+F

Continua il viaggio di Marx attacks! nella fantascienza sovietica con un (a)tipico film della DEFA, e un interessante variante serba de L'invasione degli ultracorpi. Delude invece il film serbo Zone of the Dead, in concorso nella sezione Neon

VIAGGI SPAZIALI, RATTI UMANI E ZOMBIE SERBI AL S+F
Al Science+Fiction Festival di Trieste continua il viaggio di Marx Attacks! nel cinema di fantascienza dei paesi dell’Unione Sovietica. Presentati altri due film, uno della DDR e uno della Serbia e Montenegro

Im Staum der Stern/ In the dust of the star
Regia: Gottfried Kolditz
Nazione e anno: RDT(DDR), 1976
Durata: 90'
Formato: 35mm, colore

Atipica Space Opera della DDR, Im Staum der Stern è un film che risente particolarmente del contesto temporale durante il quale fu girato: prodotto nel cuore degli anni ’70 il film è un tripudio di influenze dell’epoca, a partire dai costumi (di cui ci viene proposta un’intera collezione: i personaggi durante il film non fanno che cambiarsi), alle capigliature, agli oggetti (pur nella loro versione “futurizzata”, dove a trionfare è il tubicino o lo spray), alle musiche e ai balletti (vagamente psichedelici e ipnotizzanti – peraltro eccessivamente presenti, appesantendo parecchio il film), agli stessi ambienti (specchi, superfici metallizzate riflettenti, oggetti dai colori vivaci e vividi), restituendo un’atmosfera che già caratteristica della serie di Spazio:1999, giusto in quel anno approdata in Europa. Nonostante Im Staum der Stern presentasse un universo anomalo per i film di quel periodo della Germania dell’Est (La Terra non viene mai nominata e i popoli contendenti sono due popoli alieni), il marchio ideologico e produttivo della DEFA è ben riconoscibile durante tutto il film (si veda la regia di mestiere, al servizio della narrazione e senza particolari guizzi, e gli espliciti riferimenti alla lotta proletaria e internazionalista, facendo del film una evidente metafora della lotta tra Capitalismo e Comunismo). Nel suo complesso il film non brilla e fin dalla prima parte si segue a fatica; solo nella seconda il ritmo ne guadagna, ma a vantaggio di confusi intrecci narrativi, che più che far capire quello che accade, lo fa a malapena intuire.

Izbavitelj/ The rat savior
Regia: Krsto Papic
Nazione e anno: Serbia e Montenegro, 1976
Durata: 80'
Formato: 35mm, colore

Introdotto da degli inquietanti e bellissimi titoli di testa, un montaggio di cartelli disegnati in stile surrealista rappresentati ratti maligni intenti a dilaniare persone, Izbavitelj, contrariamente ai film più allineati della DEFA, e similmente a molte altre cinematografia dei paesi limitrofi (la Cecoslovacchia su tutte) si distingue per la critica al potere non sempre, però, rappresentata all’altezza dall’allegoria proposta dal film – secondo il quale i topi si stanno impadronendo dell’umanità sostituendosi alle persone sotto la guida del Redentore, sorta di Duce che si presenta durante i tempi di crisi – spesso solo accennata, giocando più che sull’accumulo di informazioni intorno all’agghiacciante piano alla Bodysnatchers dei topi – che avrebbe rafforzato la critica di fondo; si concentra invece sulle suggestioni e sull’inquietudine trasmessa dal tutto (l’accerchiamento e l’isolamento, il non potersi fidare di nessuno, l’ambiguità tra gli uomini topi e gli uomini), suggestioni ben puntellate da alcune sequenze chiave e particolarmente autoriali, che, grazie alla regia di Papic, particolarmente “netta” (si veda il largo uso nelle sequenze chiave dei primissimi piani e di inquadrature dotate di una angolazione piuttosto accentuata), acquistano un valore aggiunto non indifferente, come nella scena della banca, l’inseguimento del Redentore per la città, la tortura e la fuga dai sotterranei della banca, che aumentano la tensione  e danno respiro al film, facendone meritare, da sole, la visione.

Serbia, anni dopo. Per la sezione Neon, presentato Zone of the dead (Zona mrtvih) di Milan Konjevic e Milan Todorovic, ennesimo e tipicissimo film romeriano sugli zombie che invadono una città qualsiasi del mondo (questa volta tocca a Pancevo, la città più inquinata d’Europa: tema assolutamente mal sfruttato, se non ignorato, dal film) e sul solito gruppo di sopravvissuti che deve far fronte alla minaccia. In un susseguirsi di luoghi comuni, ammiccamenti ai film di Romero, omaggi Tarantiniani (durante la mattanza finale compare perfino una katana) e effettacci vari – senza citare i numerosi errori di sceneggiatura), il film si manifesta in tutta la sua banalità, per altro già vista mille altre volte (era perfino possibile anticipare la sceneggiatura di vari minuti, per quanto prevedibile) facendone poco più che un sopportabile pop corn movie da vedere con gli amici per riderne insieme. Unica novità sono gli zombie che dormono (tutti insieme, stesi al sole al porto), ma sinceramente avremmo potuto volentieri farne a meno.

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