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CADILLAC RECORDS
di Darnell Martin
Soggetto e sceneggiatura: Darnell Martin
Fotografia: Anastas N. Michos
Musiche: Terence Blanchard
Montaggio: Peter C. Frank
Interpreti: Adrien Brody, Jeffrey Wright, Beyoncé Knowles, Cedric the Entertainer, Gabrielle Union, Columbus Short, Emmanuelle Chriqui, Mos Def, Eric Bogosian
Produzione: Parkwood Pictures, Sony Music Film
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Nazionalità ed anno: Usa, 2008
Durata: 109'
Data di uscita: 29 maggio 2009
Titolo originale: id.
Sito italiano
Intorno al 1950, un ebreo polacco di nome Leonard Chess e un chitarrista di colore conosciuto con lo pseudonimo di Muddy Waters animano i primi entusiasmanti anni della Chess Records, l'etichetta discografica di Chicago che fece la storia del blues. In un'epoca di barriere razziali e di "race music", la Chess Records mette insieme un gruppo invidiabile di artisti, da Chuck Berry a Etta James, da Howlin' Wolf a Waters stesso, e li foraggia a contanti e Cadillac (pur tenendosi ben stretti i diritti d'autore). La Cadillac come status symbol, emblema del riscatto degli eterni esclusi, è l'immagine veicolata sin dai titoli di testa di questo Cadillac Records, biopic corale che aspira a ricostruire estesamente gli anni gloriosi del blues. Al centro di tutto, Leonard e Muddy, l'ebreo e il nero, affratellati dall'amore per la musica e dalla voglia di affermarsi, e il cui accidentato cammino, costellato di perdite e di apparenti sconfitte, li porta comunque diritti verso la Rock'n Roll Hall of Fame. I luoghi e i tempi sono, per intendersi, quelli di pellicole recenti come Dreamgirls e Ray, e i riferimenti culturali sono ampiamente noti: dall'esplosione della musica "di colore" ad American Bandstand (ampiamente parodiata in Hairspray) a Elvis Presley, da Rose Parks all'avvento dei Rolling Stones. La musica è senza dubbio bellissima e ben interpretata (anche se Beyoncè canta molto e recita fin troppo poco, visto quant'è brava), l'argomento è più che interessante e Adrien Brody si fa sempre seguire con grande piacere. Dispiace, dunque, che grosse carenze di scrittura riducano il film a una compilazione un po' frettolosa, che approfondisce ben poco. Cadillac Records assomiglia troppo a una storia vera per potersi prendere le libertà della favola, e allo stesso tempo è fin troppo romanzato per suonare del tutto credibile. Le tematiche accumulate sono tali e tante che l'incapacità di assumere una prospettiva precisa determina passaggi troppo veloci (emblematica la scena in cui Beyoncè-Etta James viene rifiutata dal presunto padre, il giocatore di biliardo Minnesota Fats) ed ellissi disorientanti. Nonostante la segregazione, l'alcolismo, la droga, gli arresti, i tentati suicidi, manca una vera profondità drammatica, e le buone idee, come quella del dualismo fra Leonard e Muddy, non bastano a riscattare il complesso del film. Senza nessuna infamia, dunque, ma senza troppe lodi, e con più noia di quanto sarebbe stato dato sperare.



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