Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Argomenti del forum attivi

Scambia informazioni

Syndicate content

CON “SONS OF CUBA” TORNA A VIVERE LA NOBLE ART

Notevole il documentario di Andrew Lang su Cuba e la boxe in concorso a "L'altro Cinema Extra". Una palestra di scuola e di vita

CON “SONS OF CUBA” TORNA A VIVERE LA NOBLE ART

In molti la chiamano la "noble art". La boxe è uno sport che non si accontenta di essere arte, ma aspira alla nobiltà dell'arte. O almeno si accontentava. La nobiltà della boxe è stata risucchiata in giri d'affari esorbitanti, incarnata da picchiatori dalle facce nient'affatto rassicuranti. È scomparso lo spirito di sacrificio, i ring di periferia non si vedono più, il rispetto per l'avversario latita, e anche l'umiltà dei pugili è svanita da tempo.
Il mito del riscatto da una vita difficile poi - tipico di questa disciplina - si è smarrito fra ingaggi stellari, grandi spettacoli e paillette. Brutti ceffi e cattivi valori. Tutto un altro sport, verrebbe da dire.
E poi ci sono universi interi che si sprigionano dagli spioncini. Verità che si rivelano dai dettagli meno vistosi. Eppure fungono da paradigma, alla faccia delle grandi teorizzazioni e dei grandi numeri. Ed ecco che un piccolo, piccolissimo documentario proveniente da Cuba prova a restituire un po' della linfa vitale di cui la boxe si dovrebbe circondare e nutrire. Questo è quanto Sons of Cuba tenta di fare. Restituire verità alla noble art. Perché questa disciplina è ancora lo sport dei grandi sacrifici, delle speranze per una vita migliore, e il modo con cui tanti ragazzi difficili provano a riscattarsi da una vita problematica.
Siamo a Cuba, Havana City. In questo Stato la boxe ha una tradizione decennale. I cubani sono fra i più forti boxeur da sempre. Ma, come tutte le cose, primati del genere non piovono dal cielo. Vengono tirati su con fatica, allenandosi già da bambini. Andrew Lang, regista del documentario, ci mostra una scuola di preparazione per piccoli pugili in erba, tutti al disotto dei dodici anni. Non lasciatevi ingannare dalle tenere età: qui la boxe è una cosa seria. È davvero uno dei pochi mezzi per aspirare ad un migliore tenore di vita, per riscattarsi da una vita aspra e complicata, e non per modo di dire. Con la boxe questi bambini un giorno potranno avere una casa che non posseggono, comprare un televisore e una macchina che tanti cubani mai avranno, e aiutare le loro famiglie. Tutte cose per nulla scontate in uno Stato povero come Cuba.
Ed è per permettere che tutto ciò si avveri che devono allenarsi tutti i giorni, con allenamenti che iniziano alle quattro di mattina e terminano il pomeriggio. Di mezzo, come è ovvio, c'è la scuola da seguire, i compiti da fare, e sudore. Tanto sudore.
Seguendo questi ragazzi per circa un anno viviamo il loro cammino sportivo e umano, fatto di tanta fatica, lacrime e sorrisi. Alcuni riusciranno a trovare nella boxe un percorso di vita, altri arriveranno persino alle Olimpiadi, ma molti di loro presto appenderanno i guantoni al chiodo.
Ma la boxe è molto più di uno sport: è una palestra di vita. Per bambini di dieci anni sarebbe fin troppo facile travisare il messaggio di uno sport che consiste nel prendere a pugni il proprio avversario. Come si fa a combattere contro il compagno di una vita e rimanere buoni amici? La sete di sopraffazione e potere potrebbe ammaliarli tutti. Ma grazie all'esperienza del loro coach tutto ciò non solo viene evitato, ma si traduce in insegnamenti che forgeranno i loro spiriti. Il rispetto per il proprio avversario, la consapevolezza dei propri mezzi, la sana competizione e la lealtà. Ma soprattutto imparano ad affrontare i fallimenti, perché è necessario masticare l'amaro della sconfitta per gustare appieno il sapore della vittoria.
La grandezza di questo documentario è che, in punta di piedi, riesce a restituirci tutta questa meraviglia, tutto questo pozzo di valori. Il combattimento sul ring è solo il suggello di un percorso molto più ampio, molto più profondo e lontano dai riflettori. Sons of Cuba è un affresco straordinario, che più che narrare le vicende di una squadra di giovani pugili è una maestosa lezione di vita; non solo per i boxeur, ma per chiunque voglia farne propri gli insegnamenti. Sincero e divertente, aspro e commovente, con una valanga di emozioni poste sempre con semplicità, questo documentario pieno di valori umani restituisce incanto alla boxe, alle passioni e alla vita. Qui il pugilato è davvero una noble art. Splendido.

accedi o registrati per inviare commenti

Ciao Emanuele, sono una tua fan. Anche se scrivi da poco su questo sito mi ha subito colpito la naturalezza con la quale ti destreggi tra le maglie di questo pazzo pazzo mondo cinematografico. Sei veramente in gamba. Si vede da come applichi le tue analisi senza pregiudizio di sorta ma con la volontà di far scaturire la magia della pellicola. Continua così che vai forte. Io ti seguirò sempre.

:) hasta la victoria siempre!

 e aggiungerei anche "arrogante bottegaio indegno della roba che vendi qua dentro" :)))

tua fedele fan Penny

 

Mer, 28/10/2009 - 18:18