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STARDOM
di Denys Arcand
Cast: Jessica Paré, Dan Aykroyd, Thomas Gibson, Frank Langella, Charles Berling, Robert Lapage, Camilla Ruthford
Nazionalità e anno: Canada, 2003
Distribuzione: Fandango
Edizione: italiano, inglese
Sottotitoli: italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 5.1
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1
Durata: 100'
Extra: Filmografia del regista.
Note: Buono l'audio, fluido e brillante, compatto e nitido. Buona anche la distribuzione sulle differenti uscite per un ottima ed equilibrata taratura dei livelli.
Bene anche la qualità video dai colori brillanti e nitidi che rispettano i colori della pellicola. Colori ben contrastati per un'immagine brillante e di buon impatto visivo.
Corretto il formato panoramico proposto sul DVD.
Extra quasi assenti. Non è sufficiente la sola filmografia dell'autore a giustificare la sezione.
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.fandango.it/
Titolo originale: Stardom
Qualità artistica: Mediocre/Sufficiente
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Ottima
Qualità extra: N.G.
Declinare questo film poco conosciuto di Denys Arcand è compito arduo. Sia per una certa sufficienza mostrata nell'esporre la tesi sia per una certa sciatteria e confusione nel plot. Ma anche la regia non è esente da colpe che sorvola su situazioni maggiormente penetranti a favore di altre che mostrano troppi nastrini e luccichini. Una regia molle, che sembra dettata più da una qualche necessità che non sia quella di comunicare per davvero il folle mondo dei "media"... Media che "costruiscono" la favola di una ragazza che da semplice giocatrice di hockey assurge al ruolo di super top model per poi essere ricacciata nell'inferno dell'anonimato. Intanto già il ruolo della top model è un luogo comune scontato e con dei tempi ben definiti. Una carriera di una modella dura "il volger di uno sguardo" e si non è pronte alla fine del sogno si finisce nel dimenticatoio. Si deve essere decise e dure per sapere già cosa fare "da grandi" per non finire nella polvere dopo aver conosciuto l'altare della gloria e di tutte le attenzioni possibili. Un "lavoro" (se si può definire tale, in quanto l'unica cosa che "vendono" è il loro corpo e la loro bellezza senza avere delle qualità ben precise, ma questo rientra nell'ottica della nostra società che vende solo lustrini e paillettes) che non lascia scampo e nel quale non si deve invecchiare. Ma anche non si debbono commettere errori di nessun tipo. L'unica cosa che ci ha colpito del film è una certa "veggenza" nel predire la storia di Carla Bruni, quando la bella modella si sposa con un uomo politico molto influente (ma anche questa storia finirà male per colpa di lei). Una "veggenza" che è comunque quasi una sorta di percorso obbligato per cercare di rimanere sotto la luce dei riflettori perché questi abbagliano chi non è abituato e, ala contrario, chi è abituato non può più farne a meno. Ma se questa è la svolta di tutto il film Arcand cerca di concentrare le sue intenzioni sul potere dei mass-media, su come possono creare e distruggere un mito. Un affaire trito e ritrito al quale il bravo Arcand non aggiunge nulla di nuovo attraverso uno stile documentaristico e di inchiesta. Uno stile che avrebbe potuto dare una svolta decisiva al film ma lo appesantisce sempre di più sino a farlo diventare una grande bolla di sapone che si dissolve nell'aria, come la vita della bella modella... una bellissima Jessica Parè della quale non ci si può innamorare...



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