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ONDE AL TORINO FILM FESTIVAL
Film sperimentali e fuori dai circuiti animano il festival
È sabato, si va al cinema. Si passa da un estremo all'altro qua a Torino, e le sale quasi vuote di venerdì si riempiono in fretta creando, come accade al TFF quando arrivano le folle, qualche inconveniente organizzativo. Non siamo probabilmente ancora ai livelli di pubblico dei due anni morettiani, ma sicuramente il sabato pomeriggio è stato un aiuto. Tra le altre cose, si è ufficialmente aperta la sezione più sperimentale del festival, "Onde", che cambia nome rispetto a "La Zona" dello scorso anno ma mantiene le stesse caratteristiche e selezionatori.
Tocca a Saturno returns (nella foto) di Lior Shamriz aprire le danze, appena dopo due corti (Notturno di Mauro Santini e The dirty ones di Brent Stewart). Shamriz stupì gli addetti ai lavoro con Japan Japan, il suo lavoro del 2007, primo lungometraggio dopo una serie di altrettanto interessanti cortometraggi. Questo è un lavoro bellissimo, autentica poesia, immagini dense e piene di riferimenti, girato nella Berlino tanto di moda oggi contrapposta alla città natale del regista, Ashkelon, in Israele. Un film che indaga l'identità, sessuale e nazionale, raccontandoci della Berlino dove vengono distrutti gli edifici della DDR e del sud di Israele dove cadono i missili. Girato con 2000€, ciò che conta è veramente la potenza di quello che viene filmato, rielaborato, pesato dal regista e dagli attori che hanno lavorato liberamente, mettendo in scena loro stessi.
L'unico film russo presentato quest'anno al festival, fuori concorso, è un altro film dalle parti dello sperimentalismo. Until the Next Resurrection è un lavoro che parla di diseredati, puttane, straccioni, ubriaconi, barboni. Oleg Morozov li filma con rara intensità, raccontandoci le loro vite, riprendendoli da vicino, intimamente. Molti di loro sono morti, e una voce fuori campo ci dice cosa gli è successo. Ma come dice uno dei primi cartelli del film, qui sono vivi, sono vivi perché rimasti imprigionati nella telecamera di Morozov che li farà vivere per sempre. Come il regista stesso, morto alla fine della realizzazione del film.



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