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“GENERAZIONE MILLE EURO”, I SOGNI MUOIONO ALL’ALBA. DEL PRECARIATO
La crisi economica dal 24 aprile in tutte le sale italiane: dopo Fuga dal call center, arriva il film di Massimo Venier sulla generazione dei sognatori disillusi (01 Distribution)
Tante domande per un film che squarcia il mondo dei trentenni alla disperata ricerca di una serenità affettiva ed economica minata, il più delle volte, proprio dal precariato. Un film, Generazione mille euro, liberamente tratto dall'omonimo best-seller scritto a quattro mani da Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa. Massimo Venier (nella foto) ci tiene a puntualizzare che "Rispetto al libro non affrontiamo un'analisi del precariato - come si fa a sbarcare il lunario risparmiando - ma diamo voce ai nostri personaggi per raccontare una storia e anche mostrare quanto è sfaccettata questa generazione. Le persone sono diverse e così le loro storie, mentre la parola 'precariato' tende a uniformare tutto".
Un film che tenta di uscire dal solito filone giovanilista e scontato per raccontare insomma la crisi di una generazione molto diversa da quella degli anni '80. Sempre il regista racconta che "Quando ero io ad avere trent'anni, c'era ancora la possibilità di lavorare con il posto fisso - per esempio in banca - e ci si poneva il problema ‘Voglio davvero questo?'. Un momento della vita, una piccola crisi scomparsa del tutto. Il film parla di come il vero dramma del precariato sia rovinare l'età in cui dobbiamo confrontarci con i nostri sogni".
Viene subito in mente il confronto con Mi fido di te, altro prodotto firmato dallo stesso Venier, ma in cui si parlava di quarantenni che perdevano il lavoro. "Una situazione ovviamente diversa da quando non si riesce a trovarlo a 30. Con Generazione 1000 euro voglio fare un altro tipo di commedia, di conseguenza ho scelto attori adatti a questo tipo di storia realistica e rappresentanti la categoria dei 30enni. In sostanza, se dirigo dei comici, come Ale e Franz, il mio obiettivo primario è fare ridere. Nel nuovo film, invece, l'intento è raccontare le storie di una categoria esistenziale. Non che Generazione 1000 euro non faccia ridere, in questo credo che vi riesca anche più di alcuni film comici. E poi c'è in particolare un attore, Francesco Mandelli, che tra i quattro personaggi principali strappa risate già di per sé".
Un film girato tra Milano e Barcellona, dove il capoluogo lombardo sembra essere proprio "la capitale della società italiana rispetto al tema del precariato", mentre la Spagna è il momento di cambiamento, di evasione, un luogo in cui continuare ad afferrare l'effimero e scrollarsi di dosso la difficile quotidianità a cui deve far fronte un lavoratore a progetto.
Come spiega il regista, girare a Milano non è facile: "è la mia città, conosco le persone che ci vivono e si trovano in queste circostanze difficili. Anche se effettuare le riprese qui è un incubo dal punto di vista dei permessi, cerco di farlo più che posso. E difatti non è la prima volta."
Per Carolina Crescentini, che nel film è Angelica, una dirigente che fra una riunione e un riassetto organizzativo aziendale trova il tempo di sedurre Matteo, il protagonista precario del film, parla del suo personaggio come di una donna ottimista che cerca di sfruttate tutte le occasioni che le capitano. Angelica non è una cinica, quando si innamora di Matteo, lo fa mettendosi in gioco completamente. Non bisogna prendersela con lei, è solo una donna determinata e combattiva, ma anche sensibile e seducente. In caso bisogna prendersela - secondo la Crescentini - un po' coi bamboccioni, che accusa di mancare di spirito di sacrificio: "Bisogna rimboccarsi le maniche e combattere, invece che piangersi addosso coi sogni chiusi nel cassetto". Parola sua che - a quanto racconta - di sacrifici ne ha fatti tanti per arrivare dove è.
Non resta che vedere se il precariato riuscirà a sconfiggere la crisi del cinema al box office.



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