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WHITEOUT - INCUBO BIANCO
di Dominic Sena
Soggetto: Basato sul fumetto di Greg Rucka e Steve Lieber
Sceneggiatura: Jon Hoeber & Erich Hoeber e Chad Hayes & Carey W. Hayes
Scenografia: Graham "Grace" Walker
Fotografia: Chris Soos, C.S.C
Montaggio: Martin Hunter
Costumi: Wendy Partridge
Musiche: John Frizzell
Interpreti: Kate Beckinsale,Gabriel Macht,Columbus Short,Tom Skerritt
Produzione: Steve Richards, Don Carmody, Greg Rucka
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Nazionalità ed anno: USA, 2009
Durata: 98'
Data di uscita: 2 ottobre 2009
Titolo originale: Whiteout
Sito ufficiale
Un film semplice con pretese da thriller. Se non fosse per lo straordinario paesaggio polare, tutto da vedere nella bella fotografia di Chris Soos, Incubo bianco sarebbe di una noia agghiacciante. Già, la storia è fin troppo prevedibile e ovvia. Neanche a fine primo tempo si intuisce che c'è una talpa da scovare (facile prevedere l'infiltrato), il che, per un thriller è tutto dire. Per non parlare poi dell'inizio, quando la bella Kate Beckinsale sfila le sue curve dalla tuta per una sequenza completamente inutile.
E che dire del seguito, tra amputazioni e rovinose confessioni? Ma non sveliamo tutto e lasciamo al pubblico la curiosità di giudicare l'ultimo pseudo fiasco della Warner Bros. Intanto però chiariamo che siamo alle prese con la storia dell'agente federale Carrie Stetko (Kate Beckinsale), intrecciata all'azione e al mistero. Lei, donna intelligente e forte, nasconde un pesante fardello dal passato che le complica vita e lavoro. Viene dall'assolata Miami, proprio là è successo qualcosa che ha messo in dubbio il suo istinto e l'ha portata a domandarsi se poteva continuare quel lavoro. Così, ritiratasi in mezzo al nulla, ha la sventura e fortuna di imbattersi in un misterioso delitto.
Certo non mancano le azioni da super agente, lotte corpo a corpo col cattivo di turno, ma la suspense proprio non regge. Dalla sceneggiatura poco coinvolgente derivano i personaggi ancor meno caratterizzati. I dialoghi sono sterili, malgrado gli attori facciano del loro meglio per dare credibilità, i ruoli restano dei campioni stereotipati.
C'è da dire però che sulle ambientazioni il regista Dominic Sena centra in pieno l'obiettivo. Voluti anche dai produttori, i paesaggi esterni di Manitoba, Canada, sono i veri protagonisti di Whiteout.
Si sente la forza dell'Antartico imporsi come personaggio onnipresente nella storia, bellissime le immagini del deserto bianco mai viste prima in un thriller. Così come le sequenze dell'Antartide, il biancore tanto forte da impedire la vista della linea dell'orizzonte. Molto dinamica la fotografia aerea della base o l'atterraggio in condizioni estreme del Twin Otter.
"Sono sempre stato un grande fan della striscia di Whiteout e amavo la sua ambientazione" ha rivelato il regista. "L'Antartide non è un luogo molto frequentato dagli artisti; è poco esplorato 'visivamente' e mi ha sempre affascinato. Certo è un ambiente decisamente brutale per farci un film; essendo un luogo isolato e praticamente disabitato è molto difficile da rappresentare sullo schermo. Inoltre non credo che ci siano molte storie che si possano adattare a quel tipo di paesaggio; forse La cosa è stato l'ultimo film ambientato tra i ghiacci polari. Questo è il motivo per il quale ho scelto di accettare la sfida. Girare lo stesso film a San Diego o a Los Angeles (a prescindere dal fatto che avrebbe tradito la trama originale) non sarebbe stato altrettanto interessante".
Un bel salto dal lontano 1993 e da quei videoclip girati per Janet Jackson. In sedici anni due film: Fuori in 60 secondi, Codice: Swordfish, ed ora l'ultima fatica. Peccato che non sia un capolavoro neanche questo, ma lasciamo ai posteri l'ardua sentenza.


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