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CADO DALLE NUBI

di Gennaro Nunziante

Soggetto e sceneggiatura: Gennaro Nunziante, Checco Zalone
Fotografia: Lorenzo Adorisio
Montaggio: Pietro Morana
Scenografia: Sonia Peng
Costumi: Mary Montalto
Musiche: Luca Medici
Interpreti: Checco Zalone, Dino Abbrescia, Giulia Michelini, Fabio Troiano, Ivano Marescotti, Raul Cremona
Produzione: Taodue Film
Distribuzione: Medusa Film
Nazionalità ed anno: Italia, 2009
Durata: 100'
Data di uscita: 27 novembre 2009
Titolo originale: id.

CADO DALLE NUBI
mezzo

Grazie ad una navicella spaziale anni fa si sparò nello spazio una canzone dei Beatles per far conoscere, ad eventuali entità aliene, la magnificenza che la cultura umana aveva raggiunto fino a quel momento. Oggi si potrebbe ripetere lo stesso esperimento, con una seconda navicella, per far conoscere alle medesime entità come siamo riusciti a regredire e ad abbrutirci nel giro di sole quattro decadi. Contributo da sottoporre alle culture extra-terrestri: Cado dalle nubi, prima fatica del regista Gennaro Nunziante e dell'attore Checco Zalone (nome d'arte di Luca Medici).
Checco Zalone (nel film semplicemente Checco) è un trentenne barese senza particolari capacità. Ama cantare e sogna di diventare famoso, ma le sue ambizioni non riescono a portarlo troppo lontano a causa di un'evidente mediocrità artistica. Lasciato dalla ragazza di una vita, Checco decide di compiere l'ultimo disperato tentativo per diventare celebre: lasciare la provincia barese per andare a Milano. Lì ritroverà il cugino omosessuale che, fra imbarazzi e molte gag, lo aiuterà a realizzare il suo sogno artistico.
Checco è un uomo mediocre, di quelli che sfogherebbero la propria rabbia contro tutti se solo ne fossero in grado. Non potendo farlo - perché incapaci di tanto ardore - preferiscono mascherarsi da uomini tremendamente ironici, modo socialmente accettato per esprimere la loro collera. Checco è spesso deriso dai suoi amici a causa delle sue ambizioni irrealizzabili; e allora cosa fare per sfogare queste frustrazioni? Semplice: sbeffeggiare in maniera irriverente e umiliante due classi ritenute socialmente offendibili: omosessuali ed extra-comunitari. Il gioco è fatto, signori. Un'ora e mezza di battute equamente divise fra la diversità sessuale del cugino di Checco ed il colore della pelle del suo manager africano. Mai trovata comica fu più semplice; ma anche più scorretta.
La risata è - nei limiti dell'umano - scientifica. Ha i suoi tempi, le sue tipologie e i suoi temi. Chi è padrone della tecnica comica può far ridere a comando, anche delle cose più abiette se lo volesse (Pirandello ha scritto pagine fondamentali a riguardo). Ma il gioco è rischioso, va da sé. Far ridere delle spregevolezze umane è sempre il primo passo per accettarle e farle accettare alla società. Una battuta su una persona "diversa" può anche farci ridere se il comico è padrone della tecnica, ma poi? Cosa accade se ciò ci seduce? O peggio: cosa accade a chi di quelle discriminazioni nei confronti del "diverso" ne fa uno stile di vita? Si sentirà sdoganato, rassicurato e socialmente accettato. Cado dalle nubi fa il gioco di chi discrimina, perché la comicità che non tiene conto del dramma che ha per oggetto il suo ridere è volgare umiliazione e offesa.
Novanta minuti di gag sugli omosessuali e sui neri non passano inosservati. E se all'inizio lasciano scappare qualche risata, dopo poco si mostrano per quello che sono: comicità violenta e reazionaria. Ovviamente il comico barese è cosciente che oggigiorno fare battute su chi è "diverso" (e spesso emarginato per ciò) fa venire giù le platee. Lo sanno tutti, del resto. Ed è proprio per questo che la comicità del film è inaccettabile, perché non si fa scrupoli del dramma. E poco conta se, sul finire del film, Zalone ricuce le ferite di un'intera opera con un perbenismo che non gli compete, dicendoci che in fondo siamo tutti uguali. Troppo tardi, non è credibile.
Cado dalle nubi è un film brutto e scorretto, che si fa vanto della propria mediocrità. Si ride poco, ma in compenso ci si vergogna molto. Zalone non può non aver riflettuto sulla valenza della sua comicità, e da qui resta facile osservare che la sua è un'ironia malsana perché convinta di ciò che afferma. Le risate sono una delle armi più efficaci per seppellire i pregiudizi sociali, qui invece vengono usate per rafforzarli. Deplorevole.

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no ma senza andare fuori troppo dal seminato (gay e afro...........) il film è semplicemente TUTTO quello  che non deve essere un film.

 

sarebbe un ottimo vademecum nelle scuole tipo dams: dialoghi insulsi, sceneggiatura inesistente (io che sono appassionato di cinema la avrei scitta milioni di voltepiù decente, senza MILIONI di luoghi comuni.....), che altro.....insomam quello che NON bisogna fare.

 

Inutile elencare: un film che è tutto a mio avviso fuorchè quello che intendiamo con queste 4 lettere. Solo perche si ha una proiezione in una sala, con delle persone che assistono non vuol dire che è un film, o cinema.


Gio, 17/12/2009 - 16:55

Le tue osservazioni circa la mediocrità dei dialoghi e della sceneggiatura sono fondate. Tuttavia non mi sembra di essere uscito fuori dal seminato se osservo che il pilastro comico portante di un film è fatto di un'ilarità reazionaria. In novanta minuti di film non si ride d'altro! La questione mi pare centrale.

Un saluto.

 


Gio, 17/12/2009 - 19:10