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IL VIAGGIO DI JEANNE - LES GRANDES PERSONNES

di Anna Novion

Soggetto: Anne Novion
Sceneggiatura: Béatrice Colombier, Anne Novion, Mathieu Robin
Fotografia: Pierre Novion
Montaggio: Anne Souriau
Scenografia: Gert Wibe
Costumi: Fabio Perrone
Musiche: Pascal Bideau
Interpreti: Jean-Pierre Darroussin, Anaïs Demoustier, Judith Henry, Lia Boysen, Jakob Eklund, Anastasios Soulis, Björn Gustafsson
Produzione: Moteur S'il Vous Plait, Dfm Fiktion, Film I Väst
Distribuzione: Bolero film
Nazionalità ed anno: Francia/ Svezia, 2008
Durata: 84'
Data di uscita: 20 novembre 2009
Titolo originale: Les grandes personnes
Sito ufficiale

IL VIAGGIO DI JEANNE - LES GRANDES PERSONNES
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A volte il viaggio può essere metafora e una semplice vacanza nell'isola svedese di Styrso può trasformarsi in un momento di crescita e scoperta di se stessi. Ecco allora tra meravigliosi paesaggi, simili a vedute da cartolina, disporsi un piccolo miracolo. Film intimista, semplice, nessun colpo di scena o sequenze accattivanti, solo un profondo desiderio di raccontare la maturazione lenta e commovente dei personaggi.
Già, in quest'opera prima dell'esordiente Anna Novion, si osserva tanto. È un calmo progredire attraverso movimenti di vita sottili, scene semplici vicine alla quotidianità in cui i personaggi però si rivelano attraverso le emozioni più intime. Così la cinepresa punta su piani molto lunghi, quasi aspetta lo spettatore che entri nell'universo della vita, delle storie di Jeanne, Albert, Christine e Annika. È estate e come ogni anno, ad agosto, papà Albert - Jean Pierre Darroussin - porta la figlia Jeanne - Anaïs Demoustier - a visitare un nuovo paese europeo. È la volta della piccola isola svedese Styrso, dove è convinto di trovare il tesoro perduto di un vichingo leggendario. Ma le sorprese sono dietro l'angolo; la casa presa in affitto, per un equivoco è occupata ancora dalla proprietaria Annika e una sua amica francese, Christine. Il viaggio d'avventura organizzato meticolosamente da Albert non tarderà a divenire un'avventura alla scoperta dei rapporti umani e generazionali.
Ecco trovarci di fronte ad una storia tutta al femminile di un percorso di "formazione". La giovane Jeanne, infatti, rompe e ricrea per la prima volta quel rapporto esclusivo, soffocante tra lei e il padre. Dapprima adolescente spenta quasi bloccata nelle fissazioni paterne; poi, l'incontro con una  donna finalmente la porta in un mondo altro, tutto "femminile". La mancanza della madre, infatti, le ha portato per 17 anni la privazione della sua femminilità delle gioie dei primi amori. Ora scopre una signora e la osserva, ne è affascinata. Si identifica con lei e si dice "Mi piacerebbe essere come lei un giorno". Così Jeanne si apre non solo alle prime esperienze sentimentali, ma anche alla conoscenza di altre persone. In particolare, è con Christine che stringe una tacita alleanza. Diversamente non poteva essere. Lei è la donna che dà energia a tutto il film. Porta la vita, la spontaneità e una certa nervosità, è un'artista di teatro. Ma anche Christine però ha i suoi atti mancati, opportunità non colte, anche lei percorrerà il suo viaggio con Jeanne. Non dimentichiamo però c'è anche un uomo tra le donne. È Albert. Sentimentale, dolce, tenero, ma anche paranoico e un po' frustrato.
È solo e attribuisce la causa di questo suo malessere alla lontanzana della moglie. Totalmente incapace di costruire un rapporto solido con la figlia, anche lui dovrà affrontare il proprio personale percorso per superare quell'infantilismo latente che lo inebetisce di fronte alle emozioni e agli avvenimenti che lo attraversano.
Non c'è che dire, Anna Novion è molto brava a dar conto dei sentimenti che si annidano nei protagonisti, senza mai renderli evidenti. E lo è ancor di più nella sua ricerca di piccoli gesti e di quelle sensazioni che tratteggiano i caratteri volti a scontrarsi in un assordante silenzio, in un impasse di solitudine emotiva.
Anche la scenografia incornicia e incastra i vari protagonisti. A volte tra le onde del mare, altre tra i colori dell'isola affiorano sensazioni di serenità, di una pace serena, calma,  specchio di un riconciliarsi con se stessi. Il paesaggio così entra nella storia come un vero e proprio personaggio, andando a completare quel che i protagonisti si limitano spesso solo a sussurrare con le proprie azioni.
Presentato alla Settimana della Critica al Festival di Cannes 2008 Il viaggio di Jeanne è un film che si muove su corde emotive, ma in maniera "delicata", quasi impalpabile, come il sorriso che lascia allo spettatore: naturale e spontaneo.

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