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LO SPAZIO BIANCO PRESENTATO A ROMA, È POLEMICA

LO SPAZIO BIANCO PRESENTATO A ROMA, È POLEMICA

Tratto dal romanzo omonimo scritto da Valeria Parrella, Lo spazio bianco arriverà agli spettatori italiani il prossimo 16 ottobre in 150 copie. Presentato alla stampa già in occasione della 66ma Mostra del Cinema di Venezia, il film diretto da Francesca Comencini e interpretato da Margherita Buy racconta il dolore e le speranze di Maria, madre single alle prese con una gravidanza difficile e con la nascita prematura della piccola Irene (destinata all'incubatrice per tre mesi, perciò sospesa tra la vita e la morte).
Ricevendo il premio Francesco Pasinetti per Miglior Film e per Migliore Attrice e il premio Gianni Astrei - Pro Life assegnato dal Fiuggi Family Festival e dal Movimento per la vita, Comencini e Buy rivivono le esperienze del caso.
"I film appartengono a chi li vede, agli occhi dello spettatore", osserva la regista. "Sono fiera di questo piccolo film: mi ha dato l'opportunità di ritrarre il bellissimo personaggio già meravigliosamente scritto da Valeria Parrella, e ho avuto l'onore e il piacere di affidarlo a Margherita Buy". La quale commenta: "E' un ruolo meraviglioso, diventato ancora più intenso una volta sceneggiato il libro. Ed è dedicato alle tantissime donne che fanno mille cose, portano avanti i figli da sole, lavorano, trovano in sé una gran forza e riescono ad essere felici". Quanto alla location del film, la Comencini racconta: "Il libro ti fa talmente vivere dentro Napoli che la città diventa ben più di un mero sfondo. Mi sono anche chiesta, durante la fase di sceneggiatura, se fosse il caso di ambientare la storia altrove, ma Napoli attirava il film a sé con la sua intensità, il legame forte alla vita e quell'intrinseca idea di sopravvivenza". A proposito delle delicate questioni che ruotano attorno alla vicenda narrata, la regista spiega ancora: "Maria non ha un atteggiamento di odio né rassegnazione rispetto al padre del bambino, ma sceglie di farcela da sola quando lui la lascia. Secondo me, che si parli di una madre che cresce un figlio da sola, oppure di una famiglia allargata, o di una coppia gay, si tratta comunque di famiglia. Non sono d'accordo, con tutto il rispetto, con quanto recentemente detto dal Papa a Praga a proposito dei figli cresciuti in famiglie non tradizionali. Non si possono definire "orfani", i loro genitori sono vivi e vegeti. Io stessa cresco tre figli da sola e non riesco a immaginare una famiglia più ricca d'amore della nostra".
Nel prendere le distanze con garbata fermezza e un comunicato lucido e razionale dalle istanze antiabortiste del comitato che la premia, Comencini auspica dialogo e apertura mentale laddove - pare a chi osserva - qualsiasi forma di comunicazione si presta in fretta alle strumentalizzazioni. Pur affrettandosi infatti a specificare che "Il mio film racconta una storia personale, non un messaggio; sono per la vita anch'io, ma seguendo un percorso opposto a quello di chi mi onora con questo premio; la laicità non c'entra nulla con la fede - sono valdese - e la fede non è appannaggio di un solo genere", purtroppo la regista pare soccombere al tritato di ottime intenzioni volte a distorcere il senso del girato. Peccato.

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