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SMILE

di Francesco Gasperoni

Soggetto, sceneggiatura e scenografia: Francesco Gasperoni
Fotografia: Giovanni Battista Marras
Montaggio: Francesco Loffredo, Charles Kaplan
Costumi: Susanna Ferrando
Musiche: Giovanni Battista Marras
Interpreti: Armand Assante, Harriet Macmasters-Green, Antonio Cupo, Manuela Zanier, Robert  Capelli Jr.
Produzione: Coproduzione italo-marocchina, Moviemaker Srl - Morocco Movie Group  in associazione con Cinecitta' Luce  S.p.A con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali/Direzione Generale Per Il Cinema
Distribuzione: Cinecittà Luce
Nazionalità ed anno: Italia - Marocco 2009
Durata: 80'
Data di uscita: 28 agosto 2009
Titolo originale: id.
Sito ufficiale

SMILE
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Il cinema italiano è in pessime condizioni, tutti siamo a conoscenza dei tagli e delle scarse risorse che il governo mette a disposizione in questo settore, che resta pur sempre un'industria made in Italy. La situazione si aggrava ancor più quando un film come Smile viene prodotto con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Regione Lazio. Aggiungiamo che è distribuito da Cinecittà Luce, società pubblica operante come braccio attivo del  suddetto Ministero e il dado è tratto.
Insomma, irrita, e non poco, vedere i soldi dei finanziamenti pubblici buttati all'aria, mentre potrebbero essere investiti in opere prime valide di  registi sconosciuti. purtroppo invece assistiamo alla disfatta completa e la solita italietta continua a percorrere la solita corsia preferenziale.
Ma ciò che intristisce di più è vedere una co - produzione italo/marocchina andare così alla deriva. Rari e preziosi sono questi momenti dal respiro internazionale per il nostro cinema che comunque ci auguriamo un successo di botteghino, andando contro tutti i pronostici. Per il momento però, dimentichiamoci dei capolavori nostrani come Suspiria, una delle pietre miliari del cinema horror italiano, e "accontentiamoci" di Smile, una pellicola definita High Concept. Ovvero un film che dovrebbe basarsi su un'idea forte, facilmente trasmettibile al pubblico, con una storia il cui intreccio può essere descritto in una frase o due. L'idea invece è improponibile e confusa, non un thriller non un horror, ma solo un'accozzaglia di scene legate tra loro senza alcun nesso, né consequenzialità nelle azioni.
Durante una vacanza all'insegna dell'avventura sette ragazzi si ritrovano sperduti tra le montagne in Marocco. Con loro una Polaroid del 1966, che sembrerebbe dotata di poteri diabolici, i malcapitati  trascorreranno giorni da incubo tra un massacro e l'altro.
Una macchina fotografica killer da fare invidia a Christine - ve la ricordate l'auto (una Plymouth del 1958) diabolica di Stephen King? Ovviamente con la Polaroid è tutt'altra storia.  
Non regge infatti la suspense cercata a tutti i costi dal regista Gasperoni. Anzi, a dire il vero, infastidiscono sopratutto gli escamotage imposti da chi scrive e cura la sceneggiatura: uno tra tutti il "sobbalzo sonoro", ovvero l'intento di colpire scientificamente a livello sensoriale con la solita scena. Per fare un esempio banale: il protagonista si volta e lo spettatore si becca una serie di bassi e acuti da sobbalzo sulla sedia. Ecco allora che i consueti meccanismi giocati sulla concentrazione a nulla servono se nello script non c'è approfondimento, studio dei protagonisti e una storia coinvolgente da raccontare. In Smile, invece, si ride a ciò che dovrebbe far paura, certo complici sono le battute completamente fuori luogo e mal pensate. Lì dove occorrerebbe un'azione decisa si interviene invece con frasi tipo "Dobbiamo fermare questa macchina fotografica!" Insomma il nostro Dario Argento avrà i brividi e suderà freddo dinanzi a cotanto horror.
Dunque la sceneggiatura fa acqua in ogni dove e la regia non è da meno. A salvarsi dal disastro completo sono fotografia e montaggio. Belle alcune immagini ricreate degli ambienti marocchini, ancor più considerevoli sono i colori e gli spazi naturali dei boschi. E'il caso di dire "spazi nostrani", poiché la maggior parte delle scene sono state girate presso le fredde cascate del Monte Gelato.
Tuttavia dobbiamo pur considerare che siamo di fronte all'opera prima di Francesco Gasperoni e che, se già ha avuto qualche esperienza sui set, resta un talento tutto da scoprire. E che dire poi della scelta degli attori? Iniziamo con Clarissa, la protagonista, Harriet MacMasters-Green, attrice sconosciuta, presenza scenica notevole, ma nulla di più. Totalmente incapace di entrare nel personaggio, non trasmette la benché minima emozione. Fin troppo impostata, la sua interpretazione risulta piatta e noiosa. Altro protagonista Robert Capelli Jr, nella parte di Paul, anche qui una prova molto deludente. Per non essere ripetitivi sorvoliamo sul resto del cast ad eccezione delle poche apparizioni di Armand Assante, attore notevole, capace di rendere vivo un personaggio anche con brevi comparse.
Dunque se siamo di fronte alla rinascita del cinema horror all'italiana (ultimamente abbiamo assistito a tre visioni "da paura" : Imago Mortis, Visions, Smile) poveri noi! Gli addetti ai lavori dovrebbero pensare seriamente a cambiare genere e dedicarsi alla commedia.

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