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VALZER
di Salvatore Maira
Sceneggiatura: Salvatore Maira
Fotografia: Maurizio Calvesi
Musiche: Nicola Campogrande
Scenografia: Seanne Grasso
Costumi: Cristina Audisio
Interpreti: Valeria Solarino, Maurizio Micheli, Marina Rocco
Produzione: Home Production srl
Distribuzione: Movieitalia
Nazionalità ed anno: Italia, 2007
Durata: 87'
Data di uscita: 8 maggio 2009
A visione ultimata, lo si deve riconoscere: l'unico lunghissimo piano-sequenza col quale Maira mette in scena novanta minuti della vita in un albergo di lusso non è uno sterile esercizio di stile. Accanto a una storia che scivola per corridoi che vedono e hanno visto muoversi per dieci anni quasi le stesse persone, la macchina da presa si muove instancabilmente in avanti, pur scartando talvolta lateralmente e incorporando nella struttura della narrazione il flashback.
Il movimento è fluido, la forma si sposa in maniera piuttosto armoniosa col contenuto, sia pur risentendo di un certo manierismo di fondo (ne è una prova la scelta, dichiarata e non mantenuta, di far coincidere il tempo del film con quello dello spettatore). Il duplice piano su cui vengono raccontati gli stessi luoghi e gli stessi momenti corrisponde poi alla distinzione insuperabile tra le due categorie di personaggi che Maira mette in scena: da un lato le "pattuglie" dell'albergo, cameriere, concierges, cuochi, capocameriere; normali, umiliati e offesi e di un'umanità talmente programmatica da risultare adorabilmente stereotipati. Dall'altro lato, i potenti del calcio e della televisione, arringati da un sedicente professore esperto di comunicazione, che gode perversamente dell'imbarbarimento dei costumi odierni ed esibisce una coiffeuse argentea da aspirante scienziato pazzo. In mezzo, la storia di una ragazza che da dieci anni scrive lettere a una carcerato fingendosi sua figlia, e che da quest'amore epistolare per procura trae forza e conforto, proteggendo la sua solitudine di ragazza di solidi principi dalla marea montante di un mondo sempre più corrotto.
Sarà dunque l'evidenza delle scelte stilistiche, oppure l'attenzione sulle performance altalenanti di un cast non sempre azzeccato (buona la prova di Micheli, troppo a fior di pelle la Solarino): fatto sta che si rischia di perdere di vista il punto; ossia che, senza bisogno di approfondire troppo, la morale della storia raccontata da Maira è lì, palese, ed è banale, semplificatoria, a tratti volgare (dato che è piuttosto semplice risultare volgari per aver voluto concedere alla volgarità solo il suo aspetto grottesco). Ottimi intenti, anche se un po' troppo ponderosi per i mezzi espressivi a disposizione, un paio di vicende toccanti raccontate senza calcare troppo la mano (ma insopportabile la storyline di Fatima, l'immigrata palestinese perennemente soggetta a mancamenti non bene motivati, tipo le tisiche ottocentesche), ma il film nel complesso sconta inutili ambizioni. Tra le scene migliori (ma chissà se la cosa era voluta) quelle che hanno per protagonista la svampitissima Marina Rocco, che interpreta la ragazza perduta, ma risulta candidamente comica.



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