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STAR SYSTEM - SE NON CI SEI NON ESISTI

di Robert B. Weide

Soggetto: tratto dal libro Un alieno a Vanity Fair di Toby Young (ed. Piemme)
Sceneggiatura: Peter Straughan
Fotografia: Oliver Stapleton
Scenografia: John Beard
Montaggio: David Freeman (II)
Costumi: Annie Hardinge
Musiche: David Arnold
Interpreti: Simon Pegg, Kirsten Dunst, Jeff Bridges, Danny Huston, Gillian Anderson, Megan Fox
Produzione: Number 9 Films, Intandem Films
Distribuzione: Mikado
Nazionalità ed anno: Gran Bretagna, 2008
Durata: 110'
Data di uscita: 8 maggio 2009
Titolo originale: How to Lose Friends & Alienate People
Sito ufficiale     
Sito italiano

STAR SYSTEM - SE NON CI SEI NON ESISTI
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Ironico racconto della stampa sottomessa al mercato, o se preferiamo, decalogo su come si costruisce una star a tavolino. Diretto dal candidato all'Oscar Robert Weide, Star System - se non ci sei non esisti è un film retroscena, accusa sagace del lezioso e fin troppo fasullo mondo dello spettacolo. Già, perché lunga è la carrellata delle finzioni, dei raggiri che portano il bizzarro e talentuoso Sidney Young (Simon Pegg) a smascherare, prima dentro di sé e poi agli altri, l'inutilità di un sistema "mercificatorio".
L'idea viene dal libro biografico scritto dal giornalista "oxfordiano" controcorrente Toby Young, oggi corrispondente per GQ. Nel corso della sua carriera Young è stato licenziato da una serie di prestigiosi giornali e riviste, inclusi il Times di Londra, il Guardian, l'Independent e Vanity Fair.
Il libro, per settimane nella top ten dei bestseller del New York Times, come il film, racconta le disavventure di Toby alias Sidney. Dapprima pesce fuor d'acqua imbranato e maldestro poi giornalista, o quasi PR, di successo. Vendutosi alle leggi del più forte, la fama non tarda ad arrivare, ma inattesi rigurgiti da pensatore filosofo preparano un finale a sorpresa nella notte delle superstar. Certo, il vero Young è un personaggio difficilmente sopportabile, bandito perfino dal set, perché secondo la produzione "importunava gli attori e voleva spiegare al regista come doveva girare le scene". Purtroppo, a dispetto del pungente Young, tutto nel film è stato mitigato, come i riferimenti a nomi reali, a partire dalla rivista: la patinata Vanity Fair diventa Sharps.
Idea originale, però non regge in pieno la sceneggiatura di Peter Straughan. Davvero, la pecca è tutta qui. Inizialmente le battute divertono e il montaggio è brioso, ma proprio nella seconda parte si avverte "il già visto" e invece di ridere si sbadiglia. Peggio del peggio, "l'Amore" inserito a tutti i costi, per passare, alla fine, da commedia brillante a sentimentale. Affetti e valori segnano la redenzione dell'anima ingenuamente troppo sincera caduta al compromesso. Una morale fin troppo scontata per un film frizzante che prometteva estro e ironia.
Seguono una sequela di gag, rese esuberanti dal bravo Simon Pegg. Attore ormai sulla cresta dell'onda, grazie al suo essere affabile e divertente, non da meno, per il suo istinto da comico bizzarro. Tiene la spalla di Kirsten Dunst, Alison Olsen, impeccabile nel ruolo di donna professionale, che sa ma non osa, perfetta amica e compagna. Troneggia, invece, l'onnipresente Megan Fox, sex - non troppo - symbol, totalmente riuscita nella parte della nascente star, poco talento e tutta immagine. Discorso a parte per Jeff Bridges, perfetto nella parte di guru dell'informazione. Per la critica è "uno degli attori indimenticabili della storia del cinema, nonché uno degli interpreti più grandi della sua generazione". Eppure, nonostante questo riconoscimento è anche uno dei più sottovalutati. Anche lui è, in parte, fuori dallo Star System, un rapporto, il suo, stemperato da repulsione e attrazione. Sarà il caso di dire attore di se stesso?
Non si stanca, invece, Robert Weide di omaggiare La dolce vita, ed elegge Fellini ad autore di vero cinema, contro l'odierno "sistema delle star". Un po' amarcord dei bei tempi passati, con scene in bianco e nero e musiche cult, non solo per noi italiani. Il resto è glorificazione della vacuità, e per la giusta causa si scomoda addirittura Madre Teresa. Film facile e promettente, sia per il botteghino che per il lancio di nuove bellezze.

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