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LE USCITE DELLA SETTIMANA – 16 OTTOBRE 2009

LE USCITE DELLA SETTIMANA – 16 OTTOBRE 2009

740 copie, circa 290 in 3D per Up (Disney) di Pete Docter e Bob Peterson, nuovo capitolo della saga Pixar (vorremmo dire come ogni anno spartiacque, ma rischiamo sempre di essere smentiti nel successivo). La pellicola ha aperto il festival di Cannes, nonché la marcia trionfale dei suoi autori culminata con il Leone d'Oro alla Carriera al produttore responsabile John Lasseter; e ora, credeteci, è davvero il caso di andare al cinema e ammirarlo di persona. Grandi e piccini.
Poco più di 200 copie invece per Halloween II di Rob Zombie (Sony), più che mai deciso a ripercorrere a modo suo le orme del serial killer Michael Myers dopo il buon esito del prototipo; e sempre in ambito di horror, non ha proprio un aspetto rassicurante l'orfanella di (appunto) Orphan, diretto da Jaume Collet-Serra con Vera Farmiga. C'è da aspettarsi che la famiglia adottiva, come minimo, passerà dei guai.
Da Venezia, dove è stato presentato in concorso, ecco Lo spazio bianco (01 Distribution, circa 160 copie), il nuovo film di Francesca Comencini  con Margherita Buy donna sola costretta ad attendere per conoscere il destino della propria bambina, nata prematura. La Universal, in 100 copie, va di commedia con Funny People di Judd Apatow, con Adam Sandler, mentre il festival di Roma (ufficialmente iniziato oggi) propone la prima uscita in sala dei titoli in concorso: 90 schermi per Viola di mare (Medusa), il secondo film di Donatella Maiorca con Valeria Solarino e Isabella Ragonese innamorate contro tutti nella Sicilia di fine 800. Il primo era Viol@ del 1996, a testimonianza della refrattarietà della regista alla superstizione. È la volta di Michael Winterbottom e del suo Genova, con Colin Firth trapiantato in territorio italico; un piccolo film, girato in digitale, distribuito in una quindicina di copie da Officine Ubu. Si chiude con Valerio Jalongo, il cui documentario Di me cosa ne sai (Cinecittà Luce) si interroga sul declino del cinema italiano rispetto ai fasti dei tempi d'oro. L'impressione è che per avere una risposta esauriente, anziché un documentario di 78', servirebbe un kolossal di una decina di ore.

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