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THE HURT LOCKER – BRD
di Kathryn Bigelow
Cast: Jeremy Renner, Brian Geraghty, Christian Camargo, Anthony Mackie, Ralph Fiennes, David Morse, Guy Pearce, Evangeline Lilly
Nazionalità e anno: USA, 2008
Distribuzione: Videa-CDE Home Video
Edizione: italiano, inglese
Sottotitoli: inglese, italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 5.1 DTS HD
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1 - high resolution
Durata: 125'
Extra: Making Of (12'23"); Intervista a Jeremy Renner (2'19"); Intervista a Anthony Mackie (2'16"); Intervista a Brian Geraghty (1'28"); Intervista a Guy Pearce (3'55"); Intervista a David Morse (2'06"); Backstage (12'55").
Note: Audio assolutamente straordinario. Potente e deciso, ben tarato nei volumi e nella distribuzione sulle varie uscite per un coinvolgimento emotivo di rara intensità. Un suono nitido e brillante.
Bene anche la qualità video dai colori netti e nitidi, saturi e strazianti che ridanno perfettamente la qualità della pellicola. Bene il contrasto per un'immagine molto luminosa con conseguente visione eccellente.
Corretto il formato panoramico proposto sul BRD.
Bene gli extra. Sia il backstage che il making of. Bene anche le interviste anche se manca quella alla regista e all'autore del film. Ma è una piccola pecca che si perdona volentieri...
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.eaglepictures.com/
Sito ufficiale: www.videa-cde.it
Titolo originale: The Hurt Locker
Qualità artistica: Ottima
Qualità immagine: Ottima
Qualità audio: Ottima
Qualità extra: Buona
"La furia della battaglia provoca una dipendenza fortissima e spesso letale, perché anche la guerra è una droga." (Chris Hedges)
William James, JT Sanborn, Owen Eldridge sono i tre militari addetti alla rimozione di ordigni esplosivi nella sporca guerra iraniana con il primo che fa l'artificiere. Prima di William "l'uomo delle bombe" era Matt Thompson (un Guy Pearce che fa da introduzione come guest star, e dopo di lui ce ne saranno altri -di attori di peso- con ruoli ridottissimi) ma salta per aria all'inizio del film... Lo scopo, non tanto recondito, è di far capire da subito dove ci troviamo e cosa rischiano i soldati americani in questa ennesima sporca guerra voluta dalla politica a stelleestrisce, come se attori famosi, che creano delle aspettative nella storia, fossero solo delle figurine come tante altre... Un incipit forte, intenso, adrenalico con poco saccarosio e molta nitroglicerina... o forse meglio dire "plastico"... E la tesi di una rediviva e in formissima Bigelow che sciorina la sua idea di una guerra assurda vista dal basso. Dalle basi dell'esercito, da soldati semplici e sergenti e non dagli eroi e neanche da graduati. Piccoli granelli di un ingranaggio che porta morte e distruzione e in cambio riceve lo stesso. Ma al tempo stesso quella tensione, quella sottile e intensa tensione che si trasforma in una droga (o una malattia), che per questi uomini che scelgono di andare in missione in terra straniera, diventa il loro pane quotidiano. Non lo fanno per la patria e ne per i soldi ma solo perché è l'unica vita che conoscono. Eroi senza eroismo. Eroi senza patria. Eroi senza un perché della loro esistenza.
Uomini che esistono perché esistono le guerre senza di esse cosa sarebbero? In questo versante la Bigelow non da risposte ma espone solo i fatti con un fare cronachistico e documentaristico che fa apprezzare il film per quello che è: un manifesto puro e semplice di quella guerra e di tutte le guerre.
Una regia secca ed asciutta con poche concessioni alla spettacolarità (anche se alla fine non volendo l'epicismo arriva lo stesso in quanto questa follia travolge le emozioni di chi guarda) che si nutre delle emozioni insite a cogliere quegli attimi che precedono l'arrivo della tempesta che non si sa da dove arrivi. Ed è sempre così. Ogni momento di quiete. Di pace. Di tranquillità è il preludio a qualcosa di immenso che sta per arrivare. Un mondo folle e infarcita di follia dove non esiste rispetto per niente e nessuno e dove tutto è stato già scritto da sempre. La guerra è sempre uguale a se stessa. Non esiste una guerra differente dall'altra. Forse nella modalità ma non certo nell'anima, ammesso che ne abbia una...
E The Hurt Locker coglie in pieno tutti questi aspetti grazie ad una sceneggiatura scritta dal "veterano" Mark Boal, già autore di Nella valle di Elah, che in maniera chirurgica rappresenta questo mondo "alcolico e sfrenato" senza remore...
Quelle follie che colgono uomini normali che in luogo di guerra di trasformano. Uomini che diventano folli come la guerra. Come il colonnello Reed che in piena azione si rivolge al sergente William come ad un santo... Colonnello Reed che non altro che un clone del colonnello Kilgore (anche lo stesso grado!) di Apocalipse Now. Una citazione non banale ma esemplificativa nel mostrare come quella sporca guerra in Oriente non sia molto dissimile di questa in Medio Oriente. Circa 40 anni dopo nulla è cambiato nelle sfere politiche e militari americane. Una immutabilità che dovrebbe lasciare sorpresi ma che non lascia più di tanto alla fine... Immutabilità delle cose come negli uomini che sono diversi ma nel profondo sono uguali. Un mondo sempre più caduco e vicino all'estinzione...
sniper ha scritto:
Per un film appassionato e terribile. Epico e dimesso. BELLISSIMO!



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