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VIOLA DI MARE

di Donatella Maiorca

Sceneggiatura: Mario Cristiani, Donatella Diamanti, Donatella Maiorca, Pina Mandolfo, tratto dal libro "La minchia del re" di Giacomo Pilati
Fotografia: Roberta Allegrini
Montaggio: Marco Spoletini
Musiche: Gianna Nannini e Wil Malone
Scenografia: Beatrice Scarpato
Costumi: Lia Morandini, Sabrina Beretta
Interpreti: Valeria Solarino, Isabella Ragonese, Ennio Fantastichini, Maria Grazia Cucinotta. Lucrezia Lante Della Rovere, Marco Foschi, Giselda Volodi
Produzione: Italian Dreams Factory
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: Italia, 2009
Durata: 105'
Data di uscita: 16 ottobre 2009
Titolo originale: id.

VIOLA DI MARE
mezzo

E venne l'ora anche dello sbolognamento delle coppie di fatto, gay, anzi lesbiche, en travesti, in salsa ottocentesca. Ci pensa la nostra, sicula, Donatella Maiorca, dopo i fasti non lieti di Viol@, il suo primo film che guarda da lontano, il lungi da noi 1998, questa sua nuova, e seconda, prova col lungometraggio Viola di Mare. Esce oggi in sala, (non) sostenuto dalle presenze di cartellone della sempre più bella che brava Valeria Solarino e della virziniana e rampante, qui con voce afona, Isabella Ragonese.

C'è poi il mai domo, ma forse ogni tanto dovrebbe domarsi, Ennio Fantastichini, la producer in tutta la sua vitale - qui sopita e funerea d'attrice - presenza in quanto siciliana doc Maria Grazia Cucinotta. Annoverando anche quelle della rossa e sensuale, ma perché? - Lucrezia Lante Della Rovere, dell'appuntita Giselda Volodi, e del made in theatre Marco Foschi, approdato al grande schermo a suo tempo con l'indipendente Fame Chimica, i personaggi del presepe in costume, che animano le vicende dell'isoletta sperduta nel mar di Sicilia, son qui tutti riuniti pronti a scatenare eventi e vite tragiche, a caccia di amor, ahilor, contrito. A sostenere sto melò ci pensa anche la Gianna (Nannini) nazionale, che sull'argomento ha militanze da rivendicare, con le robe qui da lei create che richiamano i Goblins di Phenomena e il Nyman dotto, qui, ahinoi, entrambi scimmiottati, cadendo così anche nell'aggiunta rovinosa e banalizzante di schitarrate elettriche quanto mai controproducenti e fuoriluogo. Sapendo poi che il film si richiama a un capolavoro non capolavorizzato, e cioè misconosciuto, quale il libro "La minchia del re" di tal Giacomo Pilati, si legge ispirato a fatti realmente accaduti al suo tempo, i presupposti per la caduta son scolpiti e sanciti. Encomiabile nella sua volontà di militanza, e di guardare l'amor d'amore, però non si può salvare avvenendo sullo schermo uno scimmiottamento alla vita, che è estremizzata nei toni e nelle recite compiute. Angela (Solarino) ama Sara (Ragonese), prima restia, ma poi ben donde disposta a ricambiare. Il padre di Angela (Fantastichini) spadroneggia tra cave di tufo, e donne domate a mazzéte. Il prete ha un figlio segreto, morto, il cui feto conserva la madre... Per amore un Angelo cambierà il suo sesso (siamo nell'ottocento, signori, e ci si cambia solo di abiti!), da femmina a masculo. Matrimoni, figli, la felicità che costa parecchio, tra cui la morte. Ma dal sangue versato il seme del futuro fiorirà! Quanto imbarazzo in quel tocco di corpi nudi e femminei. Quanto è cacciata la favola bella, cadendo nel pop trash che rimbalza con la parola riuscito, che c'è solo nell'azionare la non voluta ilarità e disagio degli astanti spettatori. Archiviamo questo primo tentativo tutto italico con un pollice verso. In pasto ai leoni! Al prossimo gladiatore militante fare un passo vittorioso nell'arena della parità de li sessi.

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