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IL CANE GIALLO DELLA MONGOLIA
di Byambasuren Davaa
Sceneggiatura: Byambasuren Davaa
Fotografia: Daniel Schonauer
Montaggio: Sarah Clara Weber
Musiche: Borte
Interpreti: Urjindori Batchulum, Buyandulam Daramdadi Batchulum, Batbayar Batchulum, Nansal Batchulum, Nansalmaa Batchulum, Tserenpuntsag Ish
Produzione: Schesch Filmproduktion
Distribuzione: BIM
Nazionalità ed anno: Germania/Mongolia, 2005
Durata: 93’
Data di uscita: 28 aprile 2006
Titolo originale: Die hohle des gelben Hundes
Sito ufficiale: www.gelberhund-derfilm.de/cane/nansal.html
Sito italiano: www.bimfilm.com
3 e mezzo
Nell’immaginario del soggetto ci sono la leggenda, l’omonima caverna ai piedi del vulcano Khorgo, un racconto di Gantuya Lhagva identico alla trama della pellicola, la trasmissione orale della nonna della regista Byambasuren Davaa (conosciuta per “la storia del cammello che piange”, nomination all’Oscar per il miglior documentario). Davaa, nata e cresciuta ad Ulan-Bator, dopo aver lavorato per la TV ha iniziato a studiare cinema, trasferendosi poi alla HFF di Monaco, sezione “documentari”.
Quest’opera - realizzata per l’esame di diploma proprio alla scuola tedesca - è prodotta dalla società di promozione cinematografica X Verleih AG (La principessa + il guerriero, Amores perros, Goodbye Lenin), che riunisce in collaborazione autori, registi, produttori, distributori e segue i film dall’idea iniziale alla promozione.
Nel nordovest del suo paese d’origine, l’autrice ha ripreso una famiglia di pastori nomadi composta da padre, madre e tre figli piccoli, indirizzandosi verso due livelli narrativi: uno documentaristico, ad esempio con i passaggi della preparazione del formaggio e le operazioni di smontaggio della tenda; l’altro sulla spiritualità di una cultura caratterizzata da un intenso legame con la Natura (essi ringraziano il pezzo di terra su cui hanno trascorso l’estate e chiedono scusa per i “timbri”, cioè i segni lasciati sull’erba schiacciata) e dalla fede nella reincarnazione, intesa come un’eterna ruota in cui l’anima vaga da un corpo all’altro, e dove il cane rappresenta la forma precedente a quella nuovamente umana (per questo ha un rapporto tradizionalmente stretto con noi).
La popolazione dei pastori nomadi va rapidamente calando, come in un effetto domino sempre più allargato. Infatti per i cambiamenti climatici e relative escursioni termiche le greggi si sono decimate, e molti nuclei si sono trasferiti in città, abbandonando i propri cani nella steppa; questi si uniscono ai branchi di lupi, aumentando i pericoli per le famiglie che rimangono.
Ragion per cui il lavoro della cineasta, accordato sulle cadenze di vite a contatto diretto con la Terra, ha il valore della testimonianza antropologica.
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